James Morrow.
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IL RIBELLE DI VERITAS.
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Titolo originale: CITY OF TRUTH.
Traduzione di: M. Cristina Pietri.
1997. Casa Editrice Nord, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Veritas: una citt del futuro dove  stata bandita ogni forma
di menzogna, dove ogni cittadino  condizionato a dire
solo ed esclusivamente la verit. La privacy  immorale
e persino chi usa una metafora  un fuorilegge. All'et
di dieci anni, ogni abitante di Veritas viene sottoposto a
un severo trattamento che lo trasforma in un cittadino perfettamente integrato nel crudo regime distopico. Jack
Sperry, 38 anni,  un uomo realizzato; lavora come critico
decostruzionista, attivit fondamentale in una societ
che giudica l'arte la forma suprema di menzogna, e ultimamente
si sta occupando di distruggere tutte le copie
esistenti dei capolavori di Hollywood, da Quarto potere a
Via col Vento. Jack  felicemente sposato e ha un figlio
che adora. Ma allora che cosa potrebbe indurlo a rinunciare
alla sua utopia dorata, ad affrontare il destino atroce
di chi cerca di sfuggire al condizionamento, a mettere
a repentaglio la sua stessa vita per unirsi a una setta segreta
che complotta per rovesciare Veritas?
Solo un evento tragico e assolutamente imprevedibile. Ed
 proprio quello che accade a Jack Sperry, da cui comincia
la sua avventura controcorrente per scoprire il vero
volto di Veritas, un'avventura che porta in s una sola certezza: per sconfiggere la legge opprimente della Verit
l'unica salvezza  imparare a mentire.
Un pizzico di Swift, una buona dose di Vonnegut, e soprattutto
la grande tradizione dell'utopia negativa che Morrow rilancia al ritmo del suo stile trasgressivo, sardonico, graffiante. E riporta nella fantascienza alcune delle sue qualit migliori: l'ironia e l'umanit. Danzando sul filo tra commedia nera e favola tragica, la narrativa di Morrow  una sferzata d'intelligenza e di energia.
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L'AUTORE.
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James Morrow  nato nel 1947. Ha cominciato
a scrivere narrativa all'et di sette
anni, dettando storie d'avventura alla
madre che le trascriveva sulla sua macchina
da scrivere. Trent'anni dopo, quando
riusc per la prima volta a finire un romanzo,
scopr con una certa sorpresa
che era un'opera di fantascienza e da allora
non ha pi abbandonato il campo. Oltre
al Premio Nebula ricevuto per Il ribelle
di Veritas nel 1992, ha vinto lo stesso
riconoscimento per uno dei suoi racconti
di rivisitazione biblica, poi riuniti in una
raccolta recentemente tradotta anche in
Italia come Storie di Bibbia per Adulti
(1996). Nel 1990, il suo quarto romanzo
Nel nome della figlia, un personalissimo
seguito al Nuovo Testamento ha vinto il
World Fantasy Award. Fra gli altri libri si
ricordano, The Continent of Lies (1984),
This Is th Way th World Ends (1986),
scelto dalla BBC come il miglior romanzo
di SF dell'anno, e L'ultimo viaggio di
Dio (1994), di cui  gi uscito un seguito,
Blameless in Abaddon (1996). Vive con
la moglie e due figli a State College, in
Pennsylvania.
Collana Cosmo serie Argento.
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Sono grato a Linda Barnes, Margaret Duda, Jean Morrow, John O'Connor, Kathy Smith, James Stevens-Arce e Michael Svoboda per i loro onesti e sinceri commenti sul dattiloscritto di questo romanzo.
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A mia madre EMILY MORROW. per il suo amore e la sua integrit.
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CAPITOLO PRIMO.
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Non vivo pi nella Citt della Verit; mi sono esiliato
da Veritas, da tutte le citt. Dal mondo. La stanza
in cui sto scrivendo  angusta come la cella di una prigione
di contea e umida come un polmone, ma sto imparando
a chiamarla casa. L'unica luce  una candela,
uno stelo ampio, color del burro, da cui ricadono come
ragnatele rivoletti di cera fusa. Chiss come sarebbe
vivere dentro quella candela, nelle fessure trasparenti
che circondano la fiamma; una bella dimora, calda, sicura,
accogliente. Mi immagino di giorno a vagare per
corridoi di cera e a sedere in salotti di paraffina e di
notte, a letto, ad ascoltare il monotono sgocciolio della
mia casa che si consuma.
Mi chiamo Jack Sperry e ho trentotto anni. Sono
nato proprio nella citt della verit, a Veritas, l'ultimo
giorno del bicentenario. Come molti ragazzi della mia
generazione sognavo di diventare un giorno un critico
d'arte: il brivido puro e primitivo di attaccare un quadro,
il fremito viscerale e incontenibile di assalire una
poesia o un film. Ma nel mio caso, il sogno si  trasformato
in realt, perch a ventidue anni ero gi stato
assunto come decostruzionista al Wittgenstein Museum
di Platone, per dare alle illusioni ci che si meritavano.
Per quanto riguarda gli altri sogni - una moglie, dei
figli, una casa felice - le cose furono un po' pi complicate.
Fin dal primo istante io e Helen lottammo con
la spinosa domanda veritasiana se amore fosse una definizione
veritiera di quello che provavamo l'uno per
l'altra: un concetto cos abusato, quello di amore, una
specie di nozione errata in una parola sola... ma accantonammo
quel problema quando venne soppiantato da
una crisi pi concreta.
I suoi spermatozoi sono pigri, pensava lei; le sue
uova fanno cilecca, decisi io. Ma alla fine trovammo il
dottore giusto, la pillola adatta, e all'improvviso ecco
Toby, che cresceva nel grembo rinto di Helen; Toby
l'embrione, Toby il neonato; Toby il bambino che gattonava;
Toby il piccolo falegname all'asilo, con la sua
incessante produzione di casette per uccelli sbilenche,
portatovaglioli storti e reggilibri asimmetrici; Toby il
naturalista, che amava ogni viscida, strisciante e ripugnante
creatura che arrancava sulla faccia della terra.
Il bambino che adorava le colture di vermi. Gli allevamenti
di scarafaggi. L'amico delle lumache. - Credo di
amarlo - dissi un giorno a Helen. - Vediamo di non
esagerare - ribatt lei.
La mattina in cui incontrai Martina Coventry, Toby
era in vacanza al campeggio Molla-il-Bambino,
nell'area selvaggia alla periferia di Kant. Ci spediva
tutti i giorni una cartolina illustrata, ma quest'abitudine,
me ne resi conto in seguito, era una sorta di operazione
di contrabbando, perch una volta tornato a casa,
Toby avrebbe trovato l ad aspettarlo tutte le sue cartoline,
pronte per essere aggiunte alla sua vasta collezione.
Una testimonianza:
Cari mamma e pap,
oggi abbiamo imparato come sopravvivere
quando ci si perde nei boschi: quali cortecce raccogliere
e mangiare. Rick, il capogruppo, dice di
non aver mai sentito nessuno che lo abbia fatto
davvero.
Il vostro Toby.
E ancora:
Cari mamma e pap,
c' una grande trappola per topi qui nella dispensa
e indovinate un po' chi sgattaiola fuori
ogni notte per andare a liberare l'animale che c'
finito dentro? Io! Il capogruppo Rick dice che
siamo noiosi.
Il vostro Toby.
Era presto, appena le sette del mattino, ma nello
Sbornia Prima di Colazione una folla inverosimile
affollava gi l'angusto spazio fra le quattro pareti cadenti
di mattoni.
Mi feci strada attraverso un conglomerato di fumo
di sigaretta e vapori di birra, schietto sudore e onesta
alitosi, mentre da un juke-box la voce di Probit cantava
Copingly Ever After. Jimmy Breeze, proprietario
del locale, mi serv il solito, un bombolone alle more e
un Bloody Mary, e li appoggi sul bancone di cedro
scheggiato. Gli dissi che non avevo spiccioli e che
l'avrei pagato il giorno seguente. Eravamo a Veritas:
lo avrei fatto.
Individuai un'unica sedia libera a un minuscolo tavolo
rotondo. Di fronte sedeva una giovane donna dal
viso largo e paffuto, che esprimeva ai miei occhi la pura
sensualit di una modella di Rubens. Pieter Paul
Rubens era una presenza costante nei miei pensieri,
perch di recente il mio lavoro critico si era rivolto
non solo a Il giardino dell'amore, ma anche all'Erezione
della Croce.
- Vieni spesso qui? - mi chiese, mentre mi avvicinavo
con il bombolone ancora avvolto nella plastica in
equilibrio precario sopra il bicchiere; portava i foltissimi
capelli color terracotta raccolti in un modesto chignon
e l'abito verde lungo fino alle caviglie era di innocente
percalle.
- Uh, uh - mormorai sedendomi al tavolo. Spinsi
da parte la zuccheriera e la buccia d'arancio della donna
per fare posto al mio Bloody e al bombolone. - Mi
fermo sempre qui quando vado al Wittgenstein.
- Sei un critico? - Anche nella penombra endemica
dello Sbornia Prima di Colazione vidi brillare la sua
pelle liscia e senza trucco.
- Jack Sperry - risposi con un cenno del capo.
- Be', cosa sar mai? Non ci vuole un grande acume
intellettuale, no?
Non m'importava la sincerit, a me bastava poter
osservare il movimento delle sue labbra voluttuose. -
E tu che lavoro fai? - le chiesi.
- Sono una scrittrice. - I suoi occhi si dilatarono:
occhi limpidi, generosi, dello stesso azzurro cobalto
della Salom - Crema Contraccettiva Cos-Cos. -
Non  un lavoro facile, naturalmente: si corre sempre
il rischio di cadere nella... come si chiama?
- Metafora?
- Appunto, metafora.
Non c'erano metafore a Veritas: le metafore erano
bugie. La carne poteva essere simile a erba, ma non
era mai erba(1).
Provate a usare una metafora a Veritas e all'istante
scatter il vostro condizionamento, martellandovi il
cranio, lacerandovi il cuore, facendovi precipitare
all'inferno in un pozzo di dolore. Per cos dire.
- Che cosa scrivi? - le chiesi.
- Versi, frasi sui biglietti di auguri, slogan pubblicitari,
rime ispirate come quelle...
- E funzionano?
Una smorfia incresp il suo viso luminoso. - Forse
avrei dovuto dire che sono un'aspirante scrittrice.
- Mi piacerebbe leggere qualcuno dei tuoi versi -
affermai. - E mi piacerebbe anche fare del sesso con te
- aggiunsi, trasalendo a quella dichiarazione cos onesta.
Non  facile essere un buon cittadino.
La sua smorfia si accentu.
- Scusa se sono stato offensivo - dissi. -  cos?
- Sei offensivo.
- Offensivo in astratto oppure offensivo nei tuoi
confronti?
- Tutte e due le cose. - Fece scivolare uno spicchio
d'arancio nella bocca voluttuosa. - Sei sposato?
-S.
-  un matrimonio felice?
- Molto. - Avere e difendere, amare e onorare, nella
misura in cui queste astrazioni sentimentali e ingannevoli
hanno un significato: Helen e io avevamo
optato per una cerimonia tradizionale. - Nostro figlio 
fantastico: credo di amarlo.
- Se avessimo una relazione - sorrise furtivamente,
- non ti sentiresti colpevole?
- Non ho mai barato. - Una relazione, pensai. Roba
da brividi. - Colpevole? S, naturalmente. - Sorseggiai
il mio Bloody Mary. - Penso che riuscirei a sopportarlo.
- Be', abbandona quella fantasia, signor Sperry -
disse la giovane donna. Quell'affermazione mi suscit
una strana sensazione, a met fra sollievo e delusione.
- Puoi scordarti di tutta la faccenda...
- Chiamami Jack. -
Scartai il bombolone e il cellophane si port via
pezzetti di glassa alla vaniglia come un cerotto si porta
via una crosticina. - Tu come ti chiami?
- Martina Coventry, e al momento avverto solo un
moderato desiderio di copulare con te, cio non ho difficolt
a controllarlo.
- Al momento - ripetei, stupito di quanta ambiguit
si potesse insinuare in una locuzione prepositiva.
Con un gesto elegantemente goffo leccai la glassa dal
cellophane (proprio di recente La falsit delle buone
maniere era salito al primo posto nella classifica dei
bestseller sul Times). - Mi fai leggere i tuoi versi? - le
chiesi.
- Sono brutti.
- Molti versi sono brutti per definizione.
- I miei sono peggio.
I lineamenti espressivi di Martina si contrassero in
una smorfia divertita. - C' parecchia tensione sessuale
tra noi, adesso, non trovi?
- Esatto.
Frug nella borsa e ne trasse un foglio di carta bianca
e frusciante, piegato in quattro, poi me lo mise nel
palmo della mano, ammiccando imbarazzata.
Le prime strofe erano per un biglietto di San Valentino:
Ti trovo in certo modo interessante,
Non sei troppo goffo n prestante,
E non mi dispiacerebbe affatto
Se diventassi il mio Romeo.
Seguivano degli auguri per il compleanno.
Le rose muoiono,
Cos anche le viole,
La vita si accorcia ogni giorno di pi
Buon compleanno a te.
- Non mi illudo certo di guadagnarmi da vivere con
i miei versi - disse Martina, minimizzando drasticamente
la questione. - Quello che davvero mi piacerebbe
 far carriera scrivendo discorsi politici. Il rappresentante
del mio quartiere mi aveva quasi assunta per
dirigere la campagna per la sua rielezione. Individuo
freddo, ma altamente efficiente era lo slogan che avevo
trovato. Alla fine, per, quel posto  andato alla sua
ragazza. Ti piacciono i miei versi, Jack?
- Orrendi.
- Li brucer. - Martina baci uno spicchio d'arancia
e lo succhi fino all'ultima goccia.
- No, non farlo. Vorrei tenerli io.
- Tenerli? Perch?
- Perch prevedo che scriverai qualcos'altro sul foglio.
- Presi una biro dalla tasca della camicia (Penne
Paradosso A volte macchiano). - Per esempio, le
informazioni che mi permetteranno di rivederti.
- Perch? Avremo una relazione?
- Il pensiero mi terrorizza.
- In effetti, sei attraente - osserv Martina prendendo
la penna. Davvero, sono le sopracciglia, grandi
estrusioni cespugliose che richiamano alla mente un
mammifero predatore di inusitata bravura (un lupo, un
orso, un leopardo), anche se si avvalgono di un contributo
decisivo da parte del naso diritto e della mascella
quadrata. L'illusione della perfezione si dissolve solo
quando si arriva al mento, una collinetta appuntita, foruncolosa,
eternamente ricoperta di peli ispidi. - Ti avverto,
Jack, ho la mia Smith e Wesson Anti-Avances. -
Scrisse il suo nome in caratteri svolazzanti a stampatello
in fondo al foglio e aggiunse indirizzo e numero
di telefono. - Se cerchi di importi con la forza, io ti
sparo con l'intento di uccidere.
Presi il foglio dal tavolo, togliendo una briciola di
bombolone dalla parola Romeo. - Che buffo... qui
hai quasi scritto una bugia. Le rose non muoiono, le
rose...
- Appassiscono.
- Se fossi in te, Martina, non metterei a rischio la
mia sanit mentale.
- Se tu fossi in me - replic lei, - la metteresti a rischio
invece, perch altrimenti saresti qualcun altro.
- Hai ragione - dissi, infilandomi in tasca i versi ottusi
di Martina Coventry.
Galileo Square era intasata di traffico, un denso
groviglio metallico che faceva presagire un ritardo di
almeno venti minuti. Accesi la radio della mia Plymouth
Adeguata, mi sintonizzai su OndaVer, e mi disposi
ad avanzare a passo di lumaca. Diciottesima
Strada, Diciannovesima, Ventesima...
- ...fatto che io abbia accettato una bustarella di
cinquantamila dollari durante lo Scandalo delle Tariffe
Avelthorpe, be'... ritengo che non dovrebbe andare a
scapito dei miei meriti nell'istruzione, nell'ambiente,
in campo medico...
Venticinquesima, Ventiseiesima, Ventisettesima...
- ...perch se anche in effetti dirottiamo un'enorme
quantit di proteine che potrebbero aiutare ad alleviare
la fame nel mondo, i benefici effetti psicologici dei
gatti e dei cani sono stati provati quasi al di l di ogni
ragionevole...
Trentesima, Trentunesima...
- ...scontenti per l'irresponsabile quantit di zucchero
che mettiamo nei cereali per bambini, e dunque
siamo lieti di annunciare una nuova politica nel...
Finalmente il Wittgenstein Museum, un edificio di
mattoni a un solo piano, acquattato in mezzo a un vasto
cortile di cemento e fiancheggiato da una stazione
della Squadra della Brutalit sul lato nord e da un caff
a sud con l'insegna Lurido Bastardo. La guardia, un
giovanotto per bene, dalla dentatura perfetta, con una
Remington Metapene al fianco, mi fece passare attraverso
i cancelli di ferro. Mi diressi al parcheggio e vidi
che Derrick Popkes della Divisione Antichit Egizie
mi aveva soffiato il posto, usurpandolo con la sua Ford
Sufficiente; cos fui costretto a dirigermi verso l'inceneritore
e parcheggiare accanto al deposito di carbone.
Incanalate i vostri impulsi violenti in una direzione
salutare: entrate nei Marines. Purificate la naturale tendenza
verso... Feci tacere la radio e spensi il motore.
Com'era la vita durante l'Era delle Menzogne?
Com'era riuscita la mente umana a sopportare un
mondo dove i politici mentivano, la pubblicit ingannava,
i preti esageravano, le donne si truccavano e la
gente professava il proprio amore in un tropologico
batter d'occhio? Com'era riuscita l'umanit a sopravvivere
a quell'epoca che ci viene raccontata nei libri di
storia, a quei secoli bui di riti fraudolenti e sofistiche
usanze? Il pensiero mi sconcertava, anzi mi sconvolgeva
nel profondo. Il Coniglio Pasquale, la Fatina del
Dentino, Babbo Natale, la Befana, Topolino e Pippo...
da perderci la testa.
- Sei in ritardo - osserv Arnold Cook, il calvo e
corpulento curatore capo, quando entrai in ufficio. -
Traffico?
- S. - Timbrai il cartellino e sentii l'orologio marcatempo
stampare il mio ritardo. - Tutti in colonna. -
Di tanto in tanto avvertivi l'impulso di fermarti a un
passo dalla sincerit assoluta, ma non c'era scampo
comunque, perch arrivava all'improvviso: una pulsazione
neurologica che, se non ti fossi affrettato a dire
fino in fondo la verit, sarebbe aumentata fino a diventare
un'esplosione psicosomatica nel tuo cranio. - Ho
perso un mucchio di tempo anche per avere l'indirizzo
di una donna.
- Ti aspetti di copulare con lei? - chiese Cook, seguendomi
nello spogliatoio. Era mattina presto, ma
aveva gi una patina del suo caratteristico sudore sul
corpo. Quelle goccioline, come gli feci notare una volta
in un doloroso esercizio di dovere civico, mi ricordavano
la cassetta dei bisognini del mio gatto.
Negli armadietti erano appese delle tute di cotone:
ne scelsi una pi o meno della mia taglia. - L'adulterio
 un inganno - gli rammentai.
- Come la fedelt - ribatt lui, - in un certo senso.
- In un certo senso - convenni, infilandomi la tuta.
Percorsi un vero e proprio labirinto di corridoi bui e
polverosi fino al mio laboratorio, stipato all'inverosimile.
Come al solito, gli oggetti che avrei dovuto analizzare
quel giorno erano divisi in parti uguali tra gli
autentici objets d'artifice scoperti dagli archeologi e i
surrogati prodotti da cittadini scontenti che vivevano
nella clandestinit, i dissimulatori. Per ogni statua
proveniente dall'antica Grecia c'era una goffa imitazione;
per ogni Czanne, un banale falso, per ogni
classico dell'ottocento, un profluvio di pubblicazioni
stampate a spese dell'autore.
I dissimulatori. Ancora adesso, dopo tutto quello
che ho passato, quella parola mi fa sentire un brivido
nelle ossa. I dissimulatori: il nemico nel cuore stesso
di Veritas, che deturpava i muri con le sue pitture a
olio, appestava l'aria con le sue canzoni e, con somma
audacia, trasformava le strade innocenti in tribune improvvisate
per Sofocle, Shakespeare, Ibsen e Shaw, allestimenti
scalcinati messi in scena alla bell'e meglio
prima che arrivasse la Squadra della Brutalit a dar la
caccia agli attori fuorilegge. Solo una volta avevano
catturato un dissimulatore, e in quell'occasione la
Squadra aveva commesso un grave errore, picchiando
a morte la donna prima di riuscire a porle la domanda
cruciale.
Come fate a mentire senza impazzire?
Come?
Il bello del mio lavoro consisteva nel far lavorare
insieme le mani e il cervello. Certo, l'atto nudo e crudo
della decostruzione era piuttosto brutale, ma prima
di arrivare a quel momento si doveva usare la testa: si
doveva decidere se l'oggetto in questione, non importa
se un originale o un falso, fosse davvero nocivo per il
bene pubblico.
Mi avvicinai a un esempio classico di menzogna,
chiamato la Nike di Samotracia. Una menzogna? Certo,
e molto evidente, anche. Con quelle ali! Il semplice
atto di osservare una creatura simile mi dava la nausea.
Non c'era da stupirsi se Platone aveva bandito artisti
e commediografi dalla sua ipotetica utopia. Lontani
in terzo grado dalla natura, li aveva definiti, lontani
in terzo grado dalla realt.
l'arte  menzogna, rammentava l'insegna luminosa
nel Circumspect Park. La verit pu anche essere
bellezza, ma il contrario proprio non regge.
Come un agorafobico che si prepara a fare un picnic
in casa propria, distesi il mio telo di sacco sul pavimento
di cemento, poi presi un martello da fabbro n 7.
La Nike era arrivata senza testa e quando brandii contro
di lei il mio strumento critico, rimase anche senza
ali... poi senza seno, poi senza fianchi. Amorfi monconi
di marmo erano sparsi sul telo; la mia tuta puzzava
di sudore, la lingua mi sembrava un fico secco incuneato
nella bocca. Un'impresa faticosa, la critica;
l'analisi un lavoro estenuante. Mi meritavo una pausa.
Sulla scrivania del mio cubicolo per il caff c'era
un bigliettino.
Caro signor Sperry,
come forse ricorder, venerd scorso lei si era offerto
di scrivere una lettera a nome mio, lessi mentre
l'acqua bolliva. Spero che il signor Cook possa riceverla
per la fine della settimana.
Ossequi piuttosto sinceri
Stanley Marcus.
Presi la tazza, versai un robusto cucchiaino di caff
semi-istantaneo della mia marca preferita, il Caff Bevibile
Donaldson, aggiunsi l'acqua e cominciai mentalmente
a stilare una raccomandazione per Stanley.
Era assistente nel mio settore da pi di un anno, ormai,
al servizio di altri dodici critici come me: ci affilava
gli scalpelli, riempiva le fiamme ossidriche, puliva accuratamente
i cubicoli e i laboratori, e adesso cercava
una promozione. In tutta onest, ritengo che Stanley
si dimostrer ragionevolmente competente nella conduzione
dell'inceneritore principale. Certo, a volte 
uno sgobbone e un adulatore, ma sono qualit che in
effetti non guastano. Una cosa da notare in Stanley 
che scoreggia moltissimo, ma direi che non  una caratteristica
che potrebbe ostacolarlo...
Gettai un'occhiata sul calendario della Beatoff Magatine...
per fortuna, altrimenti mi sarei dimenticato
dell'appuntamento con mia moglie a pranzo. Helen
diceva il quadratino del 9 luglio, ore 13, al Frullati
Mediocri.
Il Frullati Mediocri, sulla Ventinovesima, faceva
dei magistrali sfilatini imbottiti e splendide insalate
Waldorf. I frullati invece non erano granch.
Miss Luglio (Wendy Warren, secondo la didascalia)
mi guardava maliziosa dalla carta patinata. Da vera
intellettuale, recitava la sua biografia, Wendy  stata
molto eloquente sulla scelta di posare per noi: 
un'idea che trovo al tempo stesso eccitante e di cattivo
gusto, umiliante e stimolante, ha affermato. Se non
fosse stato per i cinquemila da intascare subito, non
l'avrei neppure presa in considerazione. Quando ci
siamo accorti di quanto fosse in gamba - il Campionato
di Scacchi Interzonale e tutto il resto - stavamo per
escluderla, ma sappiamo che a molti di voi piacer un
sacco masturbarsi con...
Cara vecchia Wendy. Il mio ipotetico id ticchettava.
E di colpo mi resi conto che avrei provato un modesto
ma innegabile brivido semplicemente guardando la
calligrafia di Martina Coventry, come se i tratti e gli
svolazzi fossero le curve delle sue forme rubensiane.
Bevvi un lungo sorso del mio Bevibile Donaldson,
presi dalla tasca il foglio spiegazzato con i versi di
Martina e lo lisciai sulla scrivania.
I versi rimanevano orrendi, ma la firma aveva in effetti
un certo erotismo. I contorni dell'informazione
seguente mi procurarono persino una debole scossa. 7
Lacklustre Lane(2), Cartesio, aveva scritto. Telefono:
610-400.
Qualcosa attir la mia attenzione, una ragnatela di
sottili incisioni appena accennate sulla carta, tra il
messaggio di San Valentino e gli auguri di compleanno:
mi resi conto che l'oggetto in mio possesso si era
trovato sotto una delle precedenti convulsioni creative
di Martina. Incuriosito, presi una matita e cominciai a
far scorrere la punta sulla pagina; lentamente, apparvero
i vecchi versi, come un'immagine fotografica che si
materializza nel bagno sviluppatore. In pochi secondi
mi apparve l'intera composizione e il mio sistema nervoso
vibr di incredulit, orrore e attrazione.
Menzogne.
Menzogne poetiche e raccapriccianti.
Con la calligrafia di Martina Coventry.
Celo le mie ali nell'anima,
hanno piume morbide e asciutte,
E quando il mondo non guarda,
Le dispiego e volo.
Mi ritrovai con la fronte e le mani madide di sudore.
Ali. Martina non aveva ali. Nessuno le aveva. Chi
si credeva di essere, la Nike di Samotracia? Allora tanto
valeva affermare che Babbo Natale o l'Alice di
Lewis Carroll erano reali. In quanto all 'anima, quel
costrutto monotono...
Forse gli occhi mi ingannavano. Decisi di leggere
tutta la poesia ad alta voce: udire  credere; sentir risuonare
nel mio cervello quelle parole incredibili
avrebbe voluto dire che esistevano davvero. Celo le
mie ali, mormorai in un roco sussurro e non riuscii a
proseguire.
Un terrore primordiale mi assal, seguito da un'emicrania
cos improvvisa e atroce che per poco non svenni.
Il mio istinto critico prese il sopravvento: afferrai la
poesia di Martina, schizzai fuori dal museo e attraversando
di corsa il cortile arrivai all'inceneritore. Con il
cranio che pulsava, avvicinai la pagina a quella stessa
fornace ribollente nella quale il giorno prima avevo
decostruito una decina di libri e gli ultimi duecento numeri
di The Journal of Psychic Healing.
Mi fermai.
Ero davvero pronto a scacciare Martina Coventry
dalla mia vita? Volevo davvero consegnare alle fiamme
la sua identit? No. Non potevo. Rilessi l'indirizzo,
fissandolo nella memoria.
Come faceva a mentire senza impazzire?
Come?
Telefono: 610-400. Facile: per il suo sesto compleanno
avevamo regalato a Toby una bici a dieci
cambi, ma passarono quattro mesi prima che la montassi,
e praticamente non la us mai, quindi tutta
l'esperienza era stata uguale a zero... due zeri, anzi.
6... 1...0...4... 0... 0.
Allargai le dita e le poesie fluttuarono dolcemente
incontro al loro destino, raggiungendo i poemi epici di
Omero, le tragedie di Racine, i romanzi di Dickens e
le sdolcinate e smancerose fandonie pseudoscientifiche
del Journal ofPsychic Healing.
-  assolutamente incredibile - dissi a Helen mentre
consultavamo la lista del giorno del Frullati Mediocri:
panini con mucca ammazzata, cuori appassiti
di lattuga, patatine fritte ad alto contenuto di colesterolo- al prezzo ragionevolissimo di $5,99. - Quattro ore
fa stavo facendo colazione con una dissimulatrice.
Avrei potuto allungare la mano e toccarla.
- Ma non l'hai fatto - comment Helen in tono pi
apprensivo che rassicurato. Sollev gli occhiali da sole
appoggiandoli sui vaporosi capelli grigi, per osservarmi
meglio.
- No, non l'ho fatto.
-  proprio una di loro?
- Ne sono sicuro. Pi o meno.
Mia moglie mi guard dritto negli occhi, con un
frammento di lattuga che le pendeva dalle labbra come
una lingua verde. - Vediamo di non esagerare - disse.
Vediamo di non esagerare. Quello era il motto di
Helen. Da incidere sulla sua lapide. Era una donna che
aveva dedicato la sua vita a non esagerare: nella carriera,
nel nostro letto, dappertutto. Credo fosse il suo
lavoro a renderla cos pacata. Come corrispondente del
famoso tabloid da supermarket Dolce Buon Senso,
Helen si muoveva in mezzo agli scettici e ai logici di
mezzo mondo, alla caccia di scoop:
STUDI CONTROLLATI SMANTELLANO LA NUOVA CURA
PER L'ARTRITE, LO YETI UCCISO SI RIVELA UNO SCHIZOFRENICO
IN COSTUME, CLAMOROSA SMENTITA DELLE PREVISIONI
DI UN FAMOSO VEGGENTE.
Dieci anni passati a scrivere storie di questo genere,
e un tantino gelidi si diventa.
- Hai per caso un'interpretazione migliore, apparente
tesoro? - dissi.
- Forse ha trovato il foglio per strada, supposto
amor mio - ribatt Helen. Avevo sempre pensato che
fosse una bella donna: grandi occhi imploranti, morbide
guance rotonde sulle quali ti veniva voglia di far
scivolare il palmo della mano come se fossero un balsamo.
- Forse la poesia l'ha scritta qualcun altro.
- Era la calligrafia di Martina.
Helen addent la sua mucca ammazzata. - Lasciami
indovinare: ti ha dato indirizzo e numero di telefono,
giusto?
- S, lo ha scritto sul foglio.
- Ha detto che voleva fare del sesso con te?
- In un certo senso.
- Tu le hai detto che volevi fare sesso con lei?
- S.
- E pensi che lo farai?
- Non lo so - risposi. - Spero di s, spero di no...
sai com'. - Succhiai l'unto della patatina. - Detesto
ferirti - aggiunsi.
Gli occhi di Helen divennero scuri e stretti come la
feritoia di un bunker. - Probabilmente sono indecisa
quanto te. Una parte di me vorrebbe che tu denunciassi
questa Martina alla Squadra della Brutalit, in modo
da eliminarla per sempre dalla nostra vita. E l'altra
parte, la donna che prova un certo innegabile affetto
nei tuoi confronti, sa che sarebbe stupido fare una cosa
simile, perch se la signora si accorge che la polizia 
sulle sue tracce, be', potrebbe capire come hanno fatto
ad arrivare a lei, giusto? Questi dissimulatori, a quanto
ho sentito, non sono proprio delle mammolette. Ci sono
degli assassini tra loro.
- Assassini - convenni. - Assassini, terroristi, pazzi.
Vuoi che bruci il foglio?
- Brucialo, critico.
- L'ho gi fatto.
Mia moglie sorrise. A Veritas nessuno chiedeva
mai: Non stai scherzando ? L'hai fatto sul serio ?
Helen fin la mucca e disse: - Sei un tantino meglio
di quello che credevo.
Occupammo il resto di quell'ora con le consuete
battaglie maritali... che ironia l'assonanza di quelle parole,
maritali, marziali.
A me e a Helen piaceva molto combattere. Le mie
erezioni si facevano sempre meno frequenti, afferm
lei, e aveva ragione. I rumori che faceva masticando il
cibo erano disgustosi, ribattei io, con onest. Lei mi
disse che non aveva nessuna intenzione di occuparsi
del regalo obbligatorio per la festa del condizionamento
di mia nipote, sabato prossimo... Connie non era sua
nipote. Ribattei che ero io a non volere che lo comprasse,
perch avrebbe preso qualcosa a buon mercato,
senza fantasia, oltretutto emblematico del disprezzo
che provava per mia sorella.
E continuammo cos, anche al dessert e al caff,
mordicchiandoci come vipere, punzecchiandoci come
calabroni. Che divertimento, che divertimento patologico.
Helen frug nella borsetta e prese un frusciante foglio
di computer su cui spiccavano i caratteri di una
stampante ad aghi. - Questo  arrivato stamattina -
spieg. - Un coniglio ha morsicato Toby - annunci
senza cambiare tono.
- Cosa? Un coniglio? Ma che stai dicendo?
- Probabilmente Toby a quest'ora se n' gi dimenticato.
- Lo ha morso ?
Ralph Kitto
Direttore Responsabile
Campo Molla-il-Bambino
Box 145
Kant
Signore e signora Sperry,
come forse sapete, vostro figlio si  assunto la
seccante missione di liberare tutti gli animali che
cadono nella nostra trappola per topi. Ieri,
nell'espletare uno di quegli atti di ambigua compassione,
 stato attaccato da una specie rara
chiamata Coniglio di Hob. Abbiamo immediatamente
provveduto a disinfettare la ferita e controllando
il suo libretto sanitario abbiamo visto
che il richiamo dell'antitetanica  stato regolarmente
eseguito.
Per precauzione, abbiamo messo in quarantena
l'animale. Senza troppo rammarico vi comunico
che oggi l'animale  morto. Di conseguenza
ne abbiamo congelato il corpo e lo abbiamo inviato
all'istituto Epidemiologico Kraft. I medici
dell'istituto si metteranno in comunicazione con
voi nel caso vi fosse qualcosa di cui preoccuparsi,
anche se temo che a questo punto sarete gi
preoccupati.
Vostro, ma fino a un certo punto
Ralph Kitto
- Perch non me lo hai fatto vedere subito?
- Non  poi questo grande avvenimento - rispose
Helen con un'alzata di spalle.
La calma di Helen era snervante. A volte mi chiedevo
se provasse qualcosa per Toby. - Non ti preoccupa
il fatto che il coniglio sia morto?
- Forse era vecchio.
Strinsi i denti con forza. Il pensiero del dolore di
Toby mi angustiava: non del dolore fisico, quello
avrebbe potuto fargli bene, fortificandolo in vista del
suo condizionamento. Mi tormentava il fatto che si
fosse sentito tradito: mio figlio era sempre venuto a
patti con il mondo in buona fede e ora il mondo lo
aveva morso.
- C' qualcosa che devo dirti: prima di bruciare i
versi di Martina, ho memorizzato l'indirizzo e il numero
di telefono - ammisi.
Helen si comport come se avesse sentito un cattivo
odore. - Con quanta facilit esibisci le stesse disgustose
qualit che si associano agli ani. Sinceramente,
Jack, a volte mi chiedo perch ci siamo sposati.
- A volte mi chiedo anch'io la stessa cosa. Vorrei
che il coniglio non fosse morto.
- Dimentica il coniglio, stiamo parlando del perch
ti ho sposato.
- Mi hai sposato - risposi, dicendo la verit, - perch
pensavi che io fossi la tua ultima possibilit.

Note.
1. Il riferimento  alla citazione biblica Ogni uomo  come l'erba
(in ingl. All flesh is grass), Isaia, xl, 6. (N.d.R.)
2. In ingl. squallido, scialbo. (N.d.R.)
 
CAPITOLO SECONDO.

Sabato: i porci hanno le ali, i cani sanno parlare, il
denaro cresce sugli alberi... come un ritornello insistente
e irrazionale quella litania mi sommerse, insinuandosi
nelle pieghe del mio cervello come sempre
avveniva quando era in programma il condizionamento
di una delle mie nipoti. Le pietre sono vive, i topi
danno la caccia ai gatti: dieci menzogne in tutto, un
decalogo della bugia, che riposava accanto all'anima
della nostra citt come un drago addormentato accanto
a un tesoro sotterraneo. Il sale  dolce, il Papa 
ebreo... ed ecco  fatta: all'improvviso la bimba ha
gettato via il manto corrotto della giovent per indossare
l'innocenza della maturit. All'improvviso  una
donna.
Quella mattina mi svegliai aggressivo, gettando via
le coperte come se solo quelle si frapponessero tra me
e la lucidit assoluta. Dall'altra parte della stanza mia
moglie dormiva beata, indifferente alle tristi verit della
vita con i suoi conigli morti. Il nostro era un matrimonio
a letti separati: il simbolismo non mi sfuggiva.
Spesso facevamo l'amore sul pavimento, nel territorio
stretto e neutrale tra i nostri materassi, la nostra Ginevra
coniugale.
Con uno sbadiglio mi diressi di gran carriera alla
doccia e l'acqua calda cominci a scendere nell'istante
in cui i sensori individuarono la mia presenza. Il terminale
TV lampeggi: era il programma Come sopportare
un altro giorno. Sotto le luci dello studio il nostro
Vice Segretario all'Imperialismo discuteva sorridente
del crescente coinvolgimento della citt nella Guerra
Civile Hegeliana. - Fino ad ora sono morti oltre quattromila
soldati veritasiani - fece notare il conduttore
mentre io mi insaponavo con uno strato di Sapone
Bourgeois. - Una perdita insensata - replic allegro il
segretario. - La nostra politica non trova giustificazioni
sul piano razionale, ed  per questo che abbiamo cominciato
a invocare la sicurezza nazionale e baggianate
simili.
Uscii dalla doccia e mi diressi con il sedere nudo in
camera da letto. I vestiti in quanto tali erano un inganno,
naturalmente, ma anche la nudit aveva la sua buona
dose di compromesso, un tacito e continuo messaggio
di provocazione e di invito. Mi vestii: niente di finto,
biancheria, una camicia senza collo, un abito grigio
Era-delle-Menzogne con le etichette tagliate. Il nostro
appartamento era altrettanto sobrio, austero fino
all'anima della rettitudine. Molti dei nostri amici avevano
tende e tappeti e quadri, ma non era il nostro caso:
noi eravamo patriottici.
Avvicinandomi all'ascensore venni accolto
dall'odore di urina rancida. Era una disgrazia che per
molta gente il bando alle toilette separate, in quanto
segregazione sessuale (la privacy  una menzogna,
non mancava di ricordarci l'enorme insegna luminosa
sulla Voltaire Avenue), si traducesse in una generica
paura dei gabinetti. Non avevano mai sentito parlare di
salute pubblica? La salute pubblica era sincera.
Scesi, attraversai l'androne, mi infilai nella porta
girevole e uscii nell'aria spessa e granulosa di Veritas.
La mia Adeguata, spruzzata di sporco, mi aspettava
dall'altra parte dell'Ottantaduesima. Ho sentito dire
che ai vecchi tempi, quando parcheggiavi la macchina
alla sera, non sapevi mai se l'avresti ritrovata intatta, o
se l'avresti ritrovata del tutto, il giorno dopo. La disonest
era cos diffusa, che addirittura le macchine si
mettevano in moto con una chiave.
Superai a razzo i maestosi e funzionali blocchi di
calcestruzzo che costituivano i Municipio e raggiunsi
il distretto commerciale poco prima di mezzogiorno.
Per un colpo di fortuna, trovai parcheggio proprio davanti
a Molly - Giocattoli Piuttosto Cari: quanta gioia
in un vuoto, riflettei, quanta soddisfazione nel non-occupato.
- Cielo, ma guarda che carino! - esclam una commessa
dal viso aquilino quando entrai. Dal soffitto
pendevano costose marionette come tante vittime di un
linciaggio di massa. - Be', a parte il mento, naturalmente.
- Anche il tuo corpo  piuttosto eccitante - risposi,
facendo scorrere un'occhiata candida lungo tutto il
corpo della commessa. Una maglietta della Bertrand
Russell University le fasciava il seno, mentre un paio
di pantaloni bianco sporco le inguainavano le cosce. -
Ma quel naso - aggiunsi triste. Non era un mestiere facile
essere un buon cittadino.
Lei batt un dito sulla mia fede e rispose vivacemente:
- Cosa ti porta qui? Qualcosa per la sorellina
della tua signora?
- Mia nipote fa il condizionamento oggi.
- E tu aspetti l'ultimo momento per comprarle un
regalo?
- Vero.
- I pattini sono di moda. Ne abbiamo vendute quindici
paia il mese scorso. Tre ce li hanno riportati perch
erano difettosi.
- Fammi strada.
La seguii lungo scaffali pieni di guanti da baseball e
animali di peluche, fino a un cesto pieno di pattini, il
modello nuovo a sei ruote con razzi in miniatura. - I
lacci si rompono nel dieci per cento dei casi - confess
la commessa. - E lo scorso aprile  esploso un razzo
(forse hai sentito la notizia in televisione); sai cos'
successo a quella povera ragazzina? Si  incastrata in
un tombino, ha battuto la testa ed  morta.
- Credo che a Connie piaccia il giallo - dissi prendendo
un paio di schettini del colore della Margarina
Passabile dell'Antica Fattoria. - Taglia unica?
- Pi o meno.
- I vostri prezzi sono al livello degli altri negozi?
- Puoi trovare lo stesso articolo da Marquand a due
dollari in meno.
- Non ho tempo. Puoi farmi un pacchetto regalo?
- Non sono bravissima.
- Va bene lo stesso.
Avevo promesso a Gloria che non mi sarei limitato
ad andare alla festa post-condizionamento di Connie,
ma sarei stato presente anche al trattamento, facendo
del mio meglio per tirar su di morale la bambina. In
genere assistono entrambi i genitori, ma quel deprecabile
Peter Raymond se n'era disinteressato. - Ho visto
padri migliori allo zoo - amava dire Helen del mio ex
cognato. - Conosco maiali che svolgono meglio il loro
ruolo.
C'era un ospedale abilitato al condizionamento praticamente
in ogni quartiere, ma Gloria aveva voluto il
migliore, l'istituto Coraggio del Veterano a Spinoza,
un ammasso di mattoni anneriti dal fumo di fronte al
Giordano Bruno Bridge. Entrando, notai l'area centrale
affollata da nugoli vocianti di bimbi di dieci anni;
assomigliava pi alla banchina di una stazione che alla
sala d'attesa di un ospedale, con gruppetti di ragazzine
che chiacchieravano nervose, cercando di confortarsi a
vicenda, mentre i ragazzini si rincorrevano in mezzo ai
vasi di palma, distraendosi con la pseudoviolenza di
immaginari duelli alla pistola, e fingendo di non essere
terrorizzati di quello che li attendeva quel giorno.
Infilandomi sotto il braccio il pacco con gli schettini
confezionato in maniera penosa, salii al secondo
piano.
attenzione:
LA MANUTENZIONE DI QUESTO ASCENSORE  AFFIDATA
A PERSONALE CHE ODIA IL PROPRIO LAVORO.
L'USO  A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO.
Mia nipote indossava un camice verde ed era gi
nel suo cubicolo di vetro, legata alla sedia da cinghie
di cuoio, un elettrodo fissato al braccio sinistro e l'altro
alla gamba destra.
Dai terminali di rame si dipartivano fili neri simili
alla tela di uno di quegli orrendi ragni velenosi che
Toby avrebbe senz'altro adottato. Connie mi salut
con un sorriso coraggioso e io ammiccai indicandole il
regalo, sperando che questo la risollevasse, anche se
per poco.
Cartella alla mano, un dottore piccolo e serafico sul
cui camice spiccava il nome di merrick entr nel cubicolo
e sistem un casco di rame sulla testa di mia nipote.
Io sollevai il pollice nel gesto di tutto bene.
Presto sar tutto finito, bambina... la neve  calda, l'erba
 rossa, tutto finito.
- Grazie per essere venuto - disse Gloria, prendendomi per
un braccio e portandomi nella stanza di osservazione.
- Come vanno le cose?
- Toby  stato assalito da un coniglio.
- Un coniglio?
- S, che poi  morto.
- Sono contenta che qualcun altro abbia dei problemi,
oltre me - ammise lei.
Mia sorella era una donna discretamente attraente,
capelli neri e lucidi, pelle perfetta, un mento pi carino
del mio, ma quel giorno aveva un aspetto tremendo.
Era la paura, l'attesa.
Io ero effettivamente presente quando il suo matrimonio
era andato a rotoli. Eravamo tutti e tre allo
Sbornia Prima di Colazione, e a un tratto lei si era rivolta
a Peter: - A volte ho il sospetto che tu copuli con
Ellen Lambert.  vero?
E Peter aveva risposto che s, lo faceva. Gloria aveva
detto: sei un bastardo. E Peter aveva risposto: giusto.
Gloria aveva chiesto: quante altre? E Peter aveva
detto: un sacco. E Gloria aveva chiesto: perch? Lo faceva
forse per rafforzare il loro matrimonio? E Peter
aveva risposto: no, era solo che gli piaceva eiaculare
dentro altre donne.
Dopo aver dato un buffetto ai capelli color rame di
Connie, il dottor Merrick ci raggiunse nella saletta di
osservazione.
- Salve, gente - disse, con un tono in precario equilibrio
fra allegria vera e forzata. - Come andiamo?
- Gliene importa? - chiese mia sorella.
- Difficile a dirsi. - Il dottore fece un cenno con la
cartella. - Suo marito?
- Mio fratello - spieg Gloria.
- Jack Sperry - mi presentai.
- Sono contento che sia venuto, Sperry - disse il
dottore. - A volte, quando  presente un solo membro
della famiglia, il bambino cade in stato catatonico. -
Merrick tese a Gloria la cartella. - Consenso informato,
giusto?
- Mi hanno accennato questa possibilit. - Studi la
cartella. - Arresto...
- Arresto cardiaco, emorragia cerebrale, collasso
respiratorio, blocco renale - recit Merrick.
Gloria scarabocchi la sua firma. - Quando si  verificato
l'ultima volta un caso del genere?
- Marted hanno ucciso un ragazzino al Veritas Memorial
- disse Merrick avvicinandosi al pannello di
controllo. - Un'anomalia, ma a volte siamo noi a combinare
un po' di casino. Tutti pronti?
- Non proprio - disse mia sorella.
Merrick spinse un bottone e la scritta
I PORCI HANNO LE ALI
si materializz sullo schermo di fronte a mia nipote.
All'apparire di quella menzogna, Gloria, il dottore e io
rabbrividimmo all'unisono.
- Mi senti, piccola? - chiese Merrick.
Connie apr la bocca e un flebile: - S - usc dagli
altoparlanti.
- Vedi quelle parole? - chiese Merrick. Le lettere
oscene si libravano nell'aria come farfalle stanche.
- S...s.
- Quando te lo dir, leggile ad alta voce.
- Sentir male? - chiese mia nipote con voce tremante.
- Sentirai molto male. Leggerai le parole quando te
lo dir?
- Ho paura. Devo proprio farlo?
- Devi. - Merrick appoggi un dito tozzo sull'interruttore.
- Adesso!
- I p... porci hanno le ali.
E cos cominci lo scoppio della coscienza umana,
questo rito di passaggio elettroconvulsivo. Merrick
spinse l'interruttore e i volt si scaricarono su Connie,
che emise un urlo e divenne bianca come stucco.
- Ma non... - ansim. - I maiali non ...
Fui assalito dal ricordo del mio condizionamento.
La rabbia, il dolore.
- Hai ragione, piccola, non hanno le ali. - Merrick
spost leggermente il regolatore del voltaggio e Gloria
trasal. - Ti sei comportata ragionevolmente bene, ragazza
- continu il dottore, passando il microfono a
mia sorella.
- Oh, s, Connie - disse lei.- Continua cos.
- Non  giusto. - Gocce di sudore imperlavano la
fronte di Connie. - Voglio andare a casa.
Mentre Gloria restituiva il microfono, sullo schermo
comparve la scritta
LA NEVE E CALDA
Il mio cervello si ribell alla menzogna.
- Ora, piccola! Leggi!
- La n-neve ., c-calda. - La scarica colp. Connie
lanci un urlo e un rivolo di sangue le scese lungo
il labbro inferiore. Durante il mio condizionamento mi
ero quasi staccato la lingua a morsi. - Non voglio andare
avanti - gemette.
- Non puoi smettere, piccola.
- La neve  fredda. - Le lacrime scesero lungo le
lentiggini di Connie. - Per favore, smetti di farmi male.
- Fredda: esatto. Brava ragazza. - Merrick aument
il voltaggio. - Pronta Connie? Ecco che arriva.
I CAVALLI HANNO SEI ZAMPE.
- Perch devo farlo? Perch?
- Lo fanno tutti. Tutti i tuoi amici.
- I c-cavalli hanno... hanno... hanno quattro zampe,
dottor Merrick.
- Leggi le parole, Connie!
- Ti odio! Vi odio tutti!
- Connie!
Lo disse tutto di un fiato. Zap: duecento volt. La
bambina toss e vomit e dalla bocca sgorg un fiotto
di muco bianco.
-  troppo - ansim Gloria. - Non  troppo?
- Vuole che il trattamento abbia effetto, o no? -
chiese Merrick.
- Mamma! Dov' la mia mamma?
Gloria strapp il microfono. - Sono qui, cara!
- Mamma, falli smettere!
- Non posso, cara. Devi cercare di essere coraggiosa.
Arriv la quarta menzogna e Merrick aument il
voltaggio. - Leggila, piccola!
- No!
- Leggila!
- Zio Jack! Voglio lo zio Jack!
Mi si chiuse la gola e sentii una morsa allo stomaco.
- Ti stai comportando benissimo, Connie - dissi
prendendo il microfono. - Penso che ti piacer il regalo.
- Portami a casa!
- Te ne ho preso uno carino.
Il viso di Connie si trasform in una massa di rughe.
- I sassi! - url, sputando sangue. - Sono! -
insistette. - Vivi! - Sobbalz come un passero trafitto,
uno spasmo dopo l'altro. Una macchia scura di urina
fior sul camice e, nonostante il clistere obbligatorio,
dall'orlo inizi a scendere un liquido marrone.
- Eccellente! - Merrick port la punizione a trecento
volt. - La fine  in vista, bimba!
- No! Per favore, per favore, basta! - Dalla bocca
di Connie usciva la schiuma.
- Sei quasi a met strada!
- Per favore!
Lo schermo continu a lampeggiare, Connie continu
a mentire: una menzogna dopo l'altra, una scossa
dopo l'altra, come una salve di missili armati che le
correvano lungo i nervi, detonando nella mente. Mia
nipote afferm che i topi danno la caccia ai gatti.
Ment sul denaro, affermando che cresceva sugli alberi.
Il Papa  ebreo, insistette Connie. L'erba  rossa. Il
sale  dolce.
Quando apparve l'ultima bugia, svenne. Ancor prima
che Gloria riuscisse a gridare, Merrick era gi nel
cubicolo, a controllare il battito cardiaco della bambina.
Una riluttante senso di ammirazione si fece strada
in me: il dottore aveva un lavoro da fare, e lo faceva.
Una dose di carbonato di ammonio la fece rinvenire.
Voltandole il viso verso lo schermo, Merrick si rivolse
a me: - Pronto?
- Uh? Vuole che io...
- Prema quando glielo dico.
Con riluttanza appoggiai il dito sul pulsante. - Preferirei
di no. - Certo, non amavo Connie alla follia, ma
non avevo nessun desiderio di procurarle dolore.
- Leggi, Connie - mormor Merrick.
- N-non ci riesco. - Sul viso di Connie si mescolavano
sangue e saliva. - Tutti mi odiate! La mamma mi
odia!
- Mi piaci quasi quanto mi piaccio io stessa - disse
Gloria chinandosi sopra la mia spalla. - Avrai una festa
soddisfacente.
- Ancora uno, Connie - le dissi. - Solo uno e sarai
una cittadina a tutti gli effetti. - Il pulsante era caldo e
tagliente contro il mio dito. - Una festa molto soddisfacente.
Una goccia scivol lungo la guancia di Connie,
macchiandola come la traccia lasciata da una delle
adorate lumache di Toby. Sapevo che era l'ultima volta
che avrebbe pianto. Il condizionamento ti faceva
questo: ti prosciugava da tutti quei succhi caotici e distruttivi:
sentimenti, illusioni, miti, lacrime.
- I cani parlano - disse un istante prima che le
trafiggessi il cuore con la corrente alternata.
E fu davvero una festa molto soddisfacente, con
gente che affollava tutto il salone dei visitatori, riversandosi
anche nell'ingresso. Vennero tutte e quattro le
sorelle maggiori di Connie, la sua insegnante di lettura
e otto amiche, met delle quali era stata sottoposta alla
cura quello stesso mese e una il giorno prima. Ballarono
il Dritto al suono dell'ultimo successo di Probit:
Quando il cielo  grigio e comincia a gocciolare,
Accanto alla finestra mi piace stare,
a guardare le gocce cadere e rimbalzare,
e sorridere, perch non mi posson bagnare.
Il rinfresco era fornito dall'ospedale: una cassa di
Aranciata Olga OK, un barattolo di gelato comprato al
Frullati Mediocri e una torta di cioccolato grande
quanto uno zerbino. Tutte le ragazzine, notai, mangiavano
con moderazione, lasciando sciogliere il gelato.
La snellezza artificialmente indotta era una falsit,
d'accordo, ma non era una ragione per essere dei
ghiottoni.
Durante la cerimonia della consegna dei regali vivemmo
un momento imbarazzante. Dopo aver aperto
l'attesa successione di soprascarpe, libri di consultazione,
ombrelli e camicette di percalle, Connie apr un
modellino perfettamente funzionante di un parco dei
divertimenti: si chiamava Terra Felice, ed era completo
di montagne russe, giostra e ruota. Mia nipote
sbianc, colta dal panico che invariabilmente avverte
chiunque abbia subito il condizionamento alla vista di
tutto ci che  elettrico.
Premendosi la mano davanti alla bocca, Connie si
precipit in bagno. L'amica che le aveva fatto il regalo,una ragazzina dai capelli crespi di nome Beth, arross
per il rimorso. - Avrei dovuto capirlo - gemette.
La Terra Felice era forse una menzogna? Mi chiesi.
Aveva la pretesa di essere un parco di divertimenti, ma
non lo era.
- Che stupida sono - gemette Beth.
No, decisi, aveva semplicemente la pretesa di essere
una riproduzione di un parco di divertimenti, che
era appunto ci che era.
Connie usc dal bagno e il silenzio scese come una
nevicata improvvisa, non la neve calda del condizionamento,
ma la neve fredda e umida del mondo oggettivo.
Qualcuno strascic i piedi, qualcun altro si schiar
la gola. Era chiaro che la festa aveva perso il suo smalto.
Qualcuno disse: - Ci siamo divertiti tutti ragionevolmente,
Connie. - E la cosa fin.
Connie salut le sorelle e le amiche, abbracciandole
con affetto sincero (tutte tranne Alice Lawrence, che
evidentemente non le stava simpatica), e porse a tutte
quante ringraziamenti personalizzati, senza mai scordare
chi le aveva regalato cosa. Una signorinetta cos
adulta, pensai. Ma diede la pi grande dimostrazione
di maturit quando la salutai a mia volta.
- Abbi cura di te, Connie.
- Grazie per essere venuto, zio, e grazie per gli
schettini. Ma vedi, ne ho gi un paio, e migliori di
questi. Credo che li scambier con un maglione.
Era una cittadina, ora. Ero orgoglioso di lei.
* * *
Quando tornai a casa, vidi che la segreteria telefonica
lampggiava. Tre lampi, pausa, tre lampi, pausa, tre
lampi, pausa. Presi una bottiglia di Paul's - Birra Passabile
dal frigorifero e la aprii. Tre lampi, pausa. Bevvi
un lungo sorso. Poi un altro. La luce del tardo pomeriggio
entrava dalla finestra della cucina e riversava
sugli elettrodomestici quell'arancione iridescente che
si vede guardando il sole a occhi chiusi. Finii la birra.
Tre lampi, pausa, tre lampi, pausa: un segnale insistente,
aspro... una richiesta d'aiuto, mi resi conto in
seguito, come una chiamata lanciata dal segnalatore di
una nave che affonda.
Schiacciai il pulsante play. Era stato Toby a scrivere
e registrare il messaggio: io e i miei siamo spiacenti /
ma al momento siamo assenti. /Parlate se vi aggrada /
e vi richiameremo prima che la notte cada.
Beep, e un voce maschile e roca esplose nella cucina.
Messaggio divertente... si fa per dire: pi o meno
quello che mi sarei aspettato da un ragazzino di sette
anni. Sono il dottor Bamford dell'istituto Kraft e immagino
di parlare ai genitori di Toby Sperry. Bene, abbiamo
i risultati. Il coniglio di Hob che ha morsicato
vostro figlio aveva un tasso molto elevato del morbo
di Xavier, un virus patogeno non comune. Abbiamo
inviato i campioni al Centro per il Trattamento Palliativo
delle Malattie Incurabili, a Locke. Se avete delle
domande, mi seccher solo un poco se mi chiamate.
Ma da questo momento in avanti la faccenda , in senso
figurato, nelle mani del Centro. Beep. Sono John
Prendergorst, del Centro per il Trattamento Palliativo
delle Malattie Incurabili. A quest'ora probabilmente
avrete gi sentito il rapporto preliminare di Bamford,
che abbiamo appena confermato anche noi qui agli Incurabili.
Per favore chiamatemi in ufficio appena vi 
comodo e fisseremo un appuntamento, ma temo che
nessun colloquio possa cambiare il fatto che lo Xavier
 fatale al cento per cento. Vi mostreremo le statistiche.
Beep. Ciao, sono Helen. Sono in ufficio, alle
prese con quel pezzo sulla neuropatologia della possessione
spirituale.  un lavoro lungo e sembra che
far nottata. C' del pollo in frigo.
La mia reazione fu immediata e istintiva: corsi nellostudio, afferrai il grande dizionario di Helen, e cercai
fatale, con l'intento di scoprirne qualche oscuro
significato in uso nella professione di Prendergorst.
Quando il dottore aveva detto fatale, decisi, non intendeva
fatale, ma qualcosa di pi ambiguo e benigno.
Fastoso
Fasullo
Fatale: aggettivo. Che causa la morte; mortale; inevitabile.
Fatalismo
Fatalit
Fatalmente
No, il dizionario mentiva. Solo perch la previsione
di Prendergorst era pessimistica, ci non la rendeva
vera.
Fata Morgana: sostantivo. Fenomeno di rifrazione,
miraggio, consistente in immagini multiple rovesciate.
E in effetti una visione si present in quel momento
al mio cervello che vibrava: una delle poche copie che
avevo deciso di salvare del Journal of Psychic
Healing, un'edizione speciale sulla psiconeuroimmunologia,
sulla cui copertina comparivano un paio di
mani luminose che massaggiavano un cuore umano.
Fatuo: aggettivo. Sciocco, irreale, illusorio.
La psiconeuroimmunologia non era fatua, decisi...
non del tutto. Neppure la prosa involuta del Journal of
Psychic Healing era riuscita a nascondere la validit
delle cure generate dal collegamento corpo-mente.
Quindi c'era speranza. Oh, s, speranza. Giurai che
avrei saccheggiato la banca dati cittadina. Avrei indagato
su chiunque avesse sconfitto una malattia fatale
attingendo ai poteri oscuri del suo stesso sistema nervoso.
Mi sarei documentato sulle remissioni improvvise,
le guarigioni inattese e l'intera casistica dei miracoli.
Faticale
Fauci
Fauna
Perch, vedete, le cose stavano cos: per il suo quinto
compleanno avevamo portato Toby al Giardino degli
Animali Prigionieri a Spinoza. I cerbiatti correvano
in lungo e in largo nei recinti, caracollando sugli
zoccoli, con il muso proteso in avanti alla ricerca di cibo.
I bambini dell'asilo porgevano noccioline, ridacchiando
contenti quando le lingue rugose solleticavano
le mani tese.
Tutte le volte che il bimbo di qualcun altro rideva
per quelle leccatine, non avvertivo alcuna particolare
42
 commozione. Tutte le volte che lo faceva mio figlio
provavo qualcosa di completamente diverso, qualcosa
di difficile da descrivere.
Credo di aver visto il presunto Dio.

 CAPITOLO TERZO.

Molto appropriatamente, il Centro per il Trattamento
Palliativo delle Malattie Incurabili si trovava in una
posizione terminale, un promontorio roccioso situato
sull'estremit meridionale di Locke, che s'insinuava
nelle acque increspate color canna di fucile della Baia
di Becket.
Arrivammo l domenica a mezzogiorno: Helen guidava
e io le davo le indicazioni, con la mappa di Veritas
distesa sulle ginocchia, cos piena di buchi e strappi
che sembrava rispecchiare un paesaggio del dopobomba.
Sul sedile posteriore c'era un tabulato di computer
lungo un chilometro, il frutto delle mie ricerche sulla
psiconeuroimmunologia e sui legami fra mente e corpo.
Sapevo tutto sui miracoli, adesso. Ero un esperto
dell'impossibile.
Parcheggiammo negli spazi riservati ai visitatori.
Con il tabulato sottobraccio, seguii Helen sull'asfalto.
La struttura che ci veniva incontro era monumentale e
minacciosa, piani e piani di cemento digradanti, ornati
da sudicie decorazioni a stucco, come se il regno di
Prendergorst fosse la torta nuziale di un matrimonio
destinato a concludersi con il marito che picchiava e
infine uccideva la moglie.
Nell'ingresso fummo accolti da un cartello:
attenzione:
SAPPIAMO CHE L'ASPETTO DEI LOCALI
NON CONTRIBUISCE AFFATTO AD ALLEVIARE
IL VOSTRO DOLORE E LA VOSTRA DISPERAZIONE.
SCRIVETE AL VOSTRO RAPPRESENTANTE DI QUARTIERE.
VORREMMO INSTALLARE UN'ILLUMINAZIONE DECENTE
E RIDIPINGERE LE PARETI.
Un'infermiera dalle guance setolose ci avvert che
il dottor Prendergorst ci attendeva all'undicesimo piano:
- Lo riconoscerete dagli occhi, sembrano cipolle
sottaceto.
Entrammo in ascensore: una scatola soffocante,
affollata di uomini e donne dall'aria cupa, come un
carro bestiame che trasportava profughi di guerra da
una zona devastata a un'altra. Cercai di prendere la
mano di Helen, ma non vi riuscii: rese viscide dal sudore,
le mie dita scivolarono dalle sue.
La sala d'aspetto dell'undicesimo piano era deserta:
una nicchia cupa ingombra di poltrone troppo imbottite
e di bassorilievi in acciaio che ritraevano famose
vittime del cancro, una galleria che ripercorreva a ritroso
la storia fino a Jonathan Swift. Helen diede i nostri
nomi all'infermiere al banco, un giovanotto lungo
e magro con fiorenti giardini d'acne sulle guance, che
subito si avvicin all'interfono e annunci a Prendergorst
il nostro arrivo: - Sono pallidi e spaventati. - aggiunse.
Ci sedemmo. Sul tavolino basso si affollavano alcuni
dei pi recenti successi nel campo dei manuali di
self-help: Come migliorare leggermente le vostre prestazioni
sessuali; Come trovare un minimo di pace interiore;
Heisenberg, la dieta dell'incertezza. - E un sistema
squallido, vero? - comment l'infermiere dietro
il banco. - Lui  l dentro e voi siete qui fuori. Lui 
quello importante, voi no. Lui vi fa aspettare... voi
aspettate. E tutta una messinscena per intimidirvi.
Bofonchiai il mio assenso. Helen non disse nulla.
Una porta si apr e un uomo basso, rotondo, con gli
occhi a cipolla e un camice bianco usc accompagnato
da una coppia sulla cinquantina: una donna grassa con
uno stropicciato abito beige e quello che doveva essere
suo marito, altrettanto grasso e trasandato: berrettino
da golf informe, maglietta polo in poliestere di una taglia
troppo grande, informi pantaloni di velluto a coste;
sembravano una coppia di reggilibri che qualcuno
non era riuscito a sbolognare al banco di beneficenza.
- Non c' nient'altro che posso dirvi - li inform
Prendergorst con voce bassa e tiepida. - A questo punto
la cosa migliore  un catetere Hickman.
-  la nostra unica figlia - disse la donna.
- Non dovremmo fare altri esami? - chiese il marito.
- Da un punto di vista medico no... ma se la cosa vi
fa stare meglio...
La coppia si scambi un'occhiata angosciata e tesa.
- No, non ci farebbe stare meglio - disse la moglie
allontanandosi con passo stanco.
- Ha ragione - disse il marito, seguendola.
Un minuto dopo eravamo nell'ufficio di Prendergorst:
io e Helen su due sedie pieghevoli di metallo, il
medico regalmente assiso dietro una gigantesca scrivania
di ciliegio intarsiato. - Volete un po' di zucchero
per il cervello? - chiese, offrendoci una scatola di
cioccolatini.
- No - rispose Helen con voce piatta.
- Immagino che il primo passo sia la conferma della
diagnosi, giusto? - dissi prendendo un cioccolatino
ripieno. Lo addentai, e il liquore mi scese in gola.
- Quando vostro figlio torner dal campeggio, gli
faremo un semplice esame del sangue - disse Prendergorst,
facendo scivolare sulla scrivania una cartella clinica
aperta. Sotto il nome di Toby, graffata nella parte
interna, c'era una foto raccapricciante del coniglio
morto, con il corpo ridotto dall'autopsia a un ammasso
irriconoscibile di peli. - Il campione che ci hanno inviato
era totalmente infettato dal virus - prosegu il
dottore. - Le probabilit che Toby non sia rimasto contagiato
sono di una su un milione. - Fece scomparire
la cartella, chiudendola nel cassetto della scrivania.
- Un coniglio che uccide vostro figlio,  una cosa vagamente
assurda, non credete? Un serpente avrebbe avuto
pi senso, o una vedova nera, o persino uno di quei
rospi velenosi... non mi ricordo come si chiamano. Ma
un coniglio...
- Allora, che genere di cura dobbiamo aspettarci? -
chiesi. - Spero che non sia una cosa troppo debilitante.
- Non dobbiamo aspettarci nessuna cura, signor
Sperry. Al massimo possiamo alleviargli il dolore finch
non sopraggiunger la morte.
- Toby ha solo sette anni - dissi, come un avvocato
che si appellasse all'indulgenza del governatore per un
cliente minorenne. - Ha solo sette anni.
- Credo che far causa a quel maledetto campeggio
- intervenne Helen.
- La perderebbe - rispose Prendergorst porgendole
un opuscolo rigido di carta nera con le scritte in bianco:
Il morbo di Xavier e la correlata Sindrome di Xavier:
Solo brutte notizie. - Vorrei che mi venisse in
mente come si chiamano quei rospi.
Se il condizionamento non mi avesse privato del
sentimentalismo e delle svenevolezze; se non avesse
atrofizzato i miei canali lacrimali, come invece aveva
fatto, credo che in quel momento avrei pianto. Invece
feci qualcosa di altrettanto poco ortodosso, o quasi.
- Dottor Prendergorst - dissi, e le mani appoggiate in
grembo tremarono come due tarantole infreddolite,
- mi rendo conto che, dal suo punto di vista, le possibilit
di nostro figlio sono inesistenti.
- Esattamente.
Depositai il tabulato del computer sulla scrivania di
Prendergorst. - Guardi, qui ci sono pi di venti articoli
da The Holistic Health Bulletin pi gli Atti dell'Ottavo
Congresso Annuale di Psiconeuroimmunologia e le
Trascrizioni Complete del Quinto Simposio Internazionale
su Corpo e Mente. Un resoconto dopo l'altro di
persone che hanno combattuto con la mente disturbi
cardiaci, che hanno freddato le cellule cancerose con
proiettili mentali... Sono sicuro che ha sentito parlare
di questi casi.
- Certo - rispose gelido il dottore.
- Jack... per favore - gemette Helen trasalendo per
l'imbarazzo. Mia moglie, inviata di Dolce Buon Senso.
- I miracoli accadono - insistetti. - Non sono comuni,
non sono affidabili, ma accadono.
- I miracoli accadevano - ribatt Prendergorst gettando
un'occhiata gelida al tabulato. - Questi episodi
risalgono tutti agli Anni dell'Incubo... vengono
dall'Era delle Menzogne. Adesso siamo adulti.
- Si tratta sostanzialmente di dare al paziente una
visione positiva - spiegai.
- Per favore - sibil Helen.
- La gente pu curarsi da sola - affermai.
- Credo sia ora di tornare al mondo reale, signor
Sperry. - Prendergorst allontan il tabulato come se
fosse contaminato dal morbo di Xavier. - E sua moglie
 chiaramente d'accordo con me.
- Forse dovremmo portare a casa Toby la settimana
prossima - sugger Helen, usando l'opuscolo come
ventaglio. - Prima lo sa... - sospir - ...meglio .
Prendergorst prese un pacchetto di Canceroulette
dalla tasca del camice. - Quando dovrebbe tornare il
bambino?
- Il ventisette - rispose Helen.
- I sintomi non si manifesteranno prima di allora.
Io lo lascerei dove si trova, perch rovinargli l'estate?
- Ma vivrebbe nella menzogna. Continuerebbe ad
andare in giro convinto che non sta morendo.
- Tutti andiamo in giro convinti che non stiamo
morendo - disse il dottore con un sorriso fugace. Prese
una sigaretta e appoggi il pacchetto sul piano della
scrivania.
attenzione:
LA CROCIATA DEL MINISTERO DELLA SANIT
CONTRO QUESTO PRODOTTO PU DISTRARVI
DALL'INFINITA VARIET DI MODI IN CUI
IL GOVERNO NON PROTEGGE LA VOSTRA SALUTE.
- Dio, che specie depravata siamo. Vi sto dicendo
che Toby  mortalmente malato e nel frattempo penso:
Per, che bella la mia vita. Non  un figlio mio che
sta morendo. Anzi, a dirla tutta, ricavo un certo piacere
dalla sofferenza di queste persone.
- E quando cominceranno a manifestarsi i sintomi?
- Helen ripieg l'opuscolo come se fosse un origami
impazzito. - Che succeder allora?
- All'inizio nulla di drammatico: mal di testa, dolori
alle articolazioni, perdita dei capelli. La pelle potrebbe
assumere una tinta bluastra.
- E allora? - disse Helen.
- I linfonodi diventeranno gonfi e dolenti. I polmoni
probabilmente si riempiranno di Pneumocystis carimi(3). La temperatura...
- Non dica altro - intervenni.
Il dottore accese la sigaretta. - Ogni caso  diverso:
alcuni malati di Xavier vanno avanti un anno, altri
muoiono in meno di un mese. Nel frattempo noi facciamo
tutto quello che possiamo, cio non molto. Demerol,
soluzioni nutrienti per fleboclisi, antibiotici per
le infezioni secondarie.
- Abbiamo sentito abbastanza - dissi.
- La cosa peggiore sono probabilmente i brividi. -
Prendergorst aspir il fumo della sigaretta. - I malati
di Xavier hanno sempre freddo: li avvolgiamo in coperte
elettriche, ma non fa nessuna...
- Per favore, basta - lo pregai.
- Sto soltanto dicendo la verit - ribatt il medico,
esalando un tremolante anello di fumo.
Tornando a casa, io e Helen non scambiammo una
parola. Non dicemmo nulla di Toby, nulla del morbo
di Xavier, nulla sui miracoli... nulla.
Con strana e perversa crudelt i miei pensieri si
concentrarono sui conigli. Non avrei pi potuto sopportarne
la presenza. Avrei tremato tutte le volte che la
mia professione mi avrebbe costretto a criticare una
copia di Corri, coniglio! O un biglietto di auguri pasquali
con il disegno di un coniglio sorridente. Avrei
persino potuto darmi alla caccia di quegli animali, lasciandomi
dietro una scia di misteriosi corpi mutilati,
con i baffi strappati, le orecchie mozzate, le code recise
e ficcate in gola.
Silenzio totale. Neppure una parola.
Entrammo in ascensore, schiacciammo il 30 e la cabina
sal veloce, come un pescatore di perle che riemerge
in superficie: secondo piano, settimo, dodicesimo...
- Come ti senti? - chiesi alla fine.
- Non troppo bene - rispose Helen.
- Non troppo bene... Tutto qui? Non troppo bene?
Io mi sento malissimo.
- Nel mio caso malissimo non sarebbe una parola
veritiera.
- Io mi sento a pezzi, sottosopra, come un guanto
rivoltato... - suon un campanello e sull'indicatore il
30 si mise a lampeggiare... - e tutti i miei organi interni,
il mio cuore, i polmoni, sono nudi e...
- Hai letto troppe delle poesie che decostruisci.
- Odio la tua freddezza, Helen.
- Io odio la tua sincerit.
Uscii dalla cabina e mi incamminai lungo il corridoio.
Dialoghi immaginari mi perseguitavano... parole
spettrali, vocaboli fantasma, scene di un futuro intollerabile.
- Pap, cosa sono questi bozzi sotto le ascelle?
- Linfonodi gonfi, Toby.
- Sono malato, pap?
- Pi di quanto non immagini. Hai il morbo di Xavier.
- Migliorer?
- No.
- Riuscir a riscaldarmi?
- No.
- Morir?
- S.
- Cosa succede quando si muore, pap? Ci si sveglia
da qualche altra parte?
- Non ci sono prove oggettive di una vita dopo la
morte e i racconti sul paradiso sono indistinguibili
dall'immagine che la gente se ne fa, dalle illusioni di
qualunque tipo e dagli effetti della carenza di ossigeno
al cervello.
L'appartamento mi si era rivoltato contro. Gli echi
di Toby erano ovunque, infettavano il soggiorno come
il virus che in quel momento si moltiplicava nelle sue
cellule: una scarpa di misura piccola, una decina di
pezzi di scacchi dimenticati, il castello dei Crociati in
miniatura che Toby aveva costruito in legno di balsa il
giorno prima di andare in campeggio. - Ti piace,
pap? - mi aveva chiesto mentre sistemava l'ultima
torre merlata. -  bruttino - avevo risposto, trasalendo
a quel commento veritiero. - E poi  sghembo - avevo
aggiunto, notando con tristezza le lacrime che erano
comparse negli occhi di mio figlio.
L di fronte, la finestra mi chiamava. Attraversai la
stanza, premetti i palmi contro il vetro. A un chilometro
di distanza un'insegna al neon brillava sopra la cattedrale
di Galileo Square:
SE DIO ESISTE,
GES PU ESSERE STATO SUO FIGLIO.
Helen si diresse al mobile bar e si prepar un dry
martini, aggiungendo quattro olive infilate su uno stecchino
come uno spiedino. - Vorrei che nostro figlio
non stesse morendo - disse. - Lo vorrei davvero.
Una frase strana, impossibile, si form sulla mia
lingua. - Qualunque cosa accada, Toby non sapr la
verit.
- Eh?
- Hai sentito Prendergorst: negli Anni dell'Incubo i
pazienti terminali attingevano ai poteri rigenerativi naturali
del loro corpo.  tutta una questione di atteggiamento.
Se Toby crede che ci sia una speranza, potrebbe
avere una remissione.
- Ma non c' nessuna speranza.
- Forse.
- Non c'.
- Andr da lui e gli dir: Figliolo, molto presto i
dottori ti... da un momento all'altro, i dottori, loro... loro
ti g-guar...
Guariranno... ma subentr il condizionamento, un
colpo di martello nel cranio, uno spasmo lancinante
nel petto.
- Conosco la parola, Jack. Smetti di illuderti. Il tuo
 un atteggiamento incivile. - Helen sorseggi il suo
martini. - Ne vuoi uno?
- No.
Fissai lo sguardo sulla metropoli, con le sue torri
luminose e i grattacieli luccicanti che si stagliavano
nella notte nebbiosa e senza stelle. Nel mio cervello
confuso andava prendendo forma un piano, palpabile
come ognuna delle sculture che avevo decostruito al
Wittgenstein.
- Loro sono l fuori - dissi.
- Chi?
- Loro sanno mentire. E forse possono insegnarlo
anche a me.
- Stai parlando in modo irrazionale, Jack. Vorrei
che tu non parlassi cos.
Adesso era tutto chiaro. - Helen, diventer uno di
loro, diventer un dissimulatore. - Tolsi la mano, e
l'impronta del mio palmo rimase impressa sul vetro,
come il marchio di un indovino. - E poi convincer
Toby che ha una possibilit.
- Non credo sia una buona idea.
- In qualche modo sono riusciti ad aggirare il condizionamento.
E se ci sono riusciti loro, ci riuscir anch'io.
Helen tolse lo stecchino dal martini e succhi le olive.
- Toby comincer a perdere i capelli tra due settimane.
Di certo vorr sapere cosa significa.
Due settimane. Era tutto il tempo che avevo? - Gli
dir che non vuol dire n... niente. - Una malattia comune,
gli dir. Un disturbo da poco.
- Jack, non farlo.
Solo due settimane, quattordici fragili giorni.
Corsi in cucina e afferrai il telefono. Devo vederti,
le avrei detto. Il sesso non c'entra, Martina.
610-400.
Il telefono squill tre volte, poi sentii uno scatto
lontano, cupo e nefasto. - Il numero selezionato - recit
la voce registrata dell'operatore in tono secco e
crudo, -  fuori servizio. - Sentii lo stomaco diventare
freddo e duro come un ghiacciaio. - Probabilmente a
causa di un ritardo nel pagamento delle bollette - prosegu
il messaggio.
In questi casi siamo molto solleciti a togliere la linea.
- Fuori servizio - dissi a Helen.
- Bene - disse lei.
7 Lacklustre Lane, Cartesio.
Helen fin il martini. - Adesso smettiamola con
questa idea ridicola - disse. - Affrontiamo il futuro
con onest, chiarezza e ...
Ma io ero gi fuori dalla porta.
Lacklustre Lane, che correva a fianco del grigio e
oleoso Pathogen River, era un pullulare di odori: guano,
zolfo, acqua morta, metano, anguille in putrefazione...
una cacofonia di tanfo che si insinuava nell'abitacolo
della mia Adeguata. - E naturalmente, il nucleo
della mia opposizione all'aborto - spieg alla radio un
sacerdote in tono severo, -  la mia ferma convinzione
che il sesso sia fondamentalmente una pratica disgustosa.
- Quello era il distretto pi esplicito della citt,
un agglomerato di magazzini abbandonati e mercati
del pesce defunti, ammassati insieme come cellule
morte in attesa di staccarsi. - Si potrebbe anzi aggiungere
che, come molti miei confratelli, provo un orrore
istintivo del corpo umano.
E improvvisamente, ecco il numero 7, una baracca
di lamiera ondulata adagiata su un ammasso di piloni
che sporgevano dal fiume come alberi mortalmente
ammalati. I gabbiani volteggiavano nell'aria estiva,
lanciando i loro schietti escrementi sul molo; l'acqua
sciabordava contro la chiglia di una barca, la Josephine
come tante altre, con un risucchio secco, come se
un invisibile branco di leoni si stesse abbeverando in
quel punto. Mi fermai.
Dal molo pi vicino partiva una passerella stretta e
inclinata che ricordava un asse scorrevole uscito dritto
da Il gabinetto del dottor Caligari (una delle mie pi
memorabili incursioni nella critica cinematografica) e
che arrivava fino all'approdo davanti a casa di Martina.
Salii, bussai. Niente. Bussai di nuovo, pi forte. La
porta si socchiuse.
- Martina? - chiamai.
L'interno era stato ripulito, svuotato come il coniglio
di Hob nella fotografia che avevo visto quella
mattina nell'ufficio di Prendergorst. La stanza d'ingresso
conteneva una lattina di birra schiacciata, una
trappola per topi con un pezzo di formaggio calcificato,
qualche mozzicone di sigaretta e nient'altro. Andai
in cucina: nel lavello c'era una brodaglia oleosa e maleodorante
di acqua, sapone, grasso e cereali. I ripiani
erano vuoti.
- Martina? Martina?
Nella stanza sul retro, molle arrugginite spuntavano
da due telai di legno di pino, talmente storti che avrebbero
potuto uscire dal laboratorio di Toby.
Tornai nell'aria calda e acre, fermandomi sull'approdo
di Martina. Un'ondata di nausea mi sommerse e
scese fino alla mia anima putativa.
Sul fiume, una vedetta della Squadra della Brutalit
si avvicin veloce a un fuoribordo con due uomini in
poncho verde. Evidentemente stavano cercando di fuggire
(ogni paradiso ha i suoi dissidenti, ogni utopia i
suoi disertori), un'aspirazione brutalmente stroncata
da una raffica di mitra partita dalla vedetta, che uccise
all'istante i due fuggitivi. I cadaveri caddero nel
Pathogen River, arrossandolo come colate di tintura.
Avvertii un guizzo di contenuta ma giusta compassione.
Che sciocchi, ma non sapevano che da quasi tutti i
punti di vista e pressoch sotto ogni aspetto Veritas era
perfetta?
- Certa gente...
Guardai verso il molo: un uomo alto, magrissimo,
sulla quarantina, con stivali da pescatore e una maglietta
bianca strappata era in piedi sul ponte della Josephine
come tante altre.
- ... proprio ingenua - prosegu. - Figuriamoci,
navigare lungo il canale in pieno giorno. - Infil un dito
in un buco della maglietta e si gratt il petto villoso.
- La tua ragazza se n' andata.
- Ti riferisci a Martina Coventry? - chiesi.
- Gi.
- Non  la mia ragazza.
- Quella fighetta, in senso figurato, mi deve duecento
dollari di affitto.
Scesi lungo la passerella. - Sei il suo padrone di casa?
- Amico, tre sono le cose di valore nella mia vita
sgangherata: questa casa galleggiante, quella baracca e
il mio buon nome. - Il padrone di casa di Martina
batt il piede sul ponte. Aveva una barba straordinariamente
caotica e sconveniente, come un nido d'uccello
costruito con una gara d'appalto. - Quanto pensi che
possa guadagnare mediamente al mese il vice presidente
di una societ? Dodicimila. Io sono fortunato se
li vedo in un anno. Pescare molluschi  una carriera
patetica.
- Pescare molluschi?
- Be', certo non campi affittando una maledetta baracca
- disse il padrone di casa di Martina. Sei della
Squadra? La Coventry  ricercata dalla legge?
- Non sono della Squadra.
- Bene.
- Ma devo trovarla.  vitale. - Mi avvicinai a poco
pi di un metro dal padrone di casa: puzzava di cibo
per tartarughe. - Puoi darmi qualche informazione?
- No. Vuoi una zuppa di molluschi? Li ho pescati
io.
- Mi sembri una persona per niente igienica. Come
faccio a sapere che la tua zuppa non mi far male?
Lui sorrise, rivelando una preoccupante mancanza
di denti. - Devi correre il rischio.
E fu cos che mi ritrovai nella cambusa della Josephine
come tante altre a gustare la miglior zuppa di
molluschi che avessi mai assaggiato.
Si chiamava Boris, Boris il pescatore di molluschi,
e di Martina ne sapeva praticamente quanto me. Avevano
avuto un rapporto sessuale una volta, come saldo
dell'affitto. Dopo, lui aveva letto qualcuno dei suoi
poemetti e li aveva giudicati appena degni di una latrina.
A quanto pareva le era stato promesso un lavoro
come scrittrice di biglietti di auguri per la catena Timidi
e Sdolcinati: poi loro avevano ritrattato, lei era rimasta
senza denaro ed era fuggita in preda al panico.
- Vitale - mormor Boris. - Hai detto vitale e
dai tuoi occhi tristi, forse un tantino troppo piccoli,
un'imperfezione secondaria nel tuo viso moderatamente
attraente, capisco che vitale era proprio quello che intendevi. Ti stai portando appresso un fardello
molto pesante, qualcosa di cui preferisci non parlare.
Non preoccuparti, Jack, non sono un ficcanaso. Vedi,
mi piaci abbastanza, anche se probabilmente guadagni
un sacco di soldi. Quanto prendi al mese?
Fissai la zuppa in cui galleggiavano molluschi e patate.
- Duemila.
- Lo sapevo - disse Boris. - Naturalmente non 
niente in confronto a quello che mette insieme un
agente immobiliare o un rappresentante di quartiere.
Che ramo?
- Critico d'arte.
- Io devo mollare i molluschi. Devo mollare Veritas,
anzi... un sogno che mi piace condividere con
qualcuno che non  della Squadra.  un grande pianeta,
Jack. Un giorno salper l'ancora e ... via.
Nessuna traccia dell'indignazione e dello sgomento
che avrei dovuto provare a un tale perverso desiderio.
- Boris, credi ai miracoli?
- Ci sono volte in cui non credo ad altro. Com' la
zuppa?
- Fantastica.
- Lo so.
- Ne vuoi ancora?
- S.
- Non vedo come potresti mai scappare - dissi. -
La Squadra ti farebbe secco.
- Probabile. - Il mio ospite mand gi una bella
cucchiaiata della sua ottima zuppa. - Almeno mollerei
la raccolta dei molluschi.

Note.
3. Protozoi che causano un'infezione polmonare conosciuta come
polmonite interstiziale plasmacellulare. (N.d.R.)

 CAPITOLO QUARTO.

Luned: di nuovo al lavoro, la carne come piombo,
il sangue come mercurio liquido. Avevo passato la settimana
precedente chiuso nella piccola saletta di proiezione
del Wittgenstein, a esaminare il frutto dei giorni
felici di Hollywood e confermando i sospetti degli archeologi
che quelle opere narrative non contenevano
neppure un fotogramma di verit; adesso era arrivato il
momento di decostruirle: Cantando sotto la pioggia, Il
Dottor Zivago, Rocky, insomma tutto quel cumulo di
menzogne. Passavano le ore, i giorni sfumavano uno
dietro l'altro, ma la mia routine non cambiava: riempire
le vasche, affogarci i negativi da 35mm, guardare il
trionfo del Clorox sull'illusione. Come anime che lasciano
i corpi, le emulsioni del Technicolor si liberarono
delle loro basi, disintegrandosi nel potente candeggio
purificatore.
Ma non ci mettevo il cuore: Cohn, Warner, Mayer,
Thalberg, Selznick... non erano miei nemici. Au contraire,
volevo essere come loro: volevo essere loro.
Qualunque cosa si potesse dire contro i magnati di
Hollywood, tutti quanti avrebbero saputo dare conforto
ai loro figli malati con benefiche parole di incoraggiamento
e menzogne terapeutiche.
Stanley Marcus non si fece vedere fino a gioved,
quando comparve all'improvviso nel cubicolo del
caff mentre consumavo svogliatamente un panino al
tonno e tentavo inutilmente di annegare il mio dolore
nella caffeina. Senza una parola, prese la scopa e
spazz il pavimento con lenti colpi imbronciati.
- Quella lettera di raccomandazione era molto cattiva
- disse alla fine, sudando nella calura di luglio. -
Vorrei che non mi avesse definito un adulatore.
- Avevo altra scelta?
- Non ho avuto la promozione.
- Non mi  facile provare compassione per te - dissi
con la bocca piena di tonno e maionese. - Ho un figlio
malato. Solo le bugie possono curarlo.
Stanley si accan con la scopa sul pavimento. -
Senta, io sono una persona ridicola, lo sappiamo tutti.
Le donne non vogliono saperne di me. Sono destinato
a rimanere solo. Non mi parli della sua vita familiare,
signor Sperry. Non mi parli di quel pidocchioso di suo
figlio.
Sbiancai e venni scosso da un tremito. - Vai a farti
fottere in senso figurato, Stanley Marcus!
- Vacci tu in senso figurato, Jack Sperry! - Si strinse
la scopa al petto, gir sui tacchi e spar.
Finii il caff e decisi di farmene un altro po', una
doppia dose del mio Bevibile Donaldson.
Ritornai in laboratorio, dove un'altra pila di pizze
da 35mm aspettava la mia recensione, una torre di celluloide
che arrivava fino al soffitto. Mentre il Bevibile
Donaldson saltellava, per cos dire, tra i miei neuroni,
mi rimboccai le maniche e mi misi al lavoro. Dissolsi
Il mago di Oz e Via col vento, ridussi ad acetato Quarto
potere e King Kong, liberai il mondo dal Cappello a
cilindro e Una notte all'opera e (fino a che punto di
sfacciataggine pu giungere la menzogna!) La vita 
meravigliosa.
Suon la sirena che annunciava la fine della giornata,
una mezza dozzina di strilli acuti che riecheggiarono
per il Wittgenstein. Quando l'ultimo urlo sfum, un
settimo prese il suo posto, umano, femminile... familiare.
- Ben fatto, critico!
Sollevai lo sguardo dalla vasca di Clorox, dove in
quel momento Casablanca se ne andava gorgogliando
verso l'oblio.
Era incorniciata nel rettangolo della porta.
- Martina? Martina ?
- Salve, Jack. - L'abito di lam d'argento aderiva a
ogni curva come una sorta di sofisticato trapianto di
pelle; sulla spalla portava una borsetta uguale. Non
avevo mai visto prima un veritasiano vestito in modo
tanto disonesto... ma, naturalmente, era chiaro che
Martina era molto pi di una veritasiana.
- La guardia ti ha lasciato passare? - chiesi.
- S, dopo avergli promesso di copulare con lui domani.
La verit? Una mezza verit? Non c'era modo, mi
resi conto con un'improvvisa fitta di ansia, di valutare
la sincerit di quella donna. - Sono straordinariamente
felice di vederti - dissi. - Sono andato all'indirizzo
che mi hai dato, ma...
- Per una volta mi piacerebbe conoscere un uomo
che non si fa governare la vita dai genitali.
- Volevo parlarti, nient'altro. Solo parlare. Ho conosciuto
Boris il pescatore di molluschi.
Martina apr la borsetta d'argento e tir fuori una
bottiglia di Charlie's - Sbronza a Buon Mercato e due
bicchieri di polistirene. - Ha detto qualcosa di un paio
di centoni?
- Uh-huh.
- Non li vedr. - Pos i bicchieri sul mio bancone
da lavoro e li riemp di vino color fango. - Immagino
ti abbia detto che abbiamo fatto del sesso.
- S.
- Diamine, Jack, ne sai pi tu di me della mia vita
privata. - Prese un bicchiere di Charlie's e si mosse
languida per il laboratorio, i seni che ondulavano come
le boe del canale Becket, i fianchi che ondeggiavano
come panetti di pasta lavorati da un bravo pizzaiolo.
Ma tutti quei dondoli e ancheggiamenti con me
erano sprecati. I miei impulsi erano morti nel momento
in cui Prendergorst aveva pronunciato la parola fatale;
ero stato castrato da un aggettivo.
Presi il mio bicchiere e trangugiai il vino tutto d'un
fiato.
- Dunque  qui che avviene. - Martina si ferm davanti
al porta-strumenti, palpeggiando le scuri, accarezzando
le cesoie per metallo, facendo scorrere le dita
sulle seghe, le pinze, i trapani. - Impressionante...
- Dove vivi adesso? - le chiesi, riempiendo di nuovo
il bicchiere.
- Con un'amica. Non posso permettermi niente di
meglio: la Timidi e Sdolcinati ha rifiutato la mia serie
per la Festa della Mamma. - Fin il suo Charlie's. -
Sai a cosa penso? Ricordi quei versi che ti ho dato?
Come uno scoiattolo con un carico di ghiande, mi
gonfiai le guance con il vino. - Quei versi non hanno
mai abbandonato la mia mente. Per cos dire.
Martina corrug la fronte con aria severa, evidentemente
perplessa all'idea che i suoi versi scadenti potessero
in qualche modo essere indimenticabili. - Li rivoglio.
Tanto a te non sono mai piaciuti.
Il vino era arrivato dappertutto, ora, mi riscaldava
mani e piedi, mi massaggiava il cervello. - Nel loro
modo insulso, sono blandamente attraenti.
Con un gran ancheggiare, Martina pass accanto ai
resti in ebollizione di Casablanca, si diresse alla porta
e la chiuse a chiave. - Non so cosa mi ha spinto a darteli;
io tengo sempre i miei manoscritti originali. Se
vuoi te ne dar una copia.
Eccola, dunque, la prova finale della vera natura di
Martina: quella piccola e furba mentitrice aveva capito
che le poesie erano pericolose e nella sua giustificata
paranoia aveva intuito che sarei riuscito a individuare
le flagranti falsit incise nella pagina.
Stordito dal Charlie's non opposi alcuna resistenza
quando Martina mi spinse dall'altra parte del laboratorio,
verso la montagna di abiti di Cassini, camicie di
Saint Laurent e jeans di Calvin Klein che erano il lavoro
assegnatomi per la settimana seguente.
- Quindi - aggiunse, mentre ci adagiavamo tra quei
tessuti disonesti - se tu potessi restituirmi quei versi...
Le sue labbra turgide si avvicinarono, la lingua impaziente
e presuntuosa mi cercava. Mi baci dappertutto:
era come essere molestati da una torta glassata.
Facemmo scivolare le nostre mani ovunque, afferrando
e stringendo, abbracciando e palpando, esplorando
e accarezzando.
Ma quanto all'effetto era come se i miei genitali,
per usare l'espressione di Martina, si trovassero sulla
luna. - Io so perch rivuoi quei versi, Martina - dissi.
- Oh?
Vibrazioni gelide, i tremiti della colpa, le attraversarono
il corpo. - Li rivuoi perch quel foglio  pieno
di bugie. - Sentii la sua pelle che si tendeva sul corpo.
- Tu sei una dissimulatrice.
- No - protest lei districandosi dall'abbraccio.
- Come fate a superare il condizionamento? - insistetti.
Si alz in piedi. - Io non sono una di loro.
- Hai scritto di avere le ali. Hai scritto di un 'anima.
- Rimettendomi in piedi a fatica, le afferrai la grande
mano rubensiana. - Mio figlio significa molto per me.
Anche amore.  solo un bambino. Hai mai sentito parlare
del morbo di Xavier? Lui non deve sapere la verit;
se non si rende conto che  una malattia mortale,
potrebbe avere una remissione, o addirittura...
Martina corse alla porta, come se sfuggisse a una
punizione del presunto Dio, a un incendio nella foresta,
a un ciclone, a un maremoto. - Ti sei rivolto alla
donna sbagliata! - url togliendo il catenaccio alla
porta.
- Non andr alla Squadra... te lo prometto. Ti prego,
Martina, insegnami come fai!
Lei spalanc la porta e usc nella calura del crepuscolo.
- Io dico solo la verit!
- Bugiarda!
Sudata e tremante, si infil nella lucida Toyota Funzionale
e usc in retromarcia dal parcheggio. Il viso
gommoso era esangue, gli occhi dilatati dalla paura.
Martina Coventry, dissimulatrice. Oh, s, mai erano
state pronunciate parole pi vere.
Non mi sfuggir, giurai, congiungendo le mani nel
pi pericoloso degli atteggiamenti e nel pi falso dei
gesti. Dio mi  testimone, aggiunsi con un cenno verso
il grande e defunto Via col vento.
Il cielo mi rispose con un ingorgo del traffico, l'ora
di punta veritasiana nel suo massimo splendore. Mi
gettai nelle sue dense e stridenti profondit, schivando
pedoni come uno sciatore su una pista di slalom, senza
mai perdere di vista la Funzionale di Martina. Lei
avanz a passo di lumaca sulla Voltaire, svolt a est
lungo la River Lane. Quando raggiunse il ponte, il
traffico si era bloccato completamente, come una colata
di lava solidificata sulle pendici di un vulcano.
Si ferm in un parcheggio, fece scattare il parchimetro
e si rifugi in un bar ristorante chiamato Dolly's
- Digestione Facile.
All'incrocio con la Schopenhauer Avenue c'era una
cabina telefonica, che funzionava perfettamente.
Nell'Era delle Menzogne, le cabine telefoniche erano
il bersaglio preferito del comportamento criminale.
Dissi a Helen che non sarei tornato per cena. - Sto
seguendo un dissimulatore - spiegai.
- La Coventry?
- S. - Guardai attraverso il vetro sporco del locale.
Martina era seduta a uno dei tavoli sul fondo, e beveva
un'Aranciata Olga OK e mangiava della mucca ammazzata.
- Hai fatto del sesso con lei? - chiese Helen.
- No. - Un dolore blando ma innegabile mi puls
alle tempie. - Ci siamo baciati.
- Sulla bocca?
- S. Ci siamo anche abbracciati.
- Torna a casa, Jack.
- Non prima di essere diventato uno di loro.
- Jack!
Clic. Rimasi in piedi nella pioggia argentea e solforosa,
in attesa.
Dopo un'ora Martina lasci il locale e si diresse
verso est, nelle profondit male illuminate di Nietzsche.
Un tempo cuore dell'Azienda Tranviaria di Veritas,
impresa che al suo apogeo trasportava persone e
merci tutt'intorno alla metropoli, Nietzsche era stata
vittima della rivoluzione nei trasporti privati, diventando
un inerte e spopolato paesaggio lunare urbano. Seguii
Martina fino a un deposito abbandonato; non
c'erano veicoli sulle rotaie salvo qualche rara carrozza
arrugginita o un vagone merci semicorroso. Com'ero
furtivo, com'ero guardingo... gi come un vero dissimulatore.
Davanti a me vedi un deposito circolare, con la
piattaforma girevole al centro dello scalo e le rimesse
sbarrate da fogli di lamiera ondulata. Su una delle diramazioni
un'enorme motrice diesel svettava nell'umida
aria estiva simile ai resti fossilizzati di un dinosauro
postindustriale.
Martina tamburell sulla porta, un segnale rapido,
secco, e l'uscio venne aperto da un uomo alto, dalla
barba demoniaca e dai lineamenti emaciati che si
confondevano nella luce del crepuscolo. - Sono Spartaco,
venuto a liberare gli schiavi - disse Martina. Una
frase in codice, ovviamente. Trasalii alla menzogna.
- Da questa parte, coraggioso tracio - rispose l'uomo
e si scost per lasciarla passare.
Senza farmi vedere, strisciai furtivo lungo le pareti
sporche e rugginose, verso un'invitante finestra aperta,
collocata in alto. Spinto dall'istinto, ammucchiai tutto
quello che trovai a portata di mano (barili di salamoia,
cassette di mele, grossi bidoni da cinquanta litri) e mi
arrampicai come l'eroe di un'illusione in Cinemascope.
Raggiunsi il davanzale e sbirciai all'interno.
Bugiardi, bugiardi dappertutto; erano almeno quattrocento,
e chiacchieravano tra loro, aggirandosi tra i
binari abbandonati, con lanterne a cherosene in mano;
convergevano lentamente verso un improvvisato palco
di legno sopraelevato di un paio di metri dal pavimento.
Le donne erano vestite in modo vergognoso, con
corpetti di lustrini e calzamaglie a strisce, come le ballerine
di un film di Fred Astaire; Martina era perfetta
tra loro. L'abbigliamento degli uomini era ugualmente
antisociale. Smoking con guanti bianchi, giacca e pantaloni
da cavallerizzo, completi color lavanda che
sembravano rubati a dei magnaccia.
Un uomo robusto con un abito a giacca lunga e
pantaloni attillati sal i gradini del palco, reggendo un
megafono a pile. - Fate silenzio, tutti quanti! - echeggi
il suo ruggito elettrificato.
La folla tacque. - Mettilo via, Sebastian! - grid
qualcuno dal pubblico.
Il capo dei bugiardi, Sebastian, si mise a camminare
avanti e indietro sul palco, con un sorriso luminoso come
un fuoco fatuo. - Com' la neve? - url.
Io fissai Martina. - La neve  calda! - url lei insieme
agli altri.
Un dolore sordo si insinu nelle mie viscere. Chiusi
gli occhi e balzai nell'aria densa, satura di creosoto.
- Chi d la caccia ai gatti? - domand Sebastian.
- I topi danno la caccia ai gatti! - risposero all'unisono
i bugiardi, in un urlo assordante che copr il rumore
del mio atterraggio sul pavimento del deposito. I
topi danno la caccia ai gatti: Santo Dio. Il mio disagio
aument, la nausea cominci a salirmi dallo stomaco.
Mi appoggiai a un traliccio, la mia presenza nascosta
dalle ombre e il rumore dei miei passi mascherato dal
ruggito della folla.
- E adesso - disse Sebastian, - mettiamoci al lavoro.
Il malessere pass lentamente e fui in grado di prestare
attenzione ai piani che venivano articolati davanti
a me.
I dissimulatori, appresi subito, stavano progettando
un altro attacco alla sicurezza interna di Veritas. Durante
un incredibile e sconvolgente pomeriggio avrebbero
fatto rivivere quella che Sebastian defin la miracolosa
festivit scomparsa conosciuta come Natale.
Qualunque cosa per demoralizzare la citt, era chiaro,
qualunque cosa pur di sconvolgerla dall'interno. Alle
due del pomeriggio del 25 dicembre, quando il Circumspect Park
sarebbe stato affollato di famiglie che
si godevano allegre un pomeriggio di pattinaggio sullo
stagno delle anatre, bevendo cioccolata calda accanto
ai fal, i bugiardi avrebbero colpito. Travestiti da angeli,
gnomi, folletti e fate, si sarebbero riversati nel
parco, lo avrebbero transennato con muretti di neve e
senza dare nell'occhio, avrebbero preso una dozzina di
ostaggi per scoraggiare l'intervento della polizia. Poi
le forze di Sebastian avrebbero innalzato un cosiddetto
albero di Natale sulla riva nord dello stagno, un pino
grande come un mulino a vento, invitando subito i
bambini, comprensibilmente stupiti, a decorarlo con
festoni e palle di vetro. Poi, all'avvicinarsi del crepuscolo,
avrebbero recitato un adattamento in tre atti di
una novella di Charles Dickens intitolata Racconto di
Natale. Conoscevo quella storia e non solo perch avevo
letto una copia della prima edizione prima di bruciarla.
Il Racconto di Natale era entrato nella storia come
una delle favole pi bugiarde di tutti i tempi, la
personificazione stessa della menzogna secondo la
quale i malvagi possono ravvedersi dei loro errori.
E per finire, il momento culminante. Sulla scena sarebbe
apparso un ponte scorrevole e all'improvviso...
ecco che arriva il vecchio Babbo Natale in persona,
sceso dal cielo su una slitta rosso fiammante trainata
da otto renne audioanimatroniche e stipata di regali
avvolti in carta dorata e luccicante. Mentre i bambini
si radunavano attorno all'apparizione, con il cuore che
batteva per la gioia, i visi illuminati di felicit, le povere
menti indifese offuscate dall'illusione, i folletti li
avrebbero sommersi con i regali dei loro sogni, motorini
e biciclette, case di bambola e trenini elettrici, orsacchiotti
e soldatini.
Sebastian sollev l'abito rosso, completo di barba e
cuscino che avrebbe indossato per impersonare Babbo
Natale, e il deposito risuon all'istante con lo scoppio
di un applauso fragoroso.
Studiai la folla, rabbrividendo tutte le volte che
scorgevo un viso noto. Santo cielo: Jimmy Breeze, il
barista dello Sbornia Prima di Colazione. Chi avrebbe
mai pensato che lui potesse essere un bugiardo? O il
mio idraulico, Paul Irving? O il mio barbiere, Bill
Mumford?
Sebastian divise le sue legioni assegnando i vari
compiti: Jimmy Breeze si ritrov nel comitato per le
decorazioni; il mio idraulico avrebbe impersonato
Ebenezer Scrooge; il mio barbiere si offr di travestirsi
da folletto.
Martina avrebbe scritto l'orazione introduttiva di
Babbo Natale.
La cantilena finale mi colse di sorpresa.
- Cosa sanno fare i cani? - url Sebastian all'improvviso.
- Sanno parlare! - rispose la folla.
Il mio cranio cominci a pulsare.
- Di che colore  l'erba?
- Rossa!
Il pulsare nel mio cranio si intensific.
- Le pietre sono...
- Vive!
- Basta! - gridai prendendomi la testa tra le mani. -
Basta! Per favore, basta!
Quattrocento visi si volsero verso di me. Ottocento
occhi mi fissarono furenti e indignati.
- Chi  quello? - chiese qualcuno.
- Una spia! - grid una voce.
La Squadra della Brutalit!
- Prendiamolo! - disse un altro.
Sollevai le mani. - Ascoltate! Voglio unirmi a voi!
- I bugiardi si precipitarono verso di me come le orde
del pi impressionante dei quadri rinascimentali che
avevo decostruito durante l'apprendistato, La battaglia
di Isso di Altdorfer. - Voglio diventare un dissimulatore!
Una mano guantata si chiuse attorno alla mia bocca.
Io la morsi, gustando il sangue salato del bugiardo. Un
calcio mi colp al fianco, rompendomi una costola come
se fosse un ramoscello. Gemendo, vinto dalla paura,
caddi in ginocchio. Mai prima di allora avevo sperimentato
una dose cos massiccia di quell'ultima verit,
di quella quintessenza che  il dolore.
L'ultima cosa che vidi prima di perdere i sensi fu il
pugno del mio commercialista che puntava dritto sulla
mia mascella.
Mi svegliai ancora vivo. Vivo, ma niente di pi. Le
labbra sembravano due grasse lumache trapiantate sulla
bocca; il torace sembrava che fosse stato usato di recente
come palla in qualche gioco strano e violento. E
poi c'era il dolore lancinante al fianco.
La patina appiccicosa mi scomparve lentamente dagli
occhi e riuscii a orizzontarmi: materasso di gommapiuma,
cuscino di piuma d'oca, l'odore forte
dell'alcol per le frizioni. Avevo il torace avvolto nel
cerotto, come l'impugnatura di una mazza da baseball.
Una dottoressa di mezza et, con un camice bianco
e lo stetoscopio che penzolava dal collo, si agitava irrequieta
accanto al mio letto. - Buon giorno - disse, e
sembrava che ci credesse proprio. Un viso magro, vivace,
naso a becco, mento deciso, zigomi marcati, un
viso forse non bello, ma probabilmente avrebbe avuto
un certo fascino per chi fosse stato obbligato a vederlo
regolarmente.
- Giorno? Dunque  gi venerd?
- Molto bene - replic allegra la dottoressa, con un
sorriso luminoso e frizzante come una luna gibbosa. -
Mi chiamo Felicia Krakower e spero davvero, sinceramente,
che lei si senta meglio.
Dall'altra parte della stanza, un vecchio con la pelle
color t Oolong sedeva dritto sul materasso, con la testa
avvolta in un turbante di bende bianco brillanti.
- Mi fanno male le costole.
- Mi dispiace terribilmente - disse la dottoressa
Krakower. - Non si agiti,  a Satirev, ora.
- Satirev?
- Non c' sulle mappe. - La dottoressa Krakower
agit un termometro come se stesse dirigendo un'orchestra.
- Ripetilo al contrario - sugger il mio compagno di
stanza. - A proposito, io sono Louie. Cancro al cervello.
Niente di grave, non fa che crescere e crescere, come
muschio, poi un bel giorno... puff... non ci sono
pi. La morte  un'avventura straordinaria.
Mi infilai il termometro in bocca. Satirev...Veritas...
Satirev... Veritas...
I muri e l'arredamento della stanza erano dominati
da un giallo orrendo e da menzogne altrettanto orrende:
un'edizione formato poster dell'Ode su un'urna
greca di Keats, una riproduzione de I Girasoli di Van
Gogh, una stampa del famoso paesaggio di Salvator
Dal con gli orologi molli sugli alberi da frutto. Guardai
fuori dal vetro rosa pallido della finestra: su una fila
di colonne corinzie spiccava un architrave dov'era
inciso
Centro per il Benessere Creativo.
Mentre Felicia Krakower mi toglieva il termometro,
mi premetti il fianco sfondato: - Dottoressa, lei ha
sentito parlare della psiconeuroimmunologia, vero?
- Il collegamento tra mente e corpo?
- Esatto. Il paziente assume un atteggiamento cos
positivo che la malattia regredisce. Succede?
- Ma certo che succede - rispose la dottoressa facendo
scorrere l'indice sul tubo giallo vivo dello stetoscopio.
- I miracoli accadono tutti i giorni: sorge il sole,
nasce un bambino... non se lo dimentichi, Jack
Sperry.
Che cosa stupenda trovarsi in mezzo a persone che
non avevano paura della speranza. - Sia benedetta,
dottoressa. Per caso, ho la febbre?
- Qualche lineetta, niente di cui preoccuparsi. A
Satirev nessuno resta mai ammalato a lungo.
- Dovrei telefonare a mia moglie.
Contro ogni previsione, il sorriso della dottoressa si
accentu ancor di pi. - Lei ha una moglie? Fantastico,
stupendo. Passer immediatamente la sua richiesta
alla Sicurezza Interna. Apra la bocca, le spiace?
- Perch?
-  per il suo bene.
Dischiusi le labbra ferite e la dottoressa mi deposit
sulla lingua una capsula zuccherosa a forma di rene e
mi porse un bicchiere d'acqua. - Come faccio a sapere
che  per il mio bene?
- Si fidi di me - disse la dottoressa.
- A Satirev la gente si fida - disse Louie.
- Un sonnifero? - chiesi ingoiando la pillola.
- Potrebbe darsi - disse la dottoressa.
Un sonnifero...
Quando ripresi conoscenza, c'era Martina Coventry
china su di me, ancora avvolta nel suo impudico abito
d'argento. Dietro di lei un uomo alto e magro, con la
pelle ruvida, che indossava una giacca da sera sopra
una maglietta verde con la scritta
SE LA VITA NON TI DA CHE LIMONI,
FAI UNA LIMONATA.
Sembrava un cactus.
- Martina!
Lei mi appoggi una mano grassoccia sulla fronte.
- Di' ciao a Franz Beauchamp.
- Ciao - dissi all'uomo cactus.
- Il mio compito  di assicurarmi che tu non te ne
vada - mi spieg Franz con una voce che pareva entrare
nella stanza dopo aver attraversato un barattolo di
miele. - Non  un gran impegno: basta che tu mi dia la
tua parola di veritasiano che non te ne andrai.
- Non me ne andr.
- Molto bene. - Il sorriso del mio guardiano era
spettacolare come quello di Felicia Krakower; ero finito
in una comunit di allegroni. - Ho la sensazione che
diventeremo grandi amici - disse.
Martina era pi appariscente che mai: si era acconciata
i capelli color terracotta in una complicata treccia
lucida che le ricadeva sulla spalla come una pagnotta
di challah(4); gli occhi erano una caricatura di loro stessi,
truccati con una pesante riga e molto ombretto. -
Anche se qui siamo a Satirev - mi disse, - sono veritasiana
quanto basta per parlare schiettamente. Ti ho salvato
il culo, Jack. Sei vivo perch la buona vecchia
Martina Coventry ha perorato la tua causa l nel deposito.
- Te ne sono grato - dissi.
- E fai bene.
- Hai detto loro di Toby?
- S e devo dire che la storia ha riscosso un immediato
successo. Un bambino con lo Xavier che tenta
una remissione: non hai idea di quanto fascino abbia
quaggi una situazione del genere.
-  commovente in modo incredibile - disse Franz,
- un padre che lotta per la vita di suo figlio... santo
cielo,  proprio commovente.
- Puoi insegnarmi a mentire? - chiesi.
- Dipende - rispose Martina.
- Da cosa?
- Dal fatto che tu sia accettato o meno nel programma...
dal fatto che il trattamento funzioni o meno. Non
tutti hanno la stoffa per diventare dissimulatori.
- Se la decisione toccasse a me, io ti ammetterei subito
- disse Franz facendo schioccare le dita.
- Purtroppo non dipende da noi - disse Martina. -
Ti ci vorr-un po' di fortuna. - Frug nella borsetta di
broccato e tir fuori, incredibilmente, un ferro di cavallo.
Apr il cassetto del mio comodino e lo lasci cadere
dentro: thud. - I cavalli hanno sei zampe - disse
seria.
Digrignai i denti. - I portafortuna sono delle menzogne
- ribattei.
- Forse - rispose Martina.
- Mi hanno detto che desideri fare una telefonata -
disse allegro Franz. - Parlando a nome della Sicurezza
Interna, devo dirti che siamo felicissimi di esaudire
questa tua particolare richiesta.
Franz e Martina mi aiutarono a mettermi in piedi un
centimetro dopo l'altro. Non mi ero mai reso conto di
possedere tanti muscoli vulnerabili, tante ossa fragili.
Alla fine fui in piedi, con il pavimento freddo che mi
faceva il solletico, la camicia da ospedale assurdamente
corta e informe che mi sfiorava il posteriore.
Il Centro per il Benessere Creativo era un edificio
modesto: percorremmo un corridoio di una decina di
metri con le pareti piene di fotografie di bimbi
dall'aria estatica e un'altra decina di metri nell'ingresso
arredato con un'infinit di riproduzioni delle ninfee
di Monet, e di colpo ci ritrovammo fuori, in un piccolo
giardino privato. I muri di mattoni lisci erano costellati
di graffiti:
GES TI AMA... TUTTO A SUO MODO E BELLISSIMO...
OGGI  IL PRIMO GIORNO DEL RESTO DELLA TUA VITA.
Sollevai lo sguardo: niente sole, niente nuvole... niente
cielo. Il parco era coperto da una volta di cemento che
ricordava la cupola di una cattedrale; al soffitto erano
sospesi tre riflettori a vapori di mercurio, tre soli tecnologici.
- Siamo sottoterra - mi spieg Martina notando la
mia espressione confusa. - Ci troviamo sotto Veritas -
disse sollevando un dito in alto: aveva le unghie dipinte
di verde fluorescente. - Fino ad ora abbiamo colonizzato
solo un centinaio di acri, ma continuiamo a
espanderci.
Delimitato, compatto... eppure il parco non era
soffocante. Anzi, non mi era mai capitato prima di trovarmi
in uno spazio cos arioso e rilassante.
C'era odore di resina di pino. L'onnipresente cinguettio
degli uccelli sfoggiava l'euforica complessit
di una fuga.
Farfalle di una dozzina di specie diverse, una pi
colorata dell'altra, svolazzavano come tante strisce che
cercavano di unirsi in un folle patchwork. Un sentierino
di beole serpeggiava tra piccole aiuole di zinnie,
gladioli, tulipani e peonie.
- Non diventeremo mai grandi come Veritas, naturalmente
- disse Martina. - Ma non  questo il punto.
Studiai il soffitto: la superficie curva intersecata
dalle viscere di Veritas, i suoi intestini di cemento, le
vene di piombo, i nervi ronzanti di acciaio e guttaperca.
Qualcosa di molto strano scivol sopra la mia testa.
- Il punto : Satirev esiste - disse Martina, - e funziona.
Un maiale. Un maiale? S, eccolo l, che veleggiava
nell'aria come un dirigibile in miniatura, sbattendo
le piccole ali da cherubino. Una macchina di qualche
genere, un bizzarro giocattolo per bambini? No, il
grufolio era organico in modo sconcertante.
- I porci hanno le ali - disse Franz. Quella bugia mi
fece correre un brivido per il corpo.
Un gatto magro e giallo scivol furtivo da sotto un
cespuglio di forsizia, con il pelo ritto di felina paura.
Trasformandosi in una palla di pelo oblunga, schizz
verso il Centro. Un istante pi tardi apparve il suo inseguitore.
Un cane, pensai subito. Ma no, la forma era sbagliata.
E poi quella coda, lunga, simile a un pezzo di
corda.
Il tremito cominci all'altezza dell'osso sacro e si
diffuse. Un topo, un topo grande come un tasso incinto.
Che dava la caccia a un gatto.
- Questo  un posto molto strano - dissi guardando
Martina negli occhi truccati in modo cos esotico. -
Non lo credi anche tu?
- La stranezza  relativa - rispose lei.
- Sono stupefatto.
- Non  difficile costruire una bugia. Una microbiologia
d'avanguardia ti pu dare un maiale che vola, un
topo di taglia extralarge... tutto quello che vuoi.
- Continuo a essere stupefatto.
- Ci vuole un po' per abituarsi a Satirev - disse
Franz con un largo sorriso. - Sono sicuro che riuscirai
a farcela. Secondo me sei in gamba, Jack.
La cabina telefonica si trovava su una montagnetta
di erba rossa e trifoglio a cinque foglie. Attraversai
zoppicando lentamente tra quella strana flora, il corpo
ridotto a un ammasso dolorante, e spinsi la porta pieghevole.
Martina e Franz si fermarono molto vicini, a
portata d'orecchio.
- Sai come devi comportarti? - mi chiese il mio
guardiano.
- Credo di s.
- Se fai anche il pi piccolo accenno, bang, ti ritrovi
a Veritas pieno di scopolamina, e non ricorderai mai
di essere stato qui, nemmeno il pi piccolo particolare.
Sarebbe davvero increscioso, non credi?
Il telefono era una frode, collegato segretamente alle
linee di Veritas, di cui saccheggiava sfacciatamente i
servizi.
Tesi il dito indice e premetti i pulsanti.
Helen non rispose prima del settimo squillo. Era
chiaro che l'avevo svegliata.
- Pronto? - disse con voce assonnata.
- Ti ho svegliata?
- Certo che mi hai svegliata - borbott, - chiunque
tu sia.
- Ascolta - le dissi senza preamboli. - Non chiedermi
niente.
- Jack? Sei tu?
- Sono io. Non chiedermi dove sono, Helen. Tutto
dipende da questo.
Mia moglie emise un sospiro frustrato.
- Io... ehm,  bello sentire la tua voce, Jack.
- Sono fra di loro. Sai di cosa sto parlando?
- Credo di s.
- Stanno esaminando il mio caso, Helen. Forse mi
lasciano entrare. Spero che tu non sia ancora di parere
contrario.
- Sono di parere contrario - borbott lei.
Mi avvolsi il cordone del telefono attorno al braccio,
stringendolo forte contro la pelle come un filatterio(5).
- Hai avuto notizie di Toby?
-  arrivata oggi una cartolina.
- Dice qualcosa della sua salute... dolori alle giunture
o cose del genere?
- Scrive solo che ha partecipato a una gara di canoa.
Devo andare a prenderlo alla stazione degli autobus
il giorno 27.
- Niente mal di testa?
- No.
Baciai il microfono di plastica. - Ti richiamer appena
posso. Ciao, Helen. Ti voglio molto bene.
- Anch'io ti voglio molto bene, Jack... ma, per favore,
vieni via di l. Per favore.
Riattaccai e mi voltai verso Martina e Franz. Alle
loro spalle, un topo nero e irsuto immobilizz a terra
un gatto siamese e lo azzann alla gola.
- Ti sei comportato bene - disse il mio guardiano.

Note.
4. Alimento ebraico: pane lievitato con l'aggiunta di uovo e spennellato
di tuorlo prima della cottura. Viene preparato soprattutto in occasione
del Sabbah. (N.d.R.)
5. Filatterio: termine con cui si indicano delle strisce di pergamena riportanti
passi della Torah. racchiuse in piccoli contenitori di cuoio, che
gli ebrei sono soliti portare legati al braccio sinistro e al capo durante la
preghiera. (N.d.R.)

 CAPITOLO QUINTO.

I tecnici meteorologi avevano appena messo in funzione
i reostati, inondando il cielo mattutino del sabato
con un'incredibile alba verde smeraldo, quando Martina
entr a passo energico nella mia camera d'ospedale,
apr il cassetto del mio comodino e tolse quel ridicolo
ferro di cavallo. - Ha funzionato - afferm tenendolo
davanti a s come un ossicino a forcella che avevamo
deciso di dividere.
- Oh? - commentai scettico. Non volevo abbassarmi
a livello della superstizione: la psiconeuroimmunologia
era una cosa reale.
Martina ripose il ferro di cavallo nella borsa. Ero
fortunato, mi disse: l'aspirante tipo in genere veniva
recluso per un mese intero all'Hotel Paradise mentre il
governo decideva il suo destino, ma non era il mio caso.
Al contrario, se la dottoressa Krakower avesse dato
il permesso, quello stesso pomeriggio avrei incontrato
Manny Ginsburg in persona.
- Immagina, Jack: ti  stata concessa un'udienza
con il Papa!
Venti minuti pi tardi apparve la dottoressa
Krakower accompagnata dall'untuoso Franz Beauchamp.
Mentre Martina mi guardava con quella che
pareva sincera preoccupazione e Franz con una certa
servile compassione, la dottoressa ispezion le mie infermit.
Rimosse la fasciatura dalla testa, mi palp la
costola rotta attraverso la benda adesiva... - Qui potrebbe
sentire un po' male - avvert prima di provocarmi
un dolore acutissimo e poi annunci tutta allegra
che ero in grado di muovermi, ma che dovevo tornare
al tramonto per un altro controllo.
Mi infilai la tuta di cotone che indossavo al lavoro
gioved: quanto mi pareva lontano gioved, remoto e
irreale.
Martina e Franz mi aiutarono ad attraversare l'ingresso
dell'ospedale e il parco, fino alle rive di un largo
canale artificiale chiamato Fiume Giordano, le cui
acque limpide e pulite odoravano di qualche felice mistura
di birra di radici e sciroppo d'acero. Sotto la superficie,
simili a riflessi di raggi lunari, guizzavano
trote dorate.
Una gondola rossa, verniciata di fresco, era ormeggiata
al molo. Salimmo a bordo e mentre il mio sorvegliante
ci spingeva avanti affondando il lungo remo
nelle dolci acque, Martina mi istru nel complicato rituale
che avrei dovuto osservare con Papa Manny.
- In primo luogo,  un tipo stanziale, vive sempre
qui. - Per la maggior parte dei dissimulatori, mi spieg
Martina, Satirev era un pied--terre, la meta di pellegrinaggi
periodici attraverso i quali veniva rinfrescata
la loro abilit a mentire, mentre al contrario Manny
Ginsburg non se ne allontanava mai. - Questo lo ha reso
un po' eccentrico - afferm.
- Non mi sorprende - dissi, mentre un furetto acquatico
balzava fuori dal Giordano e afferrava
un'ignara rana a pois bianchi sulla riva.
- Insisti nella devozione verso tuo figlio - mi consigli
Martina. - Su come saresti disposto a smuovere
cielo e terra per guarirlo. Il nostro amico adora il sentimentalismo.
- E non guardarlo dritto negli occhi - disse Franz. -
Odia la franchezza.
Il mio guardiano ci fece accostare a un pontile robusto
e ben tenuto, imbiancato a calce, con i pali di sostegno
decorati con riproduzioni in ceramica di pellicani
e gabbiani. Dalla riva si innalzava una struttura
altrettanto linda e ordinata: una locanda di posta o forse
un capanno di pescatori. Un pastore tedesco era disteso
sullo zerbino e dondolava la testa in languidi cerchi
seguendo il volo di una libellula.
- La Santa Sede - annunci Martina.
-  una locanda di posta - la corressi.
-  la Santa Sede - disse Franz mentre legava la
gondola al pontile.
- Forse da queste parti non abbiamo tutti gli stanziamenti
che vorremmo - disse il cane, - ma  comunque
la Santa Sede.
Non battei ciglio. Stavo cominciando ad abituarmi
a quel genere di cose. La porta si apr sui cardini ben
oliati e un uomo piccolo, nervoso, sulla sessantina, con
gli occhi strabici, che indossava un abito di poliestere
bianco brillante e una papalina ebraica si accost al
pontile e disse a Martina e Franz di tornare a prendermi
dopo un'ora.
- Ti va una tazza di caff fresco? - mi chiese
Manny Ginsburg accompagnandomi nel suo monolocale
sul fiume. Il pastore tedesco ci segu con le unghie
che ticchettavano sul pavimento di legno. - 
molto gustoso.
- Certo - risposi osservando attorno. La baracca di
Manny era linda all'interno quanto lo era all'esterno.
- Prendi una sedia.
Non c'erano sedie. Mi sedetti sul tappeto.
- A proposito, mi chiamo Ernst - disse il cane porgendomi
la zampa.
- Jack Sperry - risposi stringendo la zampa di Ernst.
- Tu parli - osservai.
- Un impianto bioelettronico che modifica la laringe.
Manny and nel cucinotto. Togliendo un bollitore
di rame dalla stufa a kerosene, riemp un paio di tazze
di terracotta con acqua bollente, poi aggiunse due
grossi cucchiai di Caff Bevibile Donaldson.
- Aveva detto fresco - gli feci notare con sincerit
tutta veritasiana.
- Per noi  fresco - ribatt il Papa.
- Vuoi sentire una barzelletta su un cane parlante? -
mi chiese Ernst.
- No - risposi sincero.
- Oh - disse il cane, evidentemente ferito dalla mia
franchezza.
Manny ritorn dal cucinotto con un vassoio della
Coca-Cola su cui erano posate le due tazze, un bricco
di panna e un barattolo con la scritta sale.
- Il mondo lass  sterile. Sterile, soffocante, spiritualmente
impoverito. - Manny pos il vassoio accanto
a me e sollev gli occhi al cielo. - E tra non molto
sar nostro. Non mi credi? Ascolta: abbiamo gi piazzato
venti dissimulatori in parlamento. Una persona
con le nostre capacit non ha difficolt a essere eletta.
- Vuol dire... che intendete conquistare Veritas? -
chiesi sforzandomi di non guardare Manny.
Il Papa si mise le mani sulle orecchie. - Per favore.
- Non usare il termine conquistare - mi ammon
il cane.
- Noi intendiamo riformare Veritas - disse Manny.
Fissai il tappeto. - La verit  bellezza, vostra Santit.
- Allargando le dita, recitai la familiare litania. -
Nell'Era delle Menzogne i politici mentivano, la pubblicit
ingannava, i preti esageravano...
- I fondatori di Satirev non erano contrari a dire la
verit. - Manny si batt sulla papalina. - Ma non sopportavano
l'impossibilit di non poter fare diversamente.
L'onest senza possibilit di scelta, dicevano, 
la schiavit con il sorriso. - Indic il soffitto con la
tazza del caff. - Verit lass... - pos la tazza sul pavimento,
- ...dignit quaggi. - Ridacchi piano. - A
Satirev abbiamo optato per quest'ultima. Lo vuoi dolce?
-Eh?
- Il caff. Dolce?
- In effetti, mi piacerebbe un po' di zucchero.
Il Papa mi porse il barattolo del sale. Ne scossi
qualche grano sul palmo della mano e leccai: era zucchero.
- Ho il cuore spezzato - disse Manny premendosi
una mano sul petto. - La situazione in cui si trova il
tuo Toby  terribile.
- Davvero?
- Sono sconvolto.
- Non lo conosce nemmeno.
- Quello che cerchi di fare per lui  cos nobile.
- Lo penso anch'io - disse Ernst. - E sono solo un
cane.
Manny vers il sale satireviano nel caff. - Ho solo
una domanda da farti. Ascoltami attentamente. Ami
tuo figlio?
- Questo dipende da...
- Non ti ho chiesto se gli vuoi bene, ti ho chiesto se
lo ami. Di un amore folle, incondizionato, non veritasiano.
Con mia grande sorpresa, ma non del Papa, non ebbi
bisogno di riflettere prima di rispondere. - Lo amo
- affermai guardando Manny negli occhi. - Amore
folle, incondizionato, non veritasiano...
- E allora sei accettato - disse Manny.
- Congratulazioni - disse il cane.
- Devo avvertirti: il trattamento non ha effetto in
tutti i soggetti. - Manny sorseggi il suo Donaldson. -
Ti consiglio di mettere in gioco tutto te stesso, persino
l'anima, anche se sei convinto di non possederla. Per
favore, non guardarmi negli occhi.
Mi voltai, incerto se sentirmi felice perch ero stato
ammesso, o se rimuginare sulla possibilit di un fallimento.
- A suo parere, che possibilit ho?
- Ottime - disse Manny.
- Davvero eccellenti - convenne Ernst.
- Sarei pronto a scommetterci dei soldi - aggiunse
il Papa.
- Naturalmente - disse il cane, - potremmo anche
mentire.
Domenica mattina io e Martina ci avventurammo
sul prato di quinquefogli fuori dal Centro per il Benessere
Creativo e, salendo in cima alla collinetta, telefonammo
a casa di Arnold Cook, a Locke. Facendosi
passare per mia moglie, Martina gli disse che mi ero
preso una polmonite doppia e non sarei tornato al lavoro
per almeno una settimana. La sua fabulazione mi
fece venire un tremendo mal di testa e al tempo stesso
mi procur, a essere sinceri, una sorta di brivido sessuale.
Il curatore capo espresse la sua limitata simpatia e
tutto fin l. Che strumento meraviglioso, la bugia,
pensai: cos pratica e semplice. Stavo cominciando a
comprendere la ragione della sua vasta popolarit nei
tempi andati.
Io e Martina facemmo una passeggiatina nel parco,
con Franz Beauchamp che si aggirava bene in vista
sullo sfondo. Martina mi prese la mano destra e le mie
dita divennero cinque zone erogene. Quel giorno sarebbe
ritornata a Veritas, mi spieg, perch aveva finalmente
ottenuto un lavoro: avrebbe scritto discorsi
elettorali per Doreen Hunter, una rappresentante di
Cartesio.
- Mi mancherai - le dissi.
- Torner - disse lei accarezzandosi la treccia barocca
con la mano libera. - Come tutti i dissimulatori,
sono obbligata a immergermi in Satirev per novanta
giorni all'anno. Passer il prossimo venerd sul Giordano,
a pesca di furetti.
- Verrai a trovarmi? - chiesi a quella donna esotica
e succosa.
Lei fiss il cielo e annu. - Con un po' di fortuna
per allora sarai un bugiardo - disse, seguendo un
maiale con i suoi occhi bistrati. - Se hai qualche verit
per me, farai meglio a tirarla fuori adesso.
- Verit?
- Di tanto in tanto, noi dissimulatori possiamo sopportarlo.
- Be', immagino che dovrei dire... - la realt della
mia situazione mi si present alla mente nel momento
stesso in cui parlai. - Dovrei dire che sono un po' innamorato
di te, Martina.
- Solo un po'? - chiese guidandomi verso la sponda
del fiume, con Franz alle calcagna.
- Queste cose sono difficili da quantificare. - Due
gondole attraccate al molo si alzarono sulle onde prodotte
da un motoscafo. - Posso chiederti cosa provi
per me?
- Preferirei non dirlo. - Martina allarg le dita, liberandosi
dalla mia stretta. - Alla fine di tutto questo
non ci resterebbe nulla, nulla se non dolore. - Sal nella
sua gondola e portandosi a poppa, prese il lungo remo.
- Sono certa che diventerai un satireviano - disse,
staccandosi dal molo. - Ho molta fede in te, Jack -
grid mentre svaniva nell'alba a tremila watt.
La corrente port me e Franz a sud, facendoci passare
davanti a una teoria di piccole villette sul fiume
decorate di sofismi: zerbini con frasi di benvenuto, vasi
di fiori, ornamenti da giardino in stucco a forma di
cupidi e sette nani.
Il mio sorvegliante attracc la gondola davanti a un
edificio a due piani in legno dipinto di un rosa brillante
e sormontato da un'insegna al neon con le parole
HOTEL PARADISO.
L'edificio era circondato da un muro di pietra in cui
si apriva un grande cancello con al centro una saracinesca
in ferro, anch'essa dipinta di rosa. Sbarre di ferro
rosa si intrecciavano davanti alle finestre dell'albergo
come i tratti di penna di un censore.
Uno scricchiolio improvviso: la saracinesca che si
alzava con la stridente mancanza di grazia della porta
automatica di un garage.
Franz mi fece passare sotto l'arco, risalimmo un
sentiero in asfalto rosa e superato il portale ci trovammo
alla reception.
Diede il mio nome all'impiegato - Leopold indicava
la targhetta - un uomo sulla quarantina, molto sovrappeso,
con la faccia da cavallo, che indossava una camicia
hawaiana cos vistosa da sollecitare una sanzione.
Dopo aver confermato che in effetti l'albergo attendeva
uno Jack Sperry di Platone, Leopold mi consegn
una tunica rosa con la parola novizio stampata sul davanti.
Era un abito informe come quello del Centro per
il Benessere Creativo e non ebbi difficolt a infilarmelosopra gli abiti che portavo.
- Sei davvero elegante - disse Leopold.
- Tu sei una delle persone pi scialbe che abbia mai
visto - mi sentii costretto a informarlo.
Il fattorino capo, un vecchio simile a un ragno con
la pelle che ricordava una buccia di melone, mi guid
attraverso un lungo corridoio con riproduzioni di Giotto
e di Rembrandt alle pareti; Franz, la mia eterna ombra,
era sempre alle calcagna.
Ci fermammo davanti a una porta rosa a bulloni che
dava pi l'impressione di condurre nel sotterraneo di
una banca che non in una stanza d'albergo... aveva
persino una serratura a combinazione.
- La sua suite - annunci il fattorino mentre entravamo
tutti e tre.
Suite. Ma certo. Era pi piccola della Santa Sede e
con meno mobili: niente tappeti, niente sedie, niente
finestre. Le pareti erano pulite e prevedibilmente rosa.
Altri due novizi uomini, uno alto e uno basso, erano
sdraiati su due pagliericci vicini e fumavano. - I suoi
compagni di stanza - disse il fattorino mentre usciva
insieme a Franz. La porta si chiuse con un tonfo sordo
e poi si udirono gli scatti attutiti della serratura a combinazione.
- Io sono William - disse quello alto. Avrebbe potuto
fare il centravanti di sfondamento dei Competent
di Platone.
- William Bell.
- Ira Temple - si present quello basso.
- Jack Sperry - dissi io.
Trascorremmo l'ora seguente raccontandoci la storia
delle nostre vite.
Venni a sapere che Ira era un tipico dissimulatore in
addestramento. Odiava Veritas e non aveva potuto far
altro che abbandonarla: secondo lui qualunque cosa,
persino la disonest, era meglio di quella che definiva
la confusione fra l'empirico e il vero che regnava nella
sua citt natale.
La storia di William era abbastanza simile alla mia.
Charlotte, la sorella maggiore, l'unica persona al mondo
a cui tenesse, era atterrata poco tempo prima su
Amaranto, un pianeta che esisteva solo nella sua mente.
Imparando a mentire, aveva pensato William,
avrebbe potuto trasferirsi sul mondo mitico di Charlotte
e in questo modo liberarla dalla folle gravit del pianeta
oppure stabilircisi insieme a lei.
La porta si spalanc ed entr un uomo curvo, piccolo e scuro, con la testa calva e un'andatura che mi sugger
l'immagine di un'anatra con l'osteoporosi. - Durante
la prossima settimana vi innamorerete tutti di me
- disse senza preamboli agitando la cartelletta. - Vi
tratter cos bene che penserete di essere morti e di
trovarvi in paradiso. - Ci gratific di una strizzatina
d'occhi birichina. - Questa  una bugia. Sono Gregory
Harness, e rappresento Manny Ginsburg. Potete chiamarmi
Lucky - disse con instancabile e insistente bonomia.
- Il Papa  profondamente dispiaciuto di non
poter essere qui lui stesso per il vostro orientamento,
ma i suoi pressanti impegni non gli permettono... be'
avete capito il succo delle sue stronzate. Chi di voi 
Sperry?
Alzai la mano.
- Ho sentito del tuo bambino malato - disse Lucky.
- Uno strazio, una tragedia. Credimi, Sperry, ti sar vicino
con tutto me stesso.
E fu cos che iniziammo l'assorbimento di bugie, la
discesa nell'inganno, il tuffo a capofitto nella realt
satireviana.
Alle prime luci dell'alba, Lucky ci fece salire sul
suo furgone scoperto e ci port in un luogo dove il denaro
cresceva sugli alberi, un frutteto monetario tanto
vasto che sarebbe bastato per pagare gli interessi del
debito nazionale di Veritas. Passammo una giornata interminabile
sudando sotto le lampade celestiali a raccogliere
cesti e cesti di biglietti da cinque dollari.
Marted mattina i tecnici meteorologi crearono una
straordinaria tormenta, un turbine di neve fusa bollente
che blocc completamente Satirev. Lucky distribu
delle grandi pale, ordinandoci: - Pulite tutto: ogni strada,
ogni viottolo, molo, marciapiede. - E noi obbedimmo,
riempiendoci la pelle di scottature di secondo grado
trasportando mucchi e mucchi di precipitato fumante
sulle rive del Giordano e buttandolo nel canale.
Lucky ci deterse la fronte con asciugamani intrisi di
acqua gelata, spense la nostra sete con la limonata, len
le nostre schiene scottate con il balsamo di eucalipto...
ma continu a farci lavorare per tutto il giorno.
Mercoled: mattinata noiosa passata a ferrare cavallia sei zampe, pomeriggio spossante a decorare gli innumerevoli
giardini rocciosi di Satirev. Io e i miei
compagni ricavammo l'impressione che, per essere
pietre, quelle creature fossero straordinariamente loquaci
e piene di autocommiserazione. I sassi si lamentavano
per la mancanza di mobilit e di prestigio; sostenevano
che era un inferno essere delle pietre. Tagliateci,
dicevano, e sanguineremo.
Altre menzogne, le menzogne di gioved: il nostro
Lucky riemp il suo furgone di bombolette di vernice
spray e ci scorrazz per tutta Satirev, fermandosi in
tutti i giardini pubblici lungo la strada e ordinandoci di
dipingere di rosso l'erba, di blu le rose e di rosso le
viole, un'ordalia che ci riemp a tal punto di chiazze di
colore che sembravamo la sintesi di tutti i Jackson Pollock
che avevo criticato. Quella notte, sdraiato sulla
mia branda al Paradise, nel mio cervello frastornato
turbinarono inganni e menzogne... cavoli color lavanda
e patate cremisi, giungle color indaco e iceberg verde
pallido, palle da baseball quadrate e balene pelle e
ossa, nani altissimi e serpenti dalle gambe lunghe, elastiche
e bianchicce.
Altre bugie... bugie, bugie, bugie.
Venerd Lucky ci diede dei fucili da caccia calibro
22, ci istru sul loro funzionamento e sfruttando l'handicap
della nostra educazione veritasiana, ci fece giurare
che non li avremmo usati per fuggire.
- Prima della fine della giornata, ognuno di voi deve aver
abbattuto un maiale volante. Non fatevi ingannare
dall'aspetto grossolano della loro anatomia, sono
molto pi furbi di quanto non sembrino.
E fu cos che mi ritrovai accucciato dietro una foresta
di gatti a nove code sulle sponde del Giordano, con
il fucile sulle ginocchia e la mente che si arrovellava
sulla ragione evidente e logica che stava dietro il mio
decondizionamento.
Una forma scura e bulbosa scivol sopra il fiume,
simile all'ombra che avrebbe potuto produrre un gigantesco
tafano e mi ritorn alla mente lo studio che
avevo fatto di Alice nel Paese delle meraviglie prima
di criticarlo.
-  venuto il tempo - disse il tricheco - di parlare
di molte cose. - Afferrai il fucile, presi la mira: la forma
veleggi lungo l'orizzonte del mio mirino, da ovest
a est. - Di scarpe, e navi, e ceralacca, di cavoli e re. -
Sparai. - E del perch il mare ribolle. - L'animale stupefatto
cadde squittendo. - E se i porci hanno le ali. -
La mia preda ferita cadde nell'acqua.
Quando ogni muscolo del tuo corpo  indolenzito
dal raccolto di biglietti da cinque dollari, non dubiti
pi che il denaro cresca sugli alberi. Quando tutta la
tua epidermide  marchiata a fuoco dall'incontro con
fiocchi di neve a duecento gradi, non puoi fare altro
che accettarne l'esistenza.
Quando ogni minima parte della tua attenzione 
concentrata nel tentativo di abbattere un maiale con le
ali, non ti fai domande sulla natura ontologica della
specie.
L'Hotel Paradiso aveva un solo ristorante, un locale
immacolato chiamato Russian Tea Room, dove Lucky
venerd sera ci port a cena. Le pareti erano ricoperte
da piastrelle bianche e luccicanti; gli sgabelli - imbottiture
di vinile rosso appoggiati a steli di acciaio luccicanti
- ricordavano dei funghi Art Dec. Il menu rigurgitava
di mucche ammazzate, eufemisticamente definite
bistecche, hot dog, hamburger e taco di
manzo. Lucky ci disse di ordinare quello che volevamo.
- Vi ho fatto lavorare abbastanza sodo - confess
dopo che arrivarono le ordinazioni.
- Un'affermazione inadeguata - ribattei.
Lucky svit il tappo della bottiglia di Quasitomato
Ketchup prodotto a Veritas. - Ditemi, amici miei, vi
sentite in qualche modo diversi?
- Diversi? - disse Ira Temple, consumando voracemente
il suo taco di manzo. - Per niente.
William Bell addent il suo cheeseburger. - Sono
lo stesso uomo di sempre.
- Il programma di sabato  molto intenso - disse
Lucky, versando del ketchup sulle patatine. - Dovrete
estrarre zucchero dalle miniere di sale, frequentare un
seminario linguistico in compagnia di alcuni golden
retriever, portare quarti di bue al Papa perch li benedica.
Ma in base alla mia esperienza, se non siete dei
bugiardi gi adesso, non lo diventerete mai.
Con una franchezza abbastanza rara a. Satirev,
Lucky guard William dritto negli occhi.
- Che cos'hanno i porci, figliolo?
- Eh?
- I porci, che cos'hanno? Ti sei occupato di porci,
di recente, li conosci.
William guard la sua mucca mangiata a met e riflett
sulla domanda per un minuto intero. Alla fine
sollev la testa, chiuse forte gli occhi ed emise lo stesso
genere di esclamazione felice che avrebbe potuto
emettere un bambino dell'Era delle Menzogne la mattina
di Natale. - I porci hanno le a-ali!
- Cos'hai detto?
- A-a-ali! - William balz dalla seggiola e si mise a
ballare attorno al tavolo. - Ali! - cant. - Ali! I porci
hanno le ali !
- Ottimo, William! - url Ira, con un'espressione
per met invidiosa e per met ansiosa.
Lucky sorrise, mangi una patatina e punt la forchetta
contro Ira. - Ora tu. Parlami del denaro, Ira.
Dove cresce il denaro?
Ira trasse un respiro profondo. - Be', non  una domanda
facile. C' chi direbbe che il denaro non cresce
affatto. Altri potrebbero obiettare...
- Il denaro, figliolo. Dove cresce il denaro?
- Sugli alberi! - grid Ira di scatto.
- Su cosa?
- Il denaro cresce sugli alberi !
- E io sono la Regina di Saba! - disse William.
- Io sono il re di Francia! - disse Ira.
- Io so volare! - disse William.
- Io cammino sull'acqua! - disse Ira.
- Dio protegge gli innocenti!
- I colpevoli non la passano mai liscia!
- L'amore  eterno!
- Anche la vita!
Lucky mi pos una mano ossuta sulla spalla. - E
come la mettiamo con la neve, Jack? - mi chiese. -
Com' la neve?
Le parole giuste si formarono nel mio cervello, le
sentii prudere sulla punta della lingua come un granello di sabbia. - ... ...
- Calda, per esempio? - chiese Lucky.
- La neve  c-c-c-c...
- Calda?
- Fredda! - strillai. - La neve  fredda - gemetti.
William mi scocc un'occhiata angosciata. - Jack,
non hai capito niente.
- Non ti ricordi di quella tormenta? - chiese Ira.
Tremai per la nausea, barcollai per la sconfitta. Maledizione.
Merda. - Quello che fanno qui  tutto un inganno.
- Jack Sperry contro il morbo di Xavier... e ora
la malattia avrebbe vinto. - Non  affatto neve.
- La neve  calda - disse Ira.
-  fredda! - Alzandomi dalla sedia, barcollai alla
cieca per la sala da t. - I maiali non volano! I cani
non sanno parlare! La verit  bellezza!
Me ne andai.
L'atrio dell'albergo era buio e saturo dell'aroma
dolciastro del Giordano. L'addetto notturno dormiva
dietro il banco. Franz Beauchamp era seduto in una sedia
di vimini accanto a una palma in vaso, con il viso
lungo nascosto dalla tesa del panama.
- Il trattamento non fa effetto, eh? - disse quando
mi avvicinai. - Non scoraggiarti.
- Sono sconfitto - gemetti.
- Su, su, ti resta ancora domani. - Franz si tolse il
panama e lo appoggi sul cuore, un gesto di dolore,
decisi, che anticipava il lutto per Toby Sperry. - C'
qualcuno che vuole vederti - disse.
- Eh?
- Hai una visita.
- Chi?
- Da questa parte.
Mi condusse lungo il corridoio est fino a una porta
d'acciaio che stranamente non aveva chiavistelli, n
chiavi, n serrature. La scritta diceva videogame.
Franz gir la maniglia.
Non c'erano videogame nella Sala dei Videogame.
C'era un tavolo da bigliardo con il tappeto rosso.
Una riproduzione delle Damigelle di Avignone di
Picasso.
Martina Coventry.
- Ciao, critico. Avevamo un appuntamento, non ricordi?
- A dire la verit, lo avevo dimenticato.
- A dire la verit? Che modo di parlare  questo
per un satireviano? - Martina avanz verso di me con
la mano tesa che fluttuava come un magnifico uccello.
- Hai l'aria infelice, caro.
- Non sono un satireviano - dissi afferrando le dita
grassocce. - Non lo sar mai.
Martina diede un colpetto alla tesa del panama di
Franz. - Il signor Sperry e io abbiamo bisogno di un
po' di intimit - gli disse. - Non ti preoccupare, non
faremo del sesso o cose simili.
Pur tormentato dall'infelicit e dall'autocommiserazione,
non mancai comunque di notare com'era vestita
Martina.
Se l'avessi usata come paralume, la sua minigonna
non sarebbe arrivata alla spina. La cinghia della borsetta
di broccato poggiava in mezzo alla scollatura tendendole
sul corpo la maglietta con la scritta la vita 
un banchetto e mettendo in evidenza i seni come due
spinnaker gonfiati dal vento.
Franz si tocc il cappello e usc dalla stanza.
- Vediamo di farti dimenticare il decondizionamento.
Martina salt sul tavolo e si distese. Sembrava la
mappa in rilievo di una regione montuosa e particolarmente
impudica. - Sdraiati accanto a me.
- Non  una buon idea - dissi. Era vero, una rotolatina
sul feltro non avrebbe risolto i miei problemi.
Avrei dovuto pompare la mente di Martina e non
un'altra parte di lei; avrei dovuto scoprire com'era riuscita
a compiere la transizione cruciale da veritasiana a
bugiarda.
- Non vuoi? - chiese.
Deglutii rumorosamente. - No, non voglio. - Il mio
sangue balz alla temperatura della neve satireviana.
- No?
- Sono sposato, ricordi? Non voglio fare del sesso
con te.
Ma invece lo volevo. Nel fondo del mio essere lo
volevo... e in quell'istante arriv il correlativo del mio
desiderio, che attrasse sia la mia attenzione che quella
di Martina.
Non voglio fare del sesso con te, avevo detto.
Eppure ecco qui il mio piccolo eroe risoluto, che
trasformava l'inguine della mia tuta in una scultura di
cotone.
Dunque avevo mentito! Per la prima volta dal giorno
del mio condizionamento, avevo mentito!
Mi tolsi la camicia, scivolai fuori dalla tuta. - Celo
le mie ali nell'anima, citai salendo sopra Martina.
Con un gesto rapido, lei mi tolse le mutande, la mia
erezione svett libera, un'evasione priapica. Ce l'avevo
fatta, per la miseria. Potevo anche avere un pene
veritasiano, ma finalmente avevo acquisito una lingua
satireviana.
- Hanno piume morbide e asciutte! - gridai strappandole
la minigonna.
- E quando il mondo non guarda! - grid lei felice.
- Le dispiego e volo!
Dovetti usare i freni della mia Adeguata almeno
una dozzina di volte scendendo lungo il fianco meridionale
di Mount Prosaic diretto alla verde e lussureggiante
valle sottostante. Una baita dopo l'altra, uno
chalet dopo l'altro, il Campeggio Molla-il-Bambino si
distendeva lungo una striscia di terreno spoglio tra l'irruente
Wishywashy e una placida lanca.
Per la prima volta mi venne in mente che forse
Toby non sarebbe stato contento di andarsene con due
giorni di anticipo. Con la sua spaventosa propensione
alla frivolezza, con l'infinit di distrazioni e divertimenti,
Molla-il-Bambino era proprio il tipo di posto in
cui un ragazzino di sette anni poteva immaginare di vivere
per sempre.
Mentre mi fermavo dietro gli edifici dell'amministrazione,
mi sfrecci accanto una banda di bambini in
et preadolescenziale con T-shirt gialla Molla-il-
Bambino e delle canne da pesca in mano. Li guardai
uno a uno. Toby non c'era. Mi arriv all'orecchio
qualche brandello della spiegazione dell'assistente:
qualcosa a proposito del fatto che le piogge acide stavano
rendendo sterile il Lago Commonplace e che
quindi non aveva importanza quanti pesci avrebbero
preso, perch tanto erano condannati lo stesso.
Entrai nell'edificio, una baracca di cartone incatramato
ricoperta di assi. Dietro la scrivania sedeva un
uomo brizzolato, con la barba di tre giorni, intento a
leggere il numero di agosto di Beatoff.
- Sono il padre di Toby Sperry - dissi. - Lei ...
- Ralph Kitto. - Il direttore del campeggio mi
guard sospettoso. - Senta, signor Sperry, non c'
dubbio che siamo stati dei veri irresponsabili a lasciare
in giro quelle trappole per topi, ma non credo che possa
farci causa.
- Non  mia intenzione farlo - gli dissi, godendomi
lo spettacolo della gioia e del sollievo che fiorirono sul
suo viso. Non poteva sapere che ero in grado di mentire.
- Toby se la caver? Ho avvertito un certo senso di
colpa per la faccenda... niente che non possa superare,
ma...
- Sono qui per riportarlo a casa - dissi. - Deve entrare
in ospedale domani.
- La vita  dura, eh? - Ralph Kitto si sventagli con
il Beatoff. - Prenda me, per esempio: come vorrei trovare
un lavoro migliore.
- Immagino che questi ragazzini la facciano diventare
matto... in senso figurato, s'intende.
- La vodka aiuta. Mi ubriaco spesso.
Kitto consult l'orario e mi disse che probabilmente
Toby era ancora al campo di tiro con l'arco, a mezzo
miglio, lungo la riva del Wishywashy. Pagai la retta
per l'istruzione di mio figlio, ringraziai il direttore per
la buona volont nel tirare avanti con un lavoro che
dava cos poche soddisfazioni e mi diressi lungo il fiume.
Quando raggiunsi il campo di tiro, mio figlio aveva
appena sbagliato il bersaglio per meno di due centimetri.
- Bel colpo, Toby, vecchio mio!
Lui rimase immobile con l'arco in posizione, paralizzato
non solo dal mio arrivo, ma senza dubbio anche
dal modo in cui lo avevo salutato. - Pap, cosa ci
fai tu qui?
Non lo vedevo da un mese: mi sembrava pi alto,
pi magro, pi abbronzato... pi vecchio, l in piedi,
nella sua maglietta gialla e sporca e nei jeans che aveva
trasformato in pantaloni corti la primavera precedente.
- Sono venuto a prenderti - gli dissi avvicinandomi
il pi possibile, ma senza fargli capire che lo osservavo
alla ricerca dei sintomi. I capelli erano folti, scuri e
sani come sempre. Gli occhi luccicavano, sembrava
saldo sulle gambe, la pelle era abbronzata senza tracce
bluastre.
- No, io torno con l'autobus domenica. - Disse incoccando
una freccia. - Viene a prendermi la mamma.
- Abbiamo cambiato i programmi. Lei  dovuta andare
fuori citt:  saltata fuori una strana storia di UFO
nel Deserto Hegeliano. - Provai un blando ma irrefutabile
piacere, il dolce sapore della verit che si rigirava
nella mia bocca. -  meglio che mettiamo in valigia le
tue cose. Dov' la tua camerata?
Toby tolse la freccia e la us per indicare un gruppo
di yurte a circa venti metri dai bersagli.
Si avvicin l'istruttore di tiro, un tipo con l'aria del
taglialegna, il volto segnato, che zoppicava leggermente.
Toby mi present come il miglior padre che un
bambino potesse avere. Disse che mi voleva bene. Che
strani, pensai tra me, quei piccoli concetti spontanei
che solcano la mente dei bambini prima del condizionamento.
Mio figlio restitu l'arco e ci avviammo verso la
tenda a forma di cupola.
- Hai una bella abbronzatura, Toby. Stai proprio benissimo.
Ehi,  bello rivederti.
- Pap, ma come parli buffo,
- E scommetto che ti senti altrettanto bene.
- Ultimamente ho avuto un po' di mal di testa.
Strinsi i denti. - Sono sicuro che non  niente di
grave.
- Mi spiace andarmene prima - disse mentre salivamo
i gradini di legno. - Io e Barry Maxwell dovevamo
andare a caccia di serpenti, domani.
- Ascolta, Toby, c' una sorpresa che non ti aspetti.
Stai per fare un'altra vacanza. - La tenda era solo un
poco pi disordinata di quanto mi aspettavo: mucchi di
vestiti sparsi in giro, pile di fumetti dell'Enciclopedia
Britannica. - Andremo a stare in un regno magico sottoterra.
Tu e io, soli.
- Che tipo di regno magico? - chiese scettico.
- Oh, ti piacer, Toby, vedrai. Andremo a pescare e
mangeremo il gelato.
Toby sorrise, un grande e luminoso sorriso, un sorriso
satireviano. - Mi sembra carino. - Apr l'armadietto
e cominci a svuotarlo: lavoretti in legno, magliette,
pantaloni con la pettorina, poncho, fumetti, torcia
elettrica, borraccia, posate. - La mamma viene con
noi?
-No.
- Si perder il divertimento.
- Si perder il divertimento - convenni.
Mio figlio mi mostr una nave da guerra sbilenca e
orribile, annunciandomi orgoglioso che l'aveva costruita
nella classe di laboratorio. - Ti piace, pap?
- Oh, Toby,  assolutamente stupenda.

 CAPITOLO SESTO.

Dodici sono i cancelli che portano alla Citt delle
Menzogne. Ogni anno, a mano a mano che la sua dedizione
alla mendacit diventa sempre pi lampante e la
sua disonest sempre pi affidabile, al convertito satireviano
viene rivelata l'ubicazione di un altro ingresso.
I semplici novizi come me ne conoscono uno solo:
il canale di scolo delle acque piovane vicino all'angolo
tra la Terza e Bruno, a Nietzsche.
Quanti modi per scendere in basso, pensai, mentre
insieme a Toby ci facevamo strada nel labirinto umido
e coperto di muffa del sottosuolo di Veritas. Scale a
pioli, fognature in discesa, strette scale di pietra... li
usammo tutti, con le torce che fendevano l'oscurit come
machete nel fitto del sottobosco. Mio figlio si godette
ogni istante di quel tragitto.
- Wow! - esclamava all'apparire di ogni nuova e
disgustosa meraviglia: un lumacone grosso come una
banana, un lago sotterraneo pieno di rane, una ragnatela
grande e resistente come un tappeto elastico. - Stupendo!
Raggiungemmo la nostra destinazione e ci sistemammo
all'Hotel Paradise.
A differenza della precedente sistemazione, la stanza
che ci fu assegnata era spaziosa e piena di sole, con
una porta-finestra che si apriva su un balcone in ferro
battuto dal quale si poteva scorgere la fauna locale.
- Pap, i cavalli qui hanno sei zampe! - esclam Toby
saltellando eccitato. - I topi rincorrono i gatti! I maiali
hanno le ali! Questo  davvero un regno magico!
Divenne presto chiaro che tutta Satirev era in attesa
del nostro arrivo. Eravamo gli uomini del giorno. Le
guardie del Paradise impararono immediatamente a riconoscere
i nostri volti e ci lasciavano andare e venire
a nostro piacimento.
Franz e Lucky ricoprirono Toby di attenzioni come
se fosse stato un fratellino ritrovato. Dovunque andassimo,
venivamo avvicinati da perfetti sconosciuti che,
avuta conferma della nostra identit, regalavano al
bimbo tragico di Satirev una caramella o un giocattolo
e al padre un abbraccio e una parola di conforto e incoraggiamento.
Anche Felicia Krakower era pronta. Dopo aver fatto
a Toby un prelievo di sangue (gli avevamo detto che
il regno doveva accertarsi che i turisti non diffondessero
germi), spar un attimo nel suo ufficio e ritorn portando
con s un animale di pezza, un comicissimo
babbuino con occhi acrobatici e un muso quadrato e
canino.
- Questo  per te, Ragazzo Arcobaleno - disse.
Toby corrug la fronte e si mostr ansioso. Deglut.
Non era troppo grande per avere un animale di pezza,
semplicemente era troppo grande per mostrare di apprezzarlo
senza vergognarsi.
- Gli ci vuole un nome, non credi? - disse la dottoressa.
- Per, non un nome sciocco, ma qualcosa di dignitoso.
Lo osservai di nascosto, come facevo a intervalli di
un'ora. I fatti stavano diventando inconfutabili: il colore
bluastro della pelle, il capelli che si diradavano.
Toby si rilass e sorrise: - Dignitoso - disse. - Non
sciocco. Oh, s. - Era chiaro che aveva percepito la verit
di fondo della sua nuova casa: a Satirev tutto era
permesso; a Satirev nessun bambino cresceva prima
del tempo. - Si chiamer Barnaby. Barnaby il Babbuino.
- Poi, aggrottando la fronte, si freg l'angolo della
bocca con la punta della lingua. - Credo che abbia dei
germi.
- Hai perfettamente ragione, Ragazzo Arcobaleno.
- La dottoressa appoggi la siringa al braccio del babbuino
nascondendola sotto un batuffolo di cotone. -
Credo sia il caso di prelevare un campione di imbottitura.
Quella sera, un attimo dopo che mio figlio si fu addormentato,
corsi alla cabina telefonica fuori dal Paradise
e chiamai il Centro per il Benessere Creativo. La
dottoressa Krakower mi disse esattamente quello che
mi aspettavo di sentire: il test di Xavier era positivo.
- Ci sono ancora tantissime speranze - insistette.
- Capisco cosa intende dire - risposi, rabbrividendo
nella calda oscurit estiva. Positivo. Positivo. - Se facciamo
in modo che Toby assuma un atteggiamento
giusto, il suo sistema immunitario entrer in funzione
e... bang, remissione.
- Esattamente.
- Quanti anni pu durare una remissione?
- Non si pu mai dire, Jack. In alcuni casi molto,
moltissimo tempo.
Feci una telefonata a Veritas.
- Ciao, Helen.
- Jack? E mi chiami ora? Ora, dopo dieci giorni.
- Sono stato occupato.
- Il tuo curatore ha mandato una cartolina di auguri
di pronta guarigione. Sei malato?
- Mi sento meglio.
- Mi hai chiamato nel momento sbagliato - disse
lei. - Sto andando alla stazione degli autobus.
- No, non andarci. Sono andato io a prendere Toby
domenica.
- Tu cosa?
- Lui deve stare con me, adesso. Io posso offrirgli la
prospettiva giusta.
- Vuoi dire... che sei uno di loro?
- I cani sanno parlare, Helen.
Me la figurai che sbiancava e rabbrividiva. - Taci!
- strill. - Rivoglio mio figlio! Riportami mio figlio,
pezzo di merda figurata!
- Io lo amo.
- Riportamelo !
- Io posso curarlo.
- Jack!
Mentre quel luglio caldo e afoso si trasformava in
un agosto ancor pi caldo e afoso, io e mio figlio cominciammo
a passare molte ore all'aperto, o meglio,
in quegli spazi aperti che a Satirev funzionavano in
quel senso. Insieme esplorammo le frontiere paludose
della comunit, raccogliendo pulci e anfibi per il modellino
dello zoo di Toby. Il frutteto del denaro si dimostr
perfetto per il tiro con l'arco: incoccavamo le
frecce e centravamo i biglietti da cinque dollari; e ben
presto i campi di neve fumante furono costellati dai
nostri saggi di scultura: pupazzi di neve, cani di neve,
mucche di neve, babbuini di neve. Era solo questione
di avere un buon paio di guanti isolanti.
E da ultimo c'era il Giordano, perfetto per nuotare e
per pescare, quando riuscivamo a prendere in prestito
una gondola. - Ti piace questo posto? - chiesi a Toby
mentre assicuravo un amo sulla lenza.
-  piuttosto strano. - Gir furiosamente il mulinello,
issando a bordo un armadillo acquatico.
- Per ti stai divertendo un sacco, non  vero, ragazzo?
Sei allegro.
- Oh, gi - rispose in tono neutro.
- Che cosa ti piace? Ti piace fare i pupazzi di neve?
- I pupazzi di neve, s.
- E pescare?
- Pescare mi piace. - Appoggi un piede sulla
branchia di sinistra dell'armadillo, e tolse l'amo dalla
bocca.
- E ti piacciono anche le gare di tiro con l'arco, vero?
- Osservai stupito il modo in cui era stato progettato
l'armadillo: il corpo a forma di losanga, le scaglie
lisce, le pinne direzionali. - E nuotare?
- Uh-huh. Vorrei che la mamma fosse qui.
Misi una lumaca satireviana sul mio amo. -
Anch'io. E che altro ti piace?
- Non lo so. - In un spasmodico atto di misericordia,
ributt in acqua l'armadillo. - Mi piace quando
tutti questi sconosciuti mi danno le caramelle.
- E ti piace anche pescare, giusto?
- L'ho gi detto - rispose Toby paziente. - Pap,
perch perdo i capelli?
- C-cosa?
- I capelli. E anche la pelle mi sembra strana.
Rabbrividii e mi punsi un dito con l'amo. - Figliolo,
c' una cosa di cui dobbiamo parlare. Ti ricordi
quel prelievo di sangue che ti ha fatto la dottoressa
Krakower? Sembra che ci fossero dei germi. Niente di
serio... si chiama morbo di Xavier.
- Morbo di chi?
- Xavier.
- E allora io come ho fatto a prenderlo?
- Un sacco di gente lo prende.
Toby impal una lumaca sull'amo. -  per questo
che i capelli...
- Probabilmente. Forse dovranno darti delle medicine.
Non sei davvero malato. - Dio, quanto era bello
poterlo dire. Quanto potere. - La cosa migliore  stare
allegro. Devi solo ripeterti: Quei cattivacci dei germi
di Xavier non possono fare del male a me. Il mio sistema
immunitario  troppo forte.
- Il mio cosa?
- Sistema immunitario. Dillo, Toby. Di': Quei cattivacci
dei germi di Xavier non possono fare del male
a me. Forza.
- Quei cattivacci dei germi di Xavier non possono
fare del male a me - ripet incerto. -  vero, pap?
- Puoi scommetterci. Non sei preoccupato, vero?
Toby si sfreg la fronte bluastra. - Penso di no.
- E bravo il mio ragazzo.
Se mio figlio non era troppo grande per gli animali
di pezza, allora non lo era nemmeno per le storie prima
di andare a dormire. Tutte le sere leggevamo insieme,
accoccolati sotto le morbide e bianche lenzuola
del Paradise, esplorando la pila di volumi che chiss
come era sfuggita al saccheggio del Wittgenstein Museum:
Tom Sawyer, L'isola del Tesoro, Corbeau il pirata,
e pi di tutti un libro di favole rilegato in pelle
con le scritte in oro. Addentrandomi nella lettura dei
Fratelli Grimm, tremavo non solo per l'eccitazione del
frutto proibito (come mi sentivo intrepido: maneggiavo
materiale che di solito avrei letto solo come preludio
al suo incenerimento), ma per le strane amoralit e
le intuizioni psicosessuali delle storie stesse. La preferita
di Toby era quella di Tremotino, con il tema
inatteso del desiderio di un vecchio di avere un figlio.
Personalmente preferivo La bella addormentata, perch
mi identificavo totalmente con il padre e la sua
folle campagna, degna di Erode, per distruggere di tutti
i fusi del regno al fine di cambiare il destino della figlia.
Lo consideravo un eroe.
- Perch Tremotino... vuole un bambino? - mi
chiese Toby.
- Perch un bambino  la cosa pi bella che ci sia -
risposi, sapendo di dire la verit. E lui sapeva di cosa
aveva bisogno.
Tutte le volte che Martina era a Satirev si univa alle
nostre spedizioni per nuotare, pescare, passeggiare,
raccogliere insetti e non riuscivo assolutamente a capire
cosa ne pensasse Toby. Filavano d'amore e d'accordo,
addirittura avevano delle loro battute scatologiche
private riguardo a Barnaby il Babbuino, ma di tanto in
tanto coglievo un lampo di disagio negli occhi di mio
figlio. Se fosse stato un bambino gi condizionato, si
sarebbe espresso con franchezza. Pap, Martina  la
tua amante? Pap, tu e Martina avete rapporti sessuali?
E la risposta sincera a quella domanda sarebbe stata:
no. Dall'arrivo di Toby avevo perso ogni desiderio
di avventure erotiche. Martina non aveva niente da ridire;
come me, anche lei aveva dei rimorsi per
quell'unica occasione sul tavolo da bigliardo: dopo
tutto, l'adulterio era sbagliato e anche un dissimulatore
lo sapeva.
Cos io e Martina eravamo entrati a far parte di quel
vasto numero di uomini e donne la cui amicizia aveva
superato una volta sola il confine della copula, subito
seguita da una ritirata e un trinceramento, insomma
una relazione compattata in un'unica memorabile scopata.
Quasi tutte le sere pranzavamo alla Russian Tea
Room. Il personale adorava Toby: gli portavano tutto
quello che voleva: hamburger, hot dog, patatine fritte a
volont, frapp. Non si poteva certo dire che la sala da
t non facesse la sua parte per tenere allegro Toby, n
che non cercasse in tutti i modi di metterlo in una disposizione
d'animo salutare. Il direttore era un uomo
sulla cinquantina, chiamato Norbert Vore, magro, muscoloso,
esuberante (evidentemente non seguiva i suoi
men calorici e snervanti); dopo aver saputo che dal
punto di vista di Toby il ristorante era carente sui dolci,
immediatamente si document in materia e impar
a preparare sublimi torte alle fragole e celestiali meringate
al limone. Il gelato caldo di Norbert, i dolci caramellati
e le grandi crostate alla frutta disegnavano un
sorriso da orecchio a orecchio sul viso di Toby. Le
mousse di cioccolato erano cos ghiotte e invitanti che
apparivano di per s come una cura.
Fu nella sala da t che io e Toby notammo per la
prima volta una moda in voga tra i satireviani. Circa
un quarto di loro indossava una maglietta su cui era
stampato un cuore tipo cartolina di san Valentino, sormontato
dalle iniziali H. E. A. R. T. - Che cosa significa?
- chiese mio figlio a Martina una sera mentre ci tuffavamo
in un gelato particolarmente sontuoso e prelibato,
una coppa di sua invenzione che Norbert aveva battezzato
Sempre Domenica.
-  una specie di circolo: i membri si riuniscono e
parlano di filosofia. Sai cos' la filosofia, Toby?
- No.
- La H sta per happiness, felicit; la E per
equals, uguali.
- E la A, la R e la T? - chiese Toby
- Arte, ragione e truth, verit.
H. E. A. R. T., mi spieg Martina quando Toby and a
dormire, era un'associazione di stanziali che si era formata
con lo scopo, come lo defin lei, di sviluppare
pensieri positivi verso tuo figlio, affrettandone in tal
modo la guarigione. HEART, l'Associazione Cura ed
Estasi per la Guarigione di Toby(6). Si incontravano
ogni marted sera e stavano pensando di stampare anche
un bollettino.
Non mi ero mai sentito tanto commosso, cos
profondamente toccato nella mia vita. La mia anima
cantava, la gola mi si indur come un granchio. - Martina,
ma  stupendo. Perch non mi hai mai parlato
dell'HEART?
- Perch mi fa venire la pelle d'oca, ecco perch.
- La pelle d'oca?
- Tuo figlio  malato, Jack. Malato. Gli servir
molto di pi dell'HEART. Gli servir un.... be', un miracolo.
- L'HEART  un miracolo, Martina. Non lo capisci?
 un miracolo.
Non c' nulla di pi fantastico che trascorrere una
gran quantit di tempo con il proprio figlio e nulla di
altrettanto noioso.
Sar sincero: quando Martina si offr di occuparsi
di Toby per un'ora o due (voleva aiutarlo a trovare altri
esemplari per il suo zoo in miniatura) io le dissi di
prendersi tutta la giornata. Anche il padre della Bella
Addormentata di quando in quando si stancava di lei,
ne sono certo.
Toby torn al Paradise in ritardo rispetto all'ora in
cui andava a letto di solito e carico dei tesori trovati
quel giorno: una dozzina di bottiglie e scatole piene di
tritoni gommosi, salamandre glutinose, millepiedi irsuti
e tre imbronciatissime rane il cui stridio ricordava i
campanelli delle biciclette.
Ma non pot goderseli.
- Pap, non mi sento molto bene - mi disse mettendo
sul tavolo i suoi terrari.
- Davvero? - Ecco, ci siamo, pensai.  cominciata.
- In che senso?
- Mi fa male la testa. - Toby si premette lo stomaco.
- E anche lo stomaco. Sono quei germi, pap?
- Tu devi solo ricordare che, alla lunga, non possono
farti del male.
- Per via del mio sistema immunitario?
- Bravo, ragazzo.
Quella notte Toby si svegli pi volte, la febbre gli
sal a trentanove, cominci a tremare a rabbrividire e a
battere i denti. Sudava come bracciante al lavoro nel
frutteto del denaro; dovetti cambiare le lenzuola quattro
volte. Sapevano di salmastro.
- Credo sia meglio fare un salto all'ospedale domani -
gli dissi.
- All'ospedale? Ma io pensavo di non essere davvero
malato.
- Tu non sei davvero malato. - Oh, il potere, il potere.
- La dottoressa Krakower vuole darti delle medicine,
nient'altro.
- Non credo che riuscir a dormire, pap. Mi leggi
la favola di Tremotino... o quella dei pirati?
- Ma certo, sicuro. Tu stai allegro e vedrai che starai
bene.
Il mattino dopo portai Toby al Centro per il Benessere
Creativo, dove venne ricoverato nel reparto pediatrico,
in una stanza privata molto grande, che nonostante
la spaziosit sembr riempirsi in fretta della malattia
di mio figlio, un'aura malaticcia e cupa che si irradiava
dal suo letto, copriva il comodino, si insinuava
sul lettino assegnato ai genitori, nell'angolo pi lontano.
La pelle si fece ancora pi blu, la febbre sal da
39 gradi a 40 gradi. Al tramonto, le ghiandole linfatiche sotto le
ascelle si erano, trasformate in un ammasso di acini
d'uva duri come sassi.
- Possiamo abbassare la febbre con acetamminofenolo
e frizioni di alcol - disse la dottoressa Krakower
guidandomi nel suo ufficio. - E credo che dovremmo
cominciare a dargli della pentamidina: fa miracoli contro
il Pneumocystis carimi.
- Miracoli veri?
- Oh, s. E lo nutriremo per via endovenosa. E voglio
provare anche con l'ossigeno puro, magari con un
respiratore. Gli terr sgombra la mente.
- Dottoressa, se non c' una remissione...
- Non dobbiamo nemmeno dirlo.
- Se non c' remissione, quanto potr vivere?
- Non so.
- Due settimane?
- Oh, s, due settimane di sicuro, Jack. Due settimane
gliele posso assolutamente promettere.
Anche se scrivere i discorsi per la Rappresentante
di Quartiere Doreen Hunter le portava via tutta la mattinata,
Martina si era organizzata in modo da passare
tutti i pomeriggi al capezzale di Toby, infondendogli
pensieri felici.
Lo convinse a immaginare che stava gradualmente
entrando in uno stato di animazione sospesa, perch
sarebbe stato il primo ragazzino ad andare oltre il sistema
solare in un'astronave: ecco spiegato il respiratore
che gli schiacciava e gli dilatava il torace, abituando
i suoi polmoni al viaggio spaziale; i tubicini di
plastica che gli entravano nel braccio sinistro, nutrendolo
di cibo per un anno di ibernazione: la mascherina
di plastica, il rifornimento di ossigeno dell'astronauta,
applicata sulla bocca e sul naso.
- Quando ti sveglierai, Toby, ti troverai su un altro
pianeta, nel magico mondo di Lulaloon!
- Lulaloon? - La maschera dell'ossigeno dava un
suono distante alla sua voce, come se fosse gi nello
spazio. -  bello come Satirev?
- Anche meglio.
- Bello come il campeggio estivo?
- Due volte pi bello.
Toby si distese e cos facendo provoc una piega
nel tubo del glucosio, fermando il flusso di quelle che,
come gli aveva spiegato Martina, erano patatine fritte
liquide. - Mi piacciono i tuoi giochi - le disse.
Accarezzai la testa quasi calva di mio figlio. - Come
funziona la tua immaginazione? - gli chiesi.
- Piuttosto bene, penso.
- Riesci a immaginare Mister Medicina che fulmina
quei cattivacci dei germi di Xavier?
- Ma certo.
- Fulminali, Mister Medicina. Fulminali tutti!
Giusto, Toby?
- Giusto - ansim.
Per pi di una settimana Toby rimase allegro come
era giusto, ma poi uno strano scetticismo veritasiano si
insinu in lui, offuscandogli impietosamente il morale
come il Pneumocystis carimi stava offuscando i suoi
polmoni. - Mi sento male - disse un pomeriggio alla
dottoressa Krakower che stava per infilargli una seconda
flebo, questa volta nel braccio destro. - Non
credo che la medicina serva. Ho freddo.
- Be', Ragazzo Arcobaleno - rispose lei, - lo Xavier
non  un divertimento, sono io la prima ad ammetterlo,
ma prima che tu te ne accorga sarai tornato a
correre.
- Mi fa male la testa e anche...
- Quando una medicina non funziona - intervenni
in fretta, - possiamo sempre provarne un'altra... giusto,
dottoressa Krakower?
- Oh, s.
Martina prese la mano di Toby e la strinse forte
mentre la dottoressa infilava l'ago nella vena.
Toby trasal e chiese: - I bambini muoiono?
- Che strana domanda, Ragazzo Arcobaleno - disse
la dottoressa.
- Muoiono?
-  molto, molto raro. - La dottoressa apr la valvola
che regolava il flusso della meperidina.
- Intende dire che non succede mai - spiegai io. -
Non pensarlo neppure, Toby. Fa male al tuo sistema
immunitario.
-  davvero gelato - disse Martina che teneva ancora
stretta la mano di Toby. - Non possiamo alzare il
riscaldamento?
-  gi al massimo - disse la dottoressa. - E anche
la termocoperta.
Il narcotico invase i neuroni di Toby. - Ho freddo -
disse stordito.
- Presto avrai caldo - mentii. - Ripeti: Fulminali,
Mister Medicina. Fulminali.
- Fulminali, Mister Medicina - disse Toby addormentandosi.
- Fulminali... fulminali...
Dunque era arrivato il momento, le cose si erano
fatte serie; era arrivato il momento per il padre della
Bella Addormentata di cercare fino all'ultimo fuso e
farlo a pezzi. Un istante dopo che la dottoressa se ne
fu andata, chiesi a Martina di mettermi in contatto con
il presidente dell'Associazione Cura ed Estasi per la
Guarigione di Toby.
Invece di assentire, Martina sbuff. - Jack, non
posso fare a meno di pensare che devi prepararti alla
sconfitta.
- Cosa vuoi dire?
- Sconfitta, Jack.
- Quanto pessimismo. Non lo sai che la psiconeuroimmunologia
 una delle scienze chiave della nostra
epoca?
- Ma guardalo, per amor di Dio. Guarda Toby.
Ogni giorno di vita in pi  regalato, non lo sai?
- No, non lo so. - Le lanciai un'occhiata omicida. -
E anche se ogni giorno  regalato, Martina, questo non
significa che non possa essere il pi bello mai vissuto
da un bambino.
Mi diede le informazioni che mi servivano.
Anthony Raines, Suite 42, Hotel Paradise.
Risalii la collinetta fuori dal Centro per il Benessere
Creativo e telefonai. Il presidente dell'HEART rispose
al primo squillo.
- Jack Sperry? - esclam quando mi fui presentato.
- Quel Jack Sperry? Sul serio? Cielo, che coincidenza.
Speravamo di intervistarla per il Toby Times.
- Per cosa?
- Il primo numero esce domani, con articoli su come
lei e Toby vi divertite qui da noi, gli sport e i giochi
che suo figlio preferisce, gli analgesici e gli antibiotici
che sta prendendo, insomma, tutte le cose che i
nostri soci vogliono sapere.
Il Toby Times. Trovai quell'idea al tempo stesso disgustosa
e illuminante. - Signor Raines, mio figlio 
appena entrato in ospedale e speravo...
- Lo so,  il nostro articolo centrale. Un passo indietro,
sicuro, ma certo non sufficiente per perdere la
speranza. Ascolti, Jack... posso chiamarla Jack? Noi
dell'HEART sappiamo che  sulla strada giusta. Appena
Toby entrer in sintonia con l'armonia cosmica, il
suo campo di energia si rigenerer e allora sar libero.
Pi ascoltavo la voce calma e dolce di Anthony
Raines e meglio mi sentivo... e pi vivida diventava la
sua immagine nella mia mente: uno zingaro alto, con i
capelli biondi, luminosi occhi azzurri e baffi spioventi
vagamente sconvenienti. - Signor Raines, voglio che
lei mobiliti le sue forze.
- Mi chiami Anthony. Cosa dobbiamo fare?
- Solo questo: per le prossime due settimane, Toby
Sperry dovr essere il bambino pi felice della terra. -
Nessun fuso mi sarebbe sfuggito, fu il mio giuramento
muto e solenne. - Non si preoccupi delle spese - aggiunsi.
- Le pagher la mia carta MasterDebt.
Immaginai Anthony Raines che distendeva i suoi lineamenti
da Buddha in un sorriso risoluto. - Signor
Sperry, l'HEART  pronto ad aiutare la sua causa in
tutti i modi.
La sera seguente Babbo Natale fece la sua comparsa
nel Centro per il Benessere Creativo. L'abito rosso
ardeva come un tizzone, la barba bianca poggiava sul
petto come una cascata gelata.
- E tu chi sei? - chiese Toby cercando di mettersi a
sedere nell'intrico di tubi. Sembrava che ogni giorno
avesse bisogno di qualche altra flebo: soluzione salina,
glucosio, meperidina, lattato... tutti quei tubicini lo avvolgevano
come un sistema circolatorio esterno. - Ti
conosco? - Con un gesto deciso si tolse la maschera,
come se la sola presenza di quel santo a forma di patata
avesse in qualche modo drenato i suoi polmoni.
- Ehi, salve, amico - disse Babbo Natale ridacchiando
di gusto: Era Sebastian, naturalmente, Sebastian
Arboria, quel grasso e affabile dissimulatore che
aveva presieduto il raduno al deposito dei tram; avevo
dato mandato ad Anthony Raines di assumerlo a venti
dollari l'ora. - Chiamami Babbo Natale, o Santa
Claus, se preferisci. La sai una cosa, Toby? Sta arrivando
il Natale. Hai mai sentito parlare del Natale?
- Credo di averlo studiato a scuola. Ma si pensa che
sia una sciocchezza, vero?
- Una sciocchezza? - ripet Sebastian fingendosi
inorridito.
Il Natale  la cosa pi stupenda che ci sia. Se io
fossi un giovanotto, l'idea del Natale mi manderebbe
in visibilio. Lo aspetterei con ogni cellula del mio corpo.
Sarei cos felice che in me non ci sarebbe posto per
il morbo di Xavier.
- A Natale fa caldo? - Toby era completamente calvo,
ora, calvo come un uovo.
- La notte prima di Natale, io volo in giro per il
mondo con la mia slitta e faccio visita a ogni bambino
e bambina, lasciandogli delle cose buone.
- E verrai a trovare anche me ?
- Ma certo che verr a trovare anche te. Che cosa
vuoi per Natale, Toby?
- Puoi fare qualunque cosa - dissi, -  vero, Babbo
Natale?
- Esatto, qualunque cosa - disse Sebastian.
- Voglio vedere la mamma - disse Toby.
Felicia Krakower rabbrivid. - Questo non rientra
nei compiti di Babbo Natale.
- Voglio avere caldo.
- Io intendevo dire... una cosa come un giocattolo -
disse Sebastian. - Ti porter un giocattolo.
- Scegli qualcosa di speciale, Toby - insistetti io. -
Magari quel Pony Meccanico che ci avevi chiesto.
- No, quello  per il mio compleanno - mi corresse
Toby.
- Perch non averlo per Natale, invece? - sugger
Martina.
Toby si rimise la maschera a ossigeno dell'astronauta.
- Be'... d'accordo, immagino che mi piacerebbe
un Pony Meccanico per Natale. - Le sue parole rimbalzarono
sulla plastica verde e liscia.
- Un Pony Meccanico, eh? - disse Sebastian. - Bene,
bene... vedremo cosa si pu fare. Che tipo di Pony
in particolare?
- Il tipo per bambini grandi. - Il respiratore di Toby
faceva lo stesso rumore di una macchina con le gomme
a terra. - Forse qui nel letto ti sembro piccolo, ma
ho davvero sette anni. Lo posso avere marrone?
- Allora, un Pony Meccanico marrone per un ragazzo
di sette anni, eh? Credo che si possa fare. E magari
anche un altro paio di sorprese.
La risata felice di Toby riecheggi nella maschera.
- Quanto devo aspettare?
- Il Natale arriver prima di quanto credi - gli dissi.
- Mancano solo un paio di giorni, vero Babbo Natale?
- Giusto.
- E per allora star meglio? - chiese Toby.
- Ci sono ottime probabilit, Ragazzo Arcobaleno -
disse la dottoressa aprendo la valvola della flebo di
meperidina. Gliela davano quasi di continuo, adesso,
come se avesse due cuori, uno che pompava sangue e
l'altro narcotici. -  molto probabile.
Senza farmi notare aprii il portafoglio e presi la mia
MasterDebt. - Per Anthony Raines - sussurrai porgendo
a Sebastian il rettangolo di plastica. - Che addebiti
tutto qui.
Sebastian tese la mano come un vigile che fermava
il traffico. - Tenga la sua carta - disse. -  tutto a carico
dell'HEART, compreso il mio compenso. - Si eresse
in tutta la sua statura, con il cuscino che dondolava
sotto la cintura nera e usc indietreggiando. - Arrivederci,
Toby... Buon Natale!
- Buon Natale - rispose Toby tossendo. Si tolse la
maschera e si rivolse a me. - Hai sentito, pap? Babbo
Natale torner. Sono cos eccitato. - La pelle color
prugna era luminosa. - Mi porter un Pony Meccanico
e anche delle sorprese. Non vedo l'ora che torni... non
vedo l'ora.
- Dobbiamo parlare - disse Martina.
- Di cosa?
- Credo che tu lo sappia.
Mi accompagn nella sala d'aspetto del primo piano,
una specie di giungla al coperto; dappertutto esotici
boccioli rosa spuntavano in mezzo a lussureggianti
fronde verdi dalle dimensione di orecchie di elefante.
Falsi, tutti quanti; ogni petalo era di porcellana, ogni
foglia di vetro.
- Jack, quello che stai facendo non  giusto.
- Questa  la tua opinione, Martina. - Accesi il televisore:
un variet di Veritas chiamato L'ora delle tette
e del culo. - La tua opinione personale.
- Anzi,  brutto. Sbagliato e brutto.
- Cosa? Il Natale?
- No, mentire a Toby. Lui vuole sapere la verit.
- Quale verit?
- Che sta per morire.
- Lui non sta per morire. - Mi rendevo conto che
quelle di Martina erano buone intenzioni, ma mi sentivo
tradito. - Da che parte stai tu, eh?
- Dalla parte di Toby.
Rabbrividii. - Davvero. Be', sappi che anche se
fosse molto, molto malato, non dovrebbe saperlo di
certo.
- Sta morendo, Jack. Sta morendo e vuole che qualcuno
sia sincero con lui.
Sullo schermo della televisione una donna dal sorriso
smagliante si tolse la parte superiore del bikini, si
volt verso la camera e disse: - Ecco qua, ragazzi. 
per questo che vi siete sintonizzati!
Spensi il televisore; l'immagine implose fino a diventare
un puntolino di luce e poi svan. - Tutto questo
negativismo, Martina... sembri mia moglie.
- Non essere codardo.
- Codardo? Codardo? Nessun codardo avrebbe
avuto il coraggio di sopportare quello che ho sopportato.
- Decapitai la pianta pi vicina colpendola di taglio
con la mano e staccando una fronda di vetro. - E poi
lui non sa nemmeno cosa sia la morte. Non capirebbe.
- Capirebbe.
- Vediamo di chiarire una cosa: Toby avr il Natale
pi splendido che un bambino possa immaginare, lo
capisci? Il pi splendido in assoluto, e questo  quanto.
- D'accordo, Jack. E poi...
E poi...
La verit mi colp come qualcosa di gelido, rapido e
pesante: un'onda di marea o un sacco pieno di chiodi.
Mi tremarono le ginocchia, crollai sul pavimento e
picchiai il pugno sulla fronda caduta, frantumandola. -
Non pu succedere! - gemetti. Tremavo come un
bambino durante il condizionamento. - Non pu essere
vero... non pu... non pu...
-  vero.
- Lo amo cos tanto.
- Lo so.
- Aiutami! - piansi mentre mi schiacciavo le schegge
di vetro nel palmo.
- Aiuta Toby - disse Martina, chinandosi su di me e
abbracciandomi con la sua profonda, sincera e inutile
comprensione.

Note.
6. "Heart, in ingl. cuore, qui acronimo di Healing (cura), Ecstasy
(estasi), Association (associazione), Recovery (guarigione), of Toby (di
Toby). (N.d.R)

 CAPITOLO SETTIMO.

L'ultimo giorno di agosto, al culmine di un'insopportabile
ondata di calura, nel Centro per il Benessere
Creativo arriv il Natale. Campanelle da slitta risuonarono
allegre nel corridoio; le note gioiose di Jingle
Bell si riversarono da un CD portatile; l'odore pungente
e salubre dei sempreverdi riemp l'aria. Non dimenticher
mai il sorriso che illumin il viso secco e
cianotico di Toby quando il suo amico Babbo Natale
entr ondeggiando nella stanza trascinandosi dietro un
enorme sacco, un ammasso di tela rigonfia di invitanti
protuberanze e solleticanti gibbosit.
- Ciao, Babbo Natale.
- Guarda, Toby, questi sono per te! - Sebastian Arboria
apr il sacco e tutto quel glorioso ben di dio si rivers
fuori, tutte le cose che avevo detto ad Anthony
Raines di portare dalla Citt della Verit: la giraffa imbottita
e il robot pagliaccio, il tamburo e i pattini da
ghiaccio, la scatola di backgammon e il guanto da baseball
di Steve Carlton.
- Oh, wow! Wow! - Con uno sforzo coraggioso,
Toby si strapp la maschera dell'ossigeno. - Per me...
sono tutti per me?
- Tutti per te - disse Sebastian.
Toby sporse il babbuino oltre il bordo del letto: -
Guarda, Barnaby. Guarda cosa ci hanno portato.
Apparve un gruppo di membri dell'HEART, una
dozzina di fate, elfi, folletti e gnomi addobbati di ghirlande
di agrifoglio e rametti di vischio e sciamarono
verso il letto di Toby. Uno degli aiutanti di Babbo Natale
arriv spingendo una lettiga da ospedale sulla quale
c'era una Terra Felice ancor pi ricca di quella che
aveva ricevuto mia nipote dopo il suo condizionamento
(in quella di Toby era compreso un luna park e un
salto con il paracadute, pi un trenino a vapore che
correva lungo tutto il perimetro del plastico). Altri tre
aiutanti portarono un enorme albero, un pino frondoso
decorato con palle di vetro, fili d'argento e luci non
ancora accese, che spargeva aghi dappertutto.
- Ciao a tutti... io sono Toby - li salut. Gli aiutanti
lo accarezzarono sulla testa calva. - Ho il morbo di
Xavier, ma non morir. I bambini non muoiono, lo dice
la dottoressa Krakower.
- Ma certo che non morirai - disse l'elfo che spingeva
la lettiga.
Un folletto alto che portava un cappello con la piuma,
una collana di agrifoglio e i pantaloni di cuoio mi
si avvicin. - Anthony Raines - disse. Avevo immaginato
il suo aspetto in tutto, salvo che in un particolare:
non aveva affatto i baffi, le sue labbra erano imberbi
come una delle pietre senzienti di Satirev. -  un privilegio
incontrare qualcuno con la sua intensit spirituale,
Jack.
Uno gnomo colleg la spina alla presa e l'albero di
Natale si illumin: un'esplosione gioiosa, uno scoppio
di allegria, una cascata di fuochi artificiali immobili
contro un cielo verde. Mentre Toby batteva le mani
(uno sforzo che lo lasci senza fiato e lo costrinse a
piegarsi in due per il dolore), i membri dell'HEART
cominciarono a cantare.
Oh, Toby, com' triste saper
che tu bene non stai,
ma noi tutti sappiam,
che presto meglio starai
perch un ragazzo coraggioso sei.
- Babbo Natale, posso farti una domanda? - disse
Toby.
- Dimmi.
- Ricordi... ehm, quel Pony Meccanico?
- Un Pony Meccanico? Che Pony Meccanico? -
disse Sebastian con finta preoccupazione. Poi batt le
mani guantate. - Oh, s... il Pony Meccanico.
All'atteso segnale, un elfo femmina dal corpo snello entr nella stanza a cavallo di un magnifico Pony
Meccanico color nocciola, con le briglie tempestate di
rubini, la sella intarsiata a mano e una vera criniera
che gli scendeva lungo il collo.
- Come si chiama? - chiese Toby
Sebastian, che Dio lo benedica, si era preparato. -
Laggi al ranch di Pony Meccanici di Babbo Natale lo
chiamavamo Cioccolata.
-  un nome buffo - disse Toby, mentre il robot si
avvicinava e gli dava una nasata sulla guancia.
- Guarda, pap, ho un Pony Meccanico marrone
che si chiama Cioccolata. - Toss e aggiunse: - Io lo
volevo nero.
Un dolore acuto mi trafisse il ventre. - Eh? nero?
- Nero.
- Tu avevi detto marrone - ribattei con voce roca.
Quelle ultime settimane... giorni... ore... dovevano essere
perfette. - Tu hai proprio detto marrone
- Ho cambiato idea.
- Marrone  bellissimo, Toby. Davvero bellissimo.
Toby pass le dita sottili come matite nella criniera
del pony. - Non credo che lo cavalcher adesso.
- Ma certo, ragazzo.
- Credo che lo cavalcher pi tardi. Adesso sono
stanco.
- Ti sentirai meglio domattina.
Toby si rimise la maschera. - Mi fai vedere come
funziona la Terra Felice?
Mentre la dottoressa Krakower azionava la leva per
alzare il materasso, sollevando la testa e il busto di
Toby in modo che potesse vedere perfettamente il plastico
della Terra Felice, Sebastian azion gli interruttori
sul pannello di controllo. Il giocattolo si anim di
colpo: l'intero mondo rutilante, scintillante, eternamente
ottimistico.
- Pi in fretta - mormor Toby mentre la giostra, la
ruota panoramica e le montagne russe lanciavano i loro
invisibili passeggeri su piste vertiginose. - Falli andare
pi in fretta!
- Tieni, fallo tu. - Sebastian porse il pannello di
controllo a mio figlio.
- Pi in fretta... - Toby aument l'amperaggio. -
Pi in fretta, pi in fretta... - Avvertii una traccia di innocuo
sadismo preadolescenziale nella sua voce.
- Salite, gente - disse. - Salite sulla giostra, fate un
giro sulle nostre fantastiche e stupefacenti montagne
russe. - Nella sua mente, lo sapevo, i passeggeri della
ruota panoramica in quel momento stavano vomitando
l'anima; le montagne russe scaraventavano la gente in
aria; e i cavalli della giostra avevano disarcionato i loro
cavalieri e li stavano calpestando sotto gli zoccoli. -
Salite, salite.
Fu allora che osservai uno strano fenomeno in Babbo
Natale e nei suoi aiutanti. Dai loro occhi usciva
qualcosa. Lacrime. S, lacrime... lacrime da bambini.
- Ma che cos'hanno? - chiesi a Martina
- A cosa ti riferisci?
- I loro occhi.
- Salite, salite - disse Toby.
Martina mi guard come se si trovasse di fronte un
cane stranamente muto e poco intelligente. - Stanno
piangendo.
- Non l'avevo mai visto prima - dissi premendo le
dita sui miei dotti lacrimali inariditi - Non negli adulti.
- Provate il salto con il paracadute - disse Toby
- A Satirev - rispose Martina, - gli adulti piangono
sempre.
Davvero: osservai quella raccolta di adulti, gli occhi
che lacrimavano, i loro sorrisi malinconici, le
espressioni angosciate a loro uso e consumo. Li osservai...
e li capii. S, non c'erano dubbi, si stavano godendo
questa grottesca soap opera, ne assaporavano
ogni istante.
Toby aveva smesso di dire: - Salite. - Non diceva
pi nulla; l'unico suono che arrivava da lui era un gemito
basso e soffocato, come il gemito del vento sul
fiume Giordano.
Con gesti precisi, efficienti e tristi, la dottoressa
Krakower riabbass il letto in posizione orizzontale,
accese il respiratore e apr la flebo di meperidina.
Anthony Raines prese la mano ossuta di mio figlio e la
strinse in un gesto rassicurante.
- Vi vedr ancora? - chiese Toby mentre la droga
gli inondava il cervello. - Tornerete il prossimo Natale?
- Ma certo.
- Promesso?
- Torneremo, Toby, puoi scommetterci.
- Non credo che ci sar un prossimo Natale - disse
mio figlio.
- Non devi assolutamente pensare una cosa simile -
disse Anthony.
Mi voltai di scatto e osservai le decorazioni dell'albero
di Natale.
Un pupazzo di neve in polistirolo reggeva un cartello
che diceva guarisci, toby.
Un angelo di ceramica agitava una bandiera che dichiarava
SIAMO TUTTI CON TE, FIGLIOLO.
Un ghiacciolo di plastica trafiggeva un biglietto che
recitava la saggezza nasce dal dolore.
Mi voltai a osservare una grossa lacrima d'argento
scendere lungo la guancia di Babbo Natale. - Ma certo
che ci sar un prossimo Natale - dissi automaticamente.
Toby sbadigli. La pelle bluastra e tesa sulle guance
e sul mento si raggrinz. - Mi piace il Natale - disse. -
Mi piace davvero. Morir oggi, Babbo Natale? Ho
tanto freddo.
- Non devi parlare cos, Toby - disse Sebastian.
- Ma tu piangi, Babbo Natale. Tu...
- Io non piango - disse Sebastian asciugandosi le
lacrime con i guanti.
- Grazie, Babbo Natale, grazie - mormor Toby
perso nella meperidina. - Questo  stato il giorno pi
bello della mia vita. Ti voglio Bene, Babbo Natale.
Vorrei che il mio Pony fosse nero...
Mio figlio si addorment, rantolando. Mi voltai verso
Martina, i nostri sguardi si incontrarono, si fusero. -
Digli di uscire - le dissi con voce tremante. Martina
aggrott la fronte. - Questi avvoltoi dell'HEART -
spiegai, - voglio che escano. Subito.
- Non credo che tu abbia capito, Jack: sono qui per
restare. Sono venuti...
- So perch sono venuti. - Erano venuti per vedere
mio figlio che soffocava; erano venuti per crogiolarsi
nel lacrimoso splendore della rappresentazione. - Digli
di andarsene - ripetei. - Diglielo.
Martina si accost agli aiutanti di Babbo Natale e
disse loro che avevo bisogno di restare un po' solo con
mio figlio. Essi reagirono come dei bambinetti indignati
a cui veniva fatto un torto: pestarono i piedi sul
lucido pavimento giallo, serrarono le labbra, strinsero i
pugni, misero il broncio.
Lentamente, i membri dell'HEART uscirono dalla
stanza in fila indiana, offrendomi il loro finto sostegno,
infarcendo le condoglianze di commenti satireviani:
-  un viaggio, signor, Sperry, non una fine.
- Sta per entrare nel giro successivo della grande
ruota.
- La reincarnazione, ora lo sappiamo, avviene
nell'istante stesso del trapasso.
Quando Anthony Raines raggiunse la porta, sfiorai
la sua collana di agrifoglio e gli dissi: - Grazie per
aver trovato tutti quei giocattoli.
- Secondo noi si sta comportando da egoista - rispose
stizzito, torcendo la piuma del cappello. - Abbiamo
fatto tanto per lei, e ora vuole...
- Defraudarvi della sua morte? S,  verissimo. Ho
intenzione di defraudarvi.
- Credevo che lei volesse sincronizzare il sistema
immunitario di suo figlio con il battito cosmico. Credevo
che dovessimo...
- Non credo pi a queste cose - confessai. - E probabilmente
non ci ho mai creduto. Mentivo a me stesso.
- Lasciamolo in pace - intervenne Sebastian spingendo
il ventre rigonfio contro Anthony. - Non credo
che in questo momento abbia bisogno di noi.
- Com' incostante certa gente - disse Anthony
uscendo dalla stanza con Babbo Natale. - Com'...
E finalmente rimasi solo, in piedi tra quell'ammasso
di oggetti cos grottescamente allegri, con il pulsare
sinistro del respiratore di Toby nelle orecchie. L'albero
di Natale, il Pony Meccanico, la Terra Felice, la giraffa
di peluche, il robot pagliaccio, il tamburo, i pattini da
ghiaccio, il backgammon, il guanto da baseball di Steve
Carlton... stupidi, inutili, impotenti; ma adesso, finalmente,
gli avrei dato quello che voleva.
Toby si svegli a mezzanotte, scosso dai brividi e
dalla tosse, con la febbre a quaranta.
L'aria di agosto era umida, pesante, coagulata, sembrava
colla calda. Mi alzai dal lettino, abbracciai mio
figlio, sfregai le nocche contro la riserva d'ossigeno
del pilota e dissi: - Figliolo, devo dirti una cosa. Una
cosa brutta.
- Eh? - Toby strinse pi forte Barnaby il Babbuino.
Mi succhiai una guancia. -  a proposito del morbo
di Xavier. Il fatto  che si tratta di una malattia molto,
molto grave. Gravissima. - Il dolore mi trafisse la lingua
come un rasoio, quando me la morsicai. - Non
guarirai, Toby. Non guarirai pi.
- Non capisco. - Gli occhi profondamente infossati
nelle orbite, le ciglia e le sopracciglia ormai rade rendevano
il suo sguardo ancor pi grande, pi triste, pi
spaventato. - Avevi detto che Mister Medicina avrebbe
aggiustato tutto.
- Ho mentito.
- Tu hai mentito? Ma come hai potuto riuscirci?
- Questa... Satirev...  diversa dalla nostra vecchia
citt, molto diversa. Se si resta qui abbastanza a lungo,
si pu imparare a dire qualunque cosa.
L'ira gli arross il viso, il sangue rosso puls sotto
la pelle bluastra. - Ma... ma Babbo Natale mi ha portato
il Pony Meccanico!
- Lo so. Mi spiace, Toby. Mi spiace tanto, tanto!
- Voglio cavalcare il mio Pony Meccanico! - Pianse...
pianse per quello che era, un bambino di sette anni
tradito. Le lacrime raggiunsero la maschera di plastica
e scesero lungo i fianchi lisci e ricurvi. - Voglio
cavalcare Cioccolata!
- Non puoi cavalcarlo, Toby. Mi spiace tanto.
- Lo sapevo! - grid. - Io lo sapevo!
- E come facevi a saperlo?
- Lo sapevo!
Pass un lungo, lunghissimo, intollerabile minuto,
rotto soltanto dal rumore ritmico del respiratore di
Toby e dei suoi singhiozzi. - Quando? - mi chiese.
- Presto. - Un nodo duro e granuloso mi si form
nella trachea. - Forse questa settimana.
- Tu mi hai mentito. Ti odio. Babbo Natale non doveva
portarmi un Pony marrone, io lo volevo nero. Ti
odio!
- Non essere cattivo con me, Toby.
- Cioccolata  un nome stupido per un Pony Meccanico.
- Toby, ti prego...
- Ti odio.
- Perch sei cattivo con me? Non trattarmi male.
Un altro minuto di silenzio, scandito dall'implacabile
battito del respiratore. - Non posso dirti perch -
disse poi.
- Dimmelo.
Lui si tolse la maschera. - No.
Distrattamente staccai dall'albero di Natale di mio
figlio uno dei Re Magi di stucco. - Sono cos stupido
- dissi.
- Tu non sei stupido, pap. - Il muco gocciolava
dal naso di Toby. - Cosa succede quando si muore?
- Non lo so.
- Cosa pensi che succeda?
- Be', immagino che tutto si fermi. Si fermi... e basta.
Toby fece scorrere un dito sul tubicino di gomma
della meperidina. - Pap, c' una cosa che non ti ho
mai detto. Sai Barnaby il Babbuino? Anche lui ha il
morbo di Xavier.
- Oh?  triste.
- Anzi,  morto per il morbo.  morto, morto. Barnaby...
si  fermato e basta.
- Capisco.
- Vuole essere sepolto molto presto.  morto. Vuole
essere sepolto in mare.
Frantumai il Re Magio nella mano. - In mare? Ma
certo, Toby.
- Come in quel libro che abbiamo letto. Vuole essere
sepolto come il Pirata Corbeau.
- Certamente.
Toby accarezz il cadavere del babbuino. - Posso
vedere la mamma prima di morire?
- Andremo dalla mamma domani.
- Stai dicendo una bugia?
- No.
Un sorriso comparve sulle labbra screpolate di
Toby. - Posso giocare con la Terra Felice?
- Certo. - Chiusi gli occhi con tanta forza che mi
aspettai di sentirli finire nel cranio. - Vuoi tenere tu i
comandi?
- Non ne ho la forza. Ho cos freddo. Ti voglio bene,
pap.. Non ti odio. Se sono cattivo con te, c' una
ragione.
- Che ragione?
- Non voglio che tu senta troppo la mia mancanza.
Ecco, adesso sarebbe successo anche a me, lo sapevo:
quella faccenda delle lacrime. Infilai la mano sotto
il letto e azionai il meccanismo portando a poco a poco
lo sguardo vacuo di Toby all'altezza del suo parco
dei divertimenti. Che realt piena di riferimenti a se
stessa quel giocattolo... cos simile a Veritas, pensai,
cos simile a Satirev. Chiunque abitasse un mondo tanto
circoscritto o che si stabilisse l, alla lunga sarebbe
di sicuro impazzito.
- Non sentirai troppo la mia mancanza, vero?
- Mi mancherai, Toby, sentir la tua mancanza ogni
singolo istante della mia vita.
- Pap... stai piangendo.
- Puoi giocare quanto vuoi con la Terra Felice -
dissi muovendo i controlli. - Ti voglio tanto bene,
Toby. - La giostra si mise a girare, la ruota panoramica
si mosse, le montagne russe si tuffarono e curvarono.
- Ti voglio tanto bene.
- Pi in fretta, pap. Falli andare pi in fretta.
E io lo feci.
Passammo la mattina dopo il Natale ad approntare
una barella con tutto ci che era necessario per lo Xavier,
trasformandola in un Centro Mobile per il Trattamento
Palliativo delle Malattie Incurabili: supporti di
alluminio, flebo, bombola dell'ossigeno, respiratore.
La dottoressa Krakower mise una fiala di morfina insieme
alla confezione di fleboclisi, nel caso il dolore
avesse superato le capacit di attenuazione della meperidina.
- Sarei felice di venire con voi - disse la dottoressa.
- La verit vera - risposi, -  che in un giorno o
due Toby sar morto... ho ragione? Ormai  al di l
delle capacit della scienza medica.
- Non si possono mettere scadenze a queste cose -
disse la dottoressa.
- Sar morto prima della fine della settimana. Resti
pure qui.
Io e Martina trasportammo Toby attraverso Satirev,
fino al canale di scolo tra la Terza e Bruno, accompagnati
da Ira Temple che cavalcava il Pony Meccanico
e da William Bell che si trascinava dietro il sacchetto
di tela di Babbo Natale con i regali di mio figlio. Toby
era cos magro che le lenzuola minacciavano di inghiottirlo:
la testolina che dondolava sul cuscino sembrava
disincarnata, un fenomeno da baraccone, un
trucco di scena da Grand Guignol. Teneva stretto il suo
babbuino con una strana disperazione paterna: Tremotino
ha finalmente il suo bambino.
Per mezzogiorno Toby era con la sua coraggiosa
madre veritasiana, afflosciato tra le sue braccia come
la mantellina di un torero.
- Sa di essere molto malato? - mi chiese lei.
- Gli ho detto la verit - ammisi.
- Questo ti sembrer strano, Jack, ma... avrei voluto
che non lo sapesse. - Helen apr la bocca stupefatta
quando una goccia di acqua salata le usc dall'occhio,
rotol lungo la guancia e cadde sul pavimento. - Vorrei
che gli avessi mentito.
- Tutto considerato, la verit  la cosa migliore -
affermai. - Quella  una lacrima - notai in seguito.
- Certo che  una lacrima - ribatt Helen secca.
- Significa...
- So cosa significa.
Piangendo, portammo Toby nella sua stanza e sistemammo
sul letto quel corpo simile a una marionetta. -
Mamma, hai visto il mio Pony Meccanico? - ansim
mentre William e Ira preparavano la flebo di meperidina.
- Non  fantastico? Si chiama Cioccolata.
-  un bellissimo gioco, Toby.
- Ho freddo, mamma. E mi fa male dappertutto.
- Questo ti aiuter - dissi io aprendo la flebo.
- Ho anche un Luna Park. Me lo ha portato Babbo
Natale.
Sul viso di Helen comparve la stessa espressione
inorridita e sconvolta di quando aveva visto la lacrima.
- Chi?
- Babbo Natale, Santa Claus. L'uomo grasso che
gira per il mondo portando regali ai bambini.
-  una cosa che non succede, Toby. Non esiste
nessun Babbo Natale.
- Invece esiste.  venuto a trovarmi. Sto per morire,
mamma?
- S.
- Per sempre?
- S, per sempre. Darei praticamente qualunque cosa
per farti guarire, Toby. Qualunque cosa.
- Lo so, mamma. Va... tutto bene. Sono... stanco.
Ho tanto... sonno.
Sentii la sua mente scivolare via, la sua anima allontanarsi
da lui. Non morire, Toby. Oh, ti prego, ti
prego, non...
- Se vuoi - disse Martina, - resto io qui con lui per
un po'.
- S - risposi, - bene.
Sconvolti e svuotati noi quattro tornammo in salotto,
uno spazio ora sommerso da terribili dettagli: il
Pony, la giraffa di peluche, tutto il resto. Helen si offr
di preparare qualcosa da mangiare (fette di Cheddar
Commestibile con Orzo Rispettabile), ma nessuno
aveva fame. Ci accostammo alla finestra panoramica e
guardammo la Citt della Verit. Veritas, la vera-cit:
strano che quel gioco di parole non mi fosse mai venuto
in mente prima.
Accompagnai Ira e William all'ascensore, mormorando
incoerenti parole di gratitudine. A differenza dei
membri dell'HEART, la loro simpatia era sincera; la
malinconia misurata, le lacrime piccole e rade. Solo
mentre si chiudeva la porta dell'ascensore udii William
gridare: - Non  giusto!
Davvero.
Ritornai barcollando nella stanza di Toby. Dormiva,
scosso dai brividi; accanto a lui c'erano Helen e Martina,
mia moglie che giocherellava con un bicchiere di
scotch, la mia amante di una volta sola e immobile come
un albero del denaro. - Resta - dissi a Martina. -
Per te va bene, vero Helen? Lei  amica di Toby.
Invece di rispondere, Helen fiss Martina e poi disse:
- Lei  esattamente come me l'ero immaginata.
Non  colpa sua se ha l'aspetto di una sgualdrina.
- Helen, siamo tutti molto scossi - dissi, - ma non
mi sembra il modo di parlare.
Mia moglie fin il suo scotch e si accasci sul pavimento.
- Sono scossa - convenne.
- Toby era cos contento di vederla - le disse Martina.
- Scommetto che ora che  con lei comincer a stare
molto meglio.
- Non menta, signorina Coventry. Mi dispiace essere
stata maleducata, ma... non menta.
Martina stava mentendo, eppure con l'avvicinarsi
della sera, sembr davvero che Toby stesse recuperando
le forze. La febbre scese sotto i trentanove e cominci
a farci delle richieste: Helen doveva portare nella
stanza il Pony, Martina doveva raccontargli la favola
di Tremotino. Sospettai che fosse l'immersione nelle
cose familiari, il poter vedere la carta da parati della
sua stanza, la porta dell'armadio, la collezione di cartoline
e i suoi sforzi di falegnameria, ad avere un effetto
placebo.
I placebo erano menzogne.
Mentre Martina intratteneva Toby con una versione
scherzosa di Tremotino, in cui la figlia del mugnaio
doveva filare la lanugine dell'ombelico nei panini al
burro d'arachidi, Helen e io andammo in cucina a preparare
un caff.
- Sei innamorato di lei? - mi chiese.
- Martina? No. - Non ero innamorato. Non pi.
- Come faccio a sapere che stai dicendo la verit?
- Devi fidarti di me.
Decidemmo di portare avanti il matrimonio. Sentivamo
che nell'immediato futuro avremmo avuto bisogno
l'uno dell'altra; i meccanismi del dolore erano
nuovi per noi, le lacrime ancora sconosciute e spaventose.
* * *
Alle cinque del mattino seguente Toby mor. Durante
i suoi ultimi momenti di vita Helen e io lo mettemmo
in sella a Cioccolata e lasciammo che fingesse
di cavalcare. Lo cullammo, ripetendogli il nostro amore.
Lui disse che il suo Pony era fantastico. Mor in sella,
come un cowboy. La causa ultima fu l'asfissia, penso:
i suoi polmoni appartenevano al Pneumocystis carimi,
non all'aria sporca e inquinata di Veritas. La sua
penultima parola, tossita nella maschera fu freddo.
L'ultima Tremotino.
Lo riadagiammo sul letto e gli mettemmo Barnaby
il Babbuino sotto il braccio.
Accompagnai Martina sul pianerottolo e l'abbracciai
per salutarla. Senza dubbio le nostre strade si sarebbero
incontrate di nuovo, le dissi. Forse l'avrei vista
il prossimo Natale per l'assalto al Circumspect Park.
- Tua moglie gli voleva bene - disse Martina chiamando
l'ascensore.
- Pi di quanto non immaginasse. - Bong, l'ascensore
arriv al piano. - L'ho reso felice per un po', vero?
Per qualche settimana,  stato felice.
Le porte si aprirono alle spalle di Martina. - Lo hai
reso felice - disse, uscendo dalla mia vita.
Mi trascinai in cucina e telefonai a mia sorella.
- Vorrei che mio nipote non fosse morto - rispose
lei. - Ma ti dir, ora come ora, ringrazio di quello che
ho: Connie, il mio lavoro, la salute. Sissignore, una cosa
come questa ti fa davvero capire la tua fortuna.
- Incontriamoci tra un'ora, 7 Lacklustre Lane, Cartesio.
Io e Helen sigillammo il cadavere di Toby in un
Sacco per Spazzatura Fragile (Barnaby il Babbuino
adesso era unito indissolubilmente a lui dal rigor mortis)
e poi lo infilammo nel sacco di Babbo Natale. Lo
trasportammo in ascensore, poi gi in strada e lo caricammo
sul sedile posteriore della mia Adeguata. Mentre
attraversavamo la citt, dalla radio si riversarono
gli spot della campagna elettorale, compreso uno di
Doreen Hutter. - Anche se uno dei miei figli  innegabilmente
un drogato e un ladro di macchine - diceva,
- l'altro impiega le ore libere dalla scuola facendo letture
per i ciechi e ...
Mi figurai Martina intenta a scrivere quelle frasi, a
scribacchiarle ai margini dei suoi versi.
Raggiungemmo il fiume e mi fermai accanto al molo
a cui era ancorata la Josephine come tante altre. Boris
era seduto sul ponte, intento ad avvolgere del nastro
isolante al manico rotto di un rastrello per molluschi
mentre chiacchierava con Connie e Gloria. Osservai
gli occhi di mia sorella: asciutti, oscenamente
asciutti... poi passai a mia nipote: asciutti.
Grazie al presunto Dio, Boris afferr immediatamente
la situazione. Cos Toby voleva essere sepolto
in mare? Nessun problema: il sacco di tela era perfetto,
qualche mattone, qualche sasso...
Port a tutta velocit la Josephine nel canale, gettando
l'ancora vicino alla sponda settentrionale, sotto
una roccia a strapiombo costellata di colonie di rondini
di mare. Librandosi sull'acqua, gli uccelli ci rimproverarono
aspramente, difendendo il loro territorio aereo
come api giganti inferocite.
Boris trascin a poppa il sacco di Babbo Natale e lo
sistem sul ponte incrostato d'alghe. - Ho saputo che
eri un ragazzo in gamba, Toby - disse, legando il sacco
con un pezzo di canapa impermeabile. - Mi spiace
non averti conosciuto.
- Anche se non puoi sentirmi, in questo momento
mi sento spinta a dirti addio - disse Gloria. - Mi sento
abbastanza colpevole per non averti prestato pi attenzione.
- La cosa vera  che sono annoiata - disse Connie.
- Non che Toby non mi piacesse; anzi, sono un po'
spiacente perch non abbiamo mai giocato insieme.
Boris sollev il sacco di Babbo Natale tenendolo in
equilibrio sulla murata con la sua mano pelosa e segnata
dalle intemperie.
- Mi mancherai, figliolo - dissi. - Mi mancherai
tanto.
- Molto annoiata - disse Connie.
Boris apr la mano e il sacco si precipit verso l'acqua
come l'armadillo acquatico che Toby aveva pescato
e poi liberato nel Giordano. Quando tocc il canale,
Helen disse solo: - Ti voglio bene, Toby. - E continu
a ripeterlo, anche molto tempo dopo che il sacco
scomparve sott'acqua.
- Sar buio tra un'ora - mi disse Boris. - Perch
non tiriamo dritto?
- Eh?
- Lo sai... continuare, uscire da questa folle citt.
- Andarcene?
- Pensaci su.
Non ce ne fu bisogno.
Ora sono un bugiardo. Potrei senza fatica riempire
queste ultime pagine con un resoconto menzognero di
quello che ci accadde dopo aver riportato a terra Connie
e Gloria ed essere tornati nel canale: la sparatoria
con la Squadra, la corsa mozzafiato fino all'estuario,
la fuga coraggiosa in mare.
Ma la verit  che non accadde nulla di tanto melodrammatico.
Per qualche luminoso miracolo esistenziale quella
notte navigammo fuori da Veritas senza incontrare
nemmeno una vedetta della polizia, una batteria costiera
o una mina galleggiante.
Da tre anni ormai solchiamo i mari vasti e tempestosi
dei Caraibi, visitando gli approdi toccati un tempo
da Colombo: Trinidad, Tobago, le Barbados, facendo
rifornimento di acqua e frutta fresca, senza tracciare
la rotta, senza progettare il futuro, senza destinazione.
Non vogliamo mettere radici. Per ora la Josephine
come tante altre  l'unica casa di cui abbiamo bisogno.
La mia sindrome, dicono,  normale: gli incubi, le
rabbie improvvise, le urla fuori contesto, quella volta
che fracassai la radio... tutti questi comportamenti, ho
sentito dire, sono prevedibili.
Vedete, voglio che torni da me.
Si sta facendo buio. Compongo a lume di candela,
nell'oscurit della cambusa, il pennino che scorre sulla
pagina come uno scarafaggio che fruga su un frammento
oleoso di carta d'alluminio. Entrano mia moglie
e il pescatore di molluschi. Boris mi chiede se voglio
un caff. Gli rispondo di no.
- Ciao, pap. - La piccola Andrea  a cavalcioni
sulle spalle di Helen come un giogo.
- Ciao, tesoro - dico. - Mi canti una canzone? -
chiedo a mia figlia.
Prima che distruggessi la radio, avevamo sentito
una notizia sorprendente: nell'ottobre dell'anno precedente,
un giovane chimico, brillante ricercatore della
Voltaire University aveva scoperto una cura per il morbo
di Xavier.
Andrea scende dalle spalle di Helen. - Sar fee-li-cissima
di cantarti una canzone. - Ha solo due anni e
mezzo, ma parla come una bambina di quattro.
Boris si prepara una tazza di Bevibile Donaldson.
Di punto in bianco, Helen mi chiede: - Hai copulato
con quella donna?
- Quale donna?
- Martina Coventry. Lo hai fatto?
Posso rispondere come preferisco. - Perch me lo
chiedi adesso ?
- Perch voglio saperlo adesso. Hai mai...?
- S - rispondo. - Una volta. Sei turbata?
- S... ma lo sarei di pi se mi avessi mentito.
Andrea mi si arrampica in grembo. Il suo viso, noto
con piacere,  una perfetta fusione dei tratti di Helen e
miei. - Celo le mie ali nell'anima - canta, parole di
Martina Coventry, musica di Andrea Sperry.
- Hanno piume morbide e asciutte - cantiamo insieme
mia figlia e io. La sua melodia  in parte lamento,
in parte inno sacro.
Anche Helen e Boris si uniscono a noi, come se il
mio addestramento satireviano si fosse in qualche modo
trasmesso anche a loro. Le menzogne, a quanto
sembra, non causano loro alcun dolore.
- E quando il mondo non guarda...
Siamo in perfetta armonia, noi quattro. Non amo le
menzogne, me ne rendo conto mentre trilliamo l'ultimo
verso, la nostra sdolcinata negazione della forza di
gravit, ma non le odio neppure.
- Le dispieghiamo e voliamo - cantiamo tutti insieme,
e anche se sono privo di ali come un maiale veritasiano,
mi sento come chi sta finalmente andando da qualche parte.
...
.
...
FINE.